Dal Magdalena Project al MagFest. Non si digiuna, si celebra

Dal Magdalena Project al Magfest|Magdalena Project
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Magdalena Project
Un momento della presentazione del libro al Circolo dei Lettori (photo: Silvia Limone)
Si dice che le donne, una volta arrivate ai posti di potere, possano essere peggio degli uomini. Ma non si dice, o si dice troppo poco, che, quando le donne immuni dal bisogno di potere si appassionano al lavoro e ai progetti che seguono, sono davvero un vulcano di energia, capaci di superare gli ostacoli che si frappongono tra loro e l’obiettivo da raggiungere.

Eccoci di fronte al Magdalena Project, rete internazionale di teatro al femminile nata nel 1986 dalla volontà delle artiste Julia Varley, storica attrice dell’Odin Teatret, e Jill Greenhalgh, attualmente docente all’Università del Galles ma con un passato di collaborazioni artistiche che vanno dall’Odin al Teatro Laboratorio di Grotowski, dal Roy Hart Theatre a Pontedera.

Se non si conoscesse il passato delle due fondatrici, forse al primo approccio si potrebbe incorrere in un giudizio stereotipato: donne che si ritrovano perché frustrate, o magari perché femministe incallite…
Ma pulendo bene la lente per osservare, ed imparando ad ascoltare, si capisce immediatamente il percorso che ha guidato la vita di questi personaggi. La grande passione per il teatro e il suo linguaggio accumuna e richiede, a volte, una condivisione profonda con chi vive la stessa “profondità”, e non solo, magari anche la stessa vita quotidiana.

Occasione per parlare del Magdalena Project è stata la presentazione, al Circolo dei Lettori di Torino, del libro “Dal Magdalena Project al Magfest: un percorso sul teatro al femminile in Italia”.
A presentarlo Anna Maria Tallone, Gabriella Sacco e Valentina Ribaldi, promotrici del network in Italia attraverso i Magfest; con loro Carlotta Pedrazzoli, organizzatrice teatrale, e Mariella Fabbris, attrice e co-fondatrice del Laboratorio Teatro Settimo.

Perché Magdalena e perché Magfest?
Al momento della sua fondazione Jill Greenhalgh stava lavorando alla figura della Maddalena, ed ecco spiegato, con molta semplicità, il perché di Magdalena. Per il Magfest invece, la seconda parte (quel ‘fest’ che ricorda i festival rock) vuole sottolineare la contrapposizione a ‘fast’ (digiuno), mentre con ‘fest’ si intende “celebrare”.

Aldilà della spiegazione etimologica delle parole si intuisce la forte base di condivisione, perché davvero l’esperienza Magdalena/Magfest si basa sulla “messa in comunione” di idee ed energie. Gabriella e Anna Maria, che hanno dato i natali alla rete in Italia, spiegano che il Magfest non è, e non vuole essere, una vetrina ma un luogo, una casa dove stare bene.

Nel 2009 si organizza il primo festival a Pescara (Voce), nel 2010 il primo a Torino (re-cycle), così come nel 2011 (gener-AZIONI), per tornare nel 2012 a Pescara (Corpo-Parole-Potere).

L’esperienza di Torino emerge meno fortunata di quelle pescaresi. Certo, le basi sono le stesse, ma Pescara è sicuramente molto diversa da Torino, dove è mancato il sostegno pubblico, mentre a Pescara è stato più facile lavorare sul territorio. L’esperienza di Anna Maria, nata con un iniziale e giustificato timore del ghetto, è diventata col tempo totalizzante, perché il Magfest non è stato solo teatro, ma anche strumento di sensibilizzazione contro le discriminazioni, motore per iniziative sociali come gli sportelli anti violenza.
A Torino, spiega Valentina, è stato fatto un lavoro diverso, e si sono piantate le basi per il futuro, c’è stata una micro-esplosione che ha fatto nascere una nuova rete che dovrà essere sviluppata nei prossimi anni.
Perché quello che interessa è proprio fare rete. Quella rete che, dal 1986, è cresciuta grazie al web, ai network, al tempo della comunicazione che si è dimezzato: non più quello delle poste ma quello di un “invio”.

Carlotta Pedrazzoli racconta la sua esperienza con “Divina”, che può essere considerata una delle esperienze precursive del Magfest. “Divina” è stata, dal 1990 al 1998, un osservatorio femminile sul teatro contemporaneo nato fondamentalmente dall’incontro e dall’unione di tre anime diverse: le donne del Teatro Settimo, le docenti universitarie Barbara Lanati e Paola Trivero, e le imprenditrici culturali Antonia Spaliviero e Maria Grazia Agricola.
E’ stata una rete nata da profondi rapporti personali e affettivi che però ha risentito, nella sua storia, di poca forza organizzativa, tanto da essere ormai quasi completamente dimenticata: quasi nulla è stato scritto, e quasi nulla è stato tramandato.

Dal Magdalena Project al MagfestEcco allora l’importanza di questo libro, nato proprio per non fare scomparire le tracce del Magdalena Project.
Nato per parlare non solo di teatro e tantomeno ai soli “affezionati” del teatro, il volume racconta l’esperienza umana, la rete di rapporti, le relazioni che sono alla base del MagFest.
Le artiste, gli artisti, sono chiamati non tanto, o non solo, a presentare il proprio lavoro ma a condividerlo. Le partecipanti, i partecipanti sono prima di tutto soggetti con cui si instaurano relazioni umane ed artistiche.

A quando allora il prossimo MagFest? Ancora non lo si sa. Ma sicuramente c’è la volontà di continuare e di estendere il progetto oltre Torino e Pescara. Arricchendo la rete di nuove esperienze e nuovi rapporti.

Dal Magdalena project al Magfest. Un percorso sul teatro al femminile in Italia
2012
168 p., ill., rilegato
Curatore Palladini G.
Editoria & Spettacolo
prezzo di copertina € 16,00 (con Ibs Sconto 15% € 13,60)

 

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