Enrico Ianniello è Isidoro Sifflotin, il bambino dal fischio prodigioso nell’Irpinia degli anni ’70

Enrico Ianniello in scena
Enrico Ianniello in scena

L’autore e attore campano trasferisce il suo fortunato romanzo per la scena, diretto dal regista catalano Pau Miró

E se invece di piangere, appena venuti al mondo, si scegliesse un altro modo, perché no, un urlo o un fischio, per presentarsi? È con un “urlafischio” che il piccolo Isidoro, non appena aperti gli occhi, saluta la vita, e la sua storia peculiare e fuori dalle righe, scritta in forma di romanzo dall’attore e regista campano Enrico Ianniello, diventa ora un intenso e delicato monologo.

Quarantacinque anni dopo il terremoto dell’Irpinia, luogo in cui il piccolo Isidoro nasce e cresce, a dieci anni dall’uscita del fortunato romanzo “La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin” (vincitore dei premi Campiello Opera Prima, Fante Opera Prima, Cuneo Opera Prima, Selezione Bancarella e Selezione Premio Berto) Ianniello porta in scena questa piccola storia dal sapore antico, con la regia del catalano Pau Mirò, le luci di Lluis Serra, le videoproiezioni di Jordi Homs; a coprodurre lo spettacolo il Teatre Akadémia e La Fanfola di Barcellona insieme alla Casa del Contemporaneo di Napoli.

Dal testo letterario alla scena, Ianniello ha adattato le pagine del romanzo dando corpo ad un concentrato di voci e vicende rievocate grazie ai ricordi ed alle emozioni di Isidoro, bambino felice nell’Irpinia degli anni ’70, perno del racconto, personaggio delicato e sincero, profondamente umano e dotato di una gentilezza, nei modi e nei gesti, dipingendo il suo piccolo mondo e quello di tutti coloro che ruotano attorno a lui: la famiglia, gli amici d’infanzia e le persone incontrate poi sul cammino, non sempre facile, della vita, a cominciare dal piccolo e coloratissimo microcosmo che abitava il suo paesello di nome Mattinella.

Quella che viene consegnata al pubblico della raccolta Sala Strehler del Teatro Biondo di Palermo, che si fa intima comunità di ascolto, è una narrazione delicata e coinvolgente, dove non manca una buona dose di ironia che talvolta si trasforma in sincera risata.
In scena, il protagonista Isidoro è il narratore interno: racconta la sua storia guardando al passato, fra ricordi e flashback, sostenuto da un ritmo ben calibrato e rigoroso che dona la regia di Mirò, con cui Ianniello ha molte volte collaborato, e sfruttando anche le tante sfumature di una lingua regionale che regala leggerezza, immediatezza e colore ai dialoghi che man mano prendono forma.

Con la piccola sediolina su cui andare di tanto in tanto a rifugiarsi, funzionale al racconto che si compone fra silenzi e note soffuse, in uno spazio scenico circoscritto tenuemente da confini polverosi, Ianniello apre l’album dei ricordi, che si fanno parola per condividere la storia straordinaria e peculiare del bimbo speciale che non parla ma fischia, imitando perfettamente i versi degli uccelli e che, al vocabolario di parole, sostituisce un particolarissimo vocabolario di urli e fischi, affiancato dall’amico Alì, un merlo indiano, che parla la sua stessa lingua.

Isidoro
Isidoro

Il piccolo Isidoro Sifflotin, il cui vero cognome è Raggiola – che significa mattonella – è figlio di Quirino, sindacalista e poeta e Stella Dimare, che lo nutre con le sue squisite paste, nato in un paesino dove anche i cognomi servono a definire vita e destino.
Usa la voce e i fischi, Isidoro, per descrivere il mondo e imparare le emozioni, e per condividere con le persone sogni e speranze, arrivando al loro cuore con naturalezza e profondità. Un fischiabolario necessario ad insegnare una nuova lingua agli ultimi, per difendersi da un mondo prepotente che vuole offenderli. Nessuna fiera dei buoni sentimenti però, ma tanta umanità, la stessa che abita i luoghi di periferia dove le persone si fanno famiglia e i racconti servono anche a riflettere sul tempo che si attraversa. È in questo mondo, semplice e pieno di amore, che Isidoro elabora un personalissimo vocabolario, che lo affiancherà nella sua avventura: le riunioni di famiglia e i piccoli riti ricorrenti, la scuola e le feste di paese di cui diventa protagonista acclamato e ammirato.

Che qualcosa di tremendo avrebbe di lì a poco modificato per sempre la semplice e felice quotidianità di Isidoro lo si percepisce piano piano, guardando l’attore in scena comporre uno strano scacchiere di mattonelle a brandelli, che male si incastrano l’una con l’altra. Purtroppo, infatti, quel terribile 23 novembre del 1980 avrebbe sconvolto le esistenze di molti.
Con il terremoto se ne andranno definitivamente l’infanzia, i sogni e la voce del prodigioso Isidoro, che inizierà un’altra avventura nella grande città, Napoli, accanto ad un uomo che diventa guida e maestro, e con cui Isidoro, a poco a poco, scoprirà una nuova voce senza mai perdere quella capacità di osservare ed ascoltare.

Isidoro
di e con Enrico Ianniello
liberamente tratto dal romanzo La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin
regia Pau Miró
disegno luci Lluis Serra
videoproiezione Jordi Homs
responsabile di produzione Meri Notario
produzione Teatre Akadémia Barcelona / La Fanfola, Barcelona / Casa del Contemporaneo, Napoli

durata 1h 15’
applausi del pubblico: 2’

Visto a Palermo, Teatro Biondo, il 24 aprile 2026

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