Emma Dante firma “Tancredi” di Rossini per l’Opera di Roma

Ph: Fabrizio Sansoni-Teatro dell'Opera di Roma
Ph: Fabrizio Sansoni-Teatro dell'Opera di Roma

Diretto da Michele Mariotti, con un inedito Carlo Vistoli nel ruolo del protagonista

Il Teatro dell’Opera di Roma ha da poco proposto l’allestimento di “Tancredi” di Gioachino Rossini nella versione registica di Emma Dante.

Nato su libretto di Gaetano Rossi in due atti, e tratto dalla omonima tragedia di Voltaire, “Tancredi” ebbe il suo debutto al Teatro La Fenice di Venezia il 6 febbraio 1813, con un esito molto curioso, venendo interrotto a metà dell’atto secondo per indisposizione delle due cantanti dei ruoli principali, il celebre contralto Adelaide Melanotte, come Tancredi, ed Elisabetta Manfredini in quella di Amenaide. L’opera completa venne poi rappresentata con successo solo l’11 febbraio.

Abbiamo parlato del contralto Adelaide Melanotte, di cui purtroppo non potremo mai ascoltare la voce, ma Tancredi l’abbiamo amata soprattutto ascoltando nel ruolo eponimo la sublime interpretazione del mezzosoprano/contralto americano Marylin Horne, vera artefice, spesso in travesti (Arsace, Falliero, Malcom, Neocle e come succede del resto anche in “Tancredi”) della riscoperta, nel secolo scorso, del Rossini serio.

A Roma il ruolo è stato sostenuto invece, con nostro grande interesse e curiosità, da un controtenore, Carlo Vistoli, che abbiamo da poco ammirato nei panni dell’Orfeo gluckiano a Reggio Emilia.

Amenaide e Tancredi (ph: Fabrizio Sansoni-Teatro dell'Opera di Roma)
Amenaide e Tancredi (ph: Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma)

L’opera è ambientata a Siracusa nel 1005, nel bel mezzo delle lotte per il potere tra Saraceni, Bizantini e Siciliani. La trama si concentra soprattutto sui contrasti fra le famiglie di Argirio e Orbazzano.
Protagonista della storia è il nobile Tancredi, amante di Amenaide, figlia di Argirio, che è stato esiliato perché ritenuto fedele a Bisanzio.
Argirio, per fare pace con Orbazzano, gli promette in sposa proprio Amenaide, che tuttavia ama Tancredi. La ragazza è inoltre ambita anche dal saraceno Solamir.
Quando Tancredi ritorna (qua la sua famosa cavatina “Di tanti palpiti”), l’amata tenta in ogni modo di opporsi alle nozze, incontrando così l’ira del padre, e nel contempo cerca di far ripartire Tancredi. Orbazzano, per vendicarsi del diniego di Amenaide nei suoi confronti, mostra a tutti una falsa lettera della ragazza per l’amato, spacciandola come scritta al nemico Solamir.
Amenaide non svela la verità per non tradire Tancredi, venendo però arrestata.
Argirio, pur combattuto tra la ragion di stato e l’affetto per la figlia, non può che farla condannare.

Ph: Fabrizio Sansoni-Teatro dell'Opera di Roma
Ph: Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma

Tancredi, presentandosi come uno sconosciuto cavaliere, si propone come difensore di Amenaide, sfidando a duello Orbazzano, nell’intento di liberare la ragazza. Orbazzano viene sconfitto e ucciso da Tancredi, liberando Amenaide, anche se la crede ancora traditrice.
Intanto i Saraceni avvertono minacciosi i Siracusani che, se Amenaide non sarà costretta a nozze con Solamir, Siracusa verrà distrutta. Tancredi allora decide di combattere contro di loro per liberare la città, e le sue truppe ne risultano vincitrici. E’ a questo punto che Argirio svela la verità a Tancredi, il quale si riconcilia quindi con Amenaide, chiedendole perdono per i suoi infondati sospetti.

Il capolavoro rossiniano si conclude col giubilo generale. L’opera ha però anche un finale tragico (la versione di Ferrara), che vede morire Tancredi ferito in battaglia, seppur felice di essere amato da Amenaide e circondato dalla gratitudine della sua città per la vittoria sui Saraceni.
Ed è questo finale, rarissime volte rappresentato, che abbiamo molto gradito all’Opera di Roma.

“Tancredi” fu scritta da Rossini a soli 21 anni, ed è la prima sua opera di ambientazione seria di grande rilievo, pur contenendo già momenti di altissimo respiro musicale. Infatti, sin dall’inizio, la composizione si dimostra di felicissimo ascolto, per una sinfonia tra le più particolari del compositore pesarese; già contiene i suoi famosi “crescendi”, che troveranno solo pochi mesi dopo compimento e gaudio assoluto nell’“Italiana in Algeri”.

