Ha chiuso la tournée a Milano lo spettacolo prodotto dal Teatro Metastasio di Prato
Dobbiamo dirla tutta: noi, con la commedia, con il comico tout court, abbiamo un problema, li evitiamo come fossero peste, li vorremmo sempre profondi gli spettacoli, vorremmo che ci portassero nei labirinti oscuri dell’animo umano. In caso contrario, appena accenniamo un timido sorriso, subito lo ritiriamo con sospetto. Ovviamente stiamo esagerando, ma è pur vero che ci siamo avvicinati con molta circospezione alla commedia “Capitolo due” di Neil Simon messa in scena da Massimiliano Civica, che ne ha operato con cura e risalto anche la traduzione e l’adattamento.
Dobbiamo però subito anche confessare di aver riso, e molto, al cinema, con i testi del drammaturgo statunitense, sia per “La strana coppia”, che per “A piedi nudi nel parco” e anche per “I ragazzi irresistibili”, non a caso da poco messo in scena dal duo Orsini e Branciaroli. Ci sono piaciuti e ci hanno divertito forse perché, come dicevamo, il riso scaturiva beffardamente da qualcosa che ci colpiva dentro, nel profondo, e poi anche, diciamolo pure, perché il cinema è cinema, e lì forse il riso ha un suo contesto più idoneo.
Al momento della scrittura di “Capitolo due” (è il 1977 quando debutta a Los Angeles, ma è a Broadway che avrà un successo travolgente con quasi 900 repliche, traendone anche un film con James Caan) per il nostro autore c’era poco da ridere: Neil Simon era ancora nel lutto più profondo per la prima moglie che era morta quattro anni prima, lasciandolo con una profonda depressione.
Ed è in questa commedia che percepiamo benissimo tutta la malinconia di quei suoi anni così travagliati, ne recepiamo tutta l’inesausta voglia di ricominciare, la sua ritrosia nell’aggiungere un nuovo capitolo alla sua possibilità di amare ancora.
Protagonista dello spettacolo infatti è quasi un suo alter ego, George, che non per niente fa lo scrittore e che ha perso da poco l’amatissima moglie. Ed è appunto sulla possibilità di una nuova eventuale vita amorosa che si muove il testo.
In scena vediamo, in un’unica scenografia firmata da Luca Baldini, i due appartamenti dei protagonisti. Insieme a George conosciamo infatti Jennie Malone, che una fortuita occasione ha fatto incontrare. A sinistra c’è l’appartamento di George, a destra quello della donna, uguali nel loro gusto differente, tutti e due sormontati da un grande divano con in mezzo due telefoni che per molto tempo saranno il loro unico mezzo di comunicazione.
A far da contraltare a George e Jennie due altri approcci all’amore: quelli di Faye, l’amica di Jennie, con i suoi affetti irrisolti, e Leo, il vigile fratello di George, in crisi con il suo matrimonio e in cerca di avventure occasionali.
Ecco dunque che il comico, perché di comico si tratta, con quelle sue battute fulminanti, con quell’affrontare la vita in tutti i suoi paradossi, si ammanta di melanconico struggimento per il continuo ricordo impresso nella mente di George dell’amata, che non può far posto ad altro affetto, uno struggimento che gli impedisce di aprire un nuovo capitolo della sua vita.
Ci riuscirà alla fine per l’amorevole pervicacia di Jennie, che con forza sarà capace di aprire nuovamente il cuore di George. E qui, per la prima volta, lo scrittore cede alla nuova vita sulle note della famosa canzone di Battisti “Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi…” che tratta, come del resto lo spettacolo, delle contraddizioni dei sentimenti, tra il desiderio di andare comunque avanti e il timore di cambiare, spostandosi verso terreni ignoti.
Massimiliano Civica imbeve ancora una volta lo spettacolo con il suo identificabile stile, che conosciamo fin dai tempi di “Grand Guignol”, in cui la parola regna sovrana, supportata da semplicissimi segni teatrali, resi in sottrazione e con estrema precisione, con la capacità di ridonarle nuovo senso e significato.
Tutto vive in una geometria di grande pulizia formale (le luci sono di Gianni Staropoli, i costumi di Daniela Salernitano), in cui gli attori si muovono a guisa di automi pur rendendo ogni parola, ogni sentimento credibili.
Stanno al gioco formale del regista, Aldo Ottobrino, molto coinvolgente nella parte del protagonista, Francesco Rotelli, che interpreta efficacemente il fratello di George, Ilaria Martinelli, che ci proietta in modo adeguato le insoddisfazioni di Faye, e infine Maria Vittoria Argenti, instancabile nel voler infrangere il muro di indifferenza melanconica di George, che verrà alla fine distrutto da un potente monologo che ne donerà l’intima umana essenza.
Capitolo Due
di Neil Simon
uno spettacolo di Massimiliano Civica
con Maria Vittoria Argenti, Ilaria Martinelli, Aldo Ottobrino, Francesco Rotelli
scene Luca Baldini
costumi Daniela Salernitano
luci Gianni Staropoli
traduzione e adattamento Massimiliano Civica
proprietà intellettuale della traduzione di Mtp associati
produzione Teatro Metastasio di Prato
durata: 2h 30′ incluso un intervallo
Visto a Milano, Piccolo Teatro, il 4 aprile 2025