Oltre al già ricordato “Di tanti palpiti” nel primo atto, talmente famoso da essere stato cantato subito da tutti (un po’ come avvenne per la verdiana “La donna è mobile”), ricordiamo il finale dell’atto, quando Argirio mostra, tra l’incredulità di tutti, la lettera di Amenaide falsamente indirizzata al saraceno Solamir.
Prima del finale, in perfetto stile rossiniano (“Quale infausto orrendo giorno”), nel concertato ogni personaggio esprime con grande e meravigliosa intensità i propri sentimenti, da Argirio a Orbazzano, da Tancredi ad Amenaide.
Ma davvero indimenticabile è l’ultima mezz’ora di questo capolavoro, con il duetto tra Tancredi e Amenaide (“Lasciami, non t’ascolto”), e l’inno alla guerra e al dolore di un amore (creduto) tradito del protagonista, seguito dalla sua silenziosa morte (“Perché turbar la calma… quel pianto mi scende il cor”).
Questo meraviglioso finale ammanta ogni cosa di melanconia struggente, davvero inusitata per l’epoca in cui l’opera è stata scritta, regalandoci il suo senso più profondo, incentrato su un amore impossibilitato ad esistere.

Pur dovendoci abituare al nuovo insolito registro di controtenore, deciso per il ruolo del protagonista, ci teniamo subito ad affermare il nostro entusiasmo per l’interpretazione di Carlo Vistoli. Da poco ascoltato, con gioia, come Orfeo in Gluck, lo ritroviamo qua in una parte totalmente diversa, che in definitiva non dovrebbe appartenergli, eppure ci offre una prestazione memorabile con il suo timbro di assoluta morbidezza, che nel personaggio di Tancredi riesce ad arricchire di perfetti abbellimenti e fioriture, accompagnato dall’immedesimazione nel personaggio.

Con lui apprezzatissima anche l’Amenaide di Giuliana Gianfaldoni (che nella nostra recita ha sostituito Martina Russomanno), che si destreggia benissimo sia nell’aria che la vede costretta in prigione (“No, che il morir non è sì barbaro per me, se moro per amor”), sia nella preghiera rivolta a Dio affinché Tancredi possa riuscire vincitore (“Giusto dio che umile adoro”).
Antonino Siragusa, artista che ben conosciamo, dà infine ad Argirio la giusta connotazione di padre ferito.

Che dire poi della direzione d’orchestra di Michele Mariotti, già da noi molte volte apprezzata, il più fedele interprete delle opere rossiniane, che dà smalto assoluto anche a questa, davvero inusitata, creata da uno dei nostri compositori più amati, ancora nel fiore della giovinezza.

Emma Dante dà sfogo assoluto alla sua sicilianità, ambientando l’opera come fosse una rappresentazione di teatro dei Pupi. Il fido Carmine Maringola, autore delle scene, immette ogni elemento in un ambiente ricostruito con quinte e sipari dipinti con paesaggi tipici dell’isola: l’Etna in fiamme e il mare si connettono con i sentimenti delle azioni in una scena popolata
da corde, piumaggi e combattimenti, che ci hanno ricordato gli spettacoli del maestro puparo Mimmo Cuticchio.

Ph: Fabrizio Sansoni-Teatro dell'Opera di Roma
Ph: Fabrizio Sansoni-Teatro dell’Opera di Roma

Il trionfo finale dei dolorosi sentimenti è caratterizzato dalla regista con l’umanizzarsi dei personaggi, prima mossi dagli interpreti a mo’ di statuine, con i loro rispettivi nomi (molto bravi in quest’occasione i mimi che li sostituiscono), che alla fine del primo atto si incarnano essi stessi nei personaggi. Solo Amenaide prova a resistere, ma poco alla volta anche lei diventerà reale, con tutti i suoi sentimenti, portando a termine una perfetta simbiosi tra realtà e finzione.

Tancredi
Musica di Gioachino Rossini
Melodramma eroico in due atti
Libretto di Gaetano Rossi, da Voltaire

Direttore Michele Mariotti
Regia Emma Dante

Maestro del Coro Ciro Visco
Scene Carmine Maringola
Costumi Emma Dante e Chicca Ruocco
Luci Luigi Biondi
Movimenti coreografici Manuela Lo Sicco

PERSONAGGI INTERPRETI

Argirio Antonino Siragusa / Enea Scala 22, 24

Tancredi Carlo Vistoli

Orbazzano Luca Tittoto

Amenaide Martina Russomanno / Giuliana Gianfaldoni 26

Isaura Ekaterine Buachidze

Roggiero Maria Elena Pepi*

*Dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma

Nuovo allestimento Teatro dell’Opera di Roma

Durata: Parte I 65′ – Intervallo 30′ – Parte II 90′

Visto a Roma, Teatro Costanzi, il 26 maggio 2026

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