Festival delle Colline Torinesi: teatro comune fra le vite di tutti

La conferenza stampa del Festival delle Colline|La conferenza stampa del Festival delle Colline
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Comincia domenica 1 giugno il Festival delle Colline Torinesi. 28 spettacoli per riflettere a più ampio respiro sulle vite di tutti

La conferenza stampa del Festival delle Colline
La conferenza stampa del Festival delle Colline, al centro Sergio Ariotti (photo: Andrea Macchia)
Un appuntamento annuale con i grandi nomi del teatro contemporaneo che ha ormai una sua storia consolidata nel tempo. Domenica prossima, 1° giugno, a Torino si inaugura la diciannovesima edizione del Festival delle Colline Torinesi: fino al 22 giugno saranno proposti 28 spettacoli in 12 spazi della città e non solo.

Filo conduttore di questa edizione un sottotitolo che recita “Le vite di tutti”, a sottolineare la sollecitazione alla creazione di opere sulla contemporaneità. Non solo cronaca, non solo politica, ma la vita di tutti i giorni, anche e soprattutto quella dei “non protagonisti”, quelli che sotto i riflettori non ci finiscono mai.

Durante la conferenza stampa, oltre a questo filo conduttore, è stato ribadito più volte il legame e la vocazione europea del festival. Un’esternazione sentita spesso negli ultimi tempi. E non sappiamo quanto contassero le elezioni europee, o quanto la voglia di guardare lontano. Purtroppo però siamo ancora un Paese che aiuta poco i suoi artisti ad entrare davvero in Europa. Troppo pochi sostegni, troppo poca distribuzione.


A questo proposito, nelle ultime settimane, com’era prevedibile, il mondo politico è stato “fisicamente” molto presente negli spazi della cultura (incontri, forum, conferenze). Una visibilità ovvia in campagna elettorale (in Piemonte c’era anche da eleggere il nuovo Governatore della Regione), come ovvie le dimostrazioni d’amore verso la cultura, le lodi e le promesse di sostegno.
Ma politica e cultura non dovrebbero per forza essere legate solo da un contributo economico. Potrà mai nascere in Italia una vera “politica della cultura”? Una politica che, aldilà del finanziamento, creda davvero che la cultura è crescita?

Torniamo ora al programma del festival. Puntuali ritroviamo alle Colline alcune delle compagnie che hanno accompagnato la rassegna nelle edizione passate: Antonio Latella, che apre il 1° giugno con la maratona di “Francamente me ne infischio”, ci torna ad esempio per la quarta volta. Lo spettacolo, vincitore di due premi Ubu (regia e interprete femminile) racconta la storia dell’America attraverso gli occhi di una donna (Rossella) liberamente ispirata a “Via col Vento”.

Emma Dante, anche lei di casa alle Colline, propone “Operetta Burlesca”, lavoro sull’omosessualità in cui la Dante, attraverso la storia di Pietro, utilizza la danza per parlare di corpi (e vite) in disequilibrio. E dopo Torino la regista siciliana partirà per Avignone.
Tornano anche, per la 12^ volta, i Motus con il debutto di “Caliban Cannibal”, il Teatro delle Albe con “A te come te”, Fanny & Alexander con “Discorso celeste”, la Socìetas Raffaello Sanzio con “Giudizio, possibilità, essere”, da “La morte di Empedocle” di Holderlin, nuova tappa del progetto.
E ancora Ricci/Forte con “Still Life”, spettacolo incentrato sul bullismo omofobico.

Per qualcuno sarà insomma come ritrovare dei vecchi amici. Soffermiamoci quindi anche sui quei nomi che per la prima volta approdano al festival. Saranno scoperte o comunque novità: ne abbiamo bisogno.

Lucia Calamaro arriva per la prima volta alle Fonderie Limone con il pluripremiato “L’origine del mondo: ritratto di un interno”, spettacolo sulla nevrosi al femminile vincitore di tre Ubu nel 2012.
Attesa anche per Toshiki Okada, dal Giappone, che presenta il suo “Super premium soft double vanilla rich”: ancora e di nuovo nevrosi, questa volta all’interno di un grande magazzino.
Altra presenza straniera con “La republique du bonheur”, dal testo inedito di Martin Crimp su globalizzazione e benessere, o meglio, sulla dittatura del benessere, presentato dai francesi del Théâtre des Lucioles.
E poi ancora, per rimanere con uno sguardo all’estero, “Elevator” di Gabriel Pintilei, nella scuderia del progetto Fabulamundi, e i lavori di Philip Lohle e Anne Habermehl sempre nell’ambito di Fabulamundi: guerre, società in crisi, violenze quotidiane; entrambi i lavori allestiti con gli allievi della scuola TST messi in scena da Valter Malosti.

Nuovo progetto, in fieri, quello di Michele Di Mauro e Carlotta Viscovo, alle prese con “The secret love life of Ophelia” di Berkoff, l’immaginario epistolario tra Amleto e Ofelia. Mentre “Quello che ha di più grande l’uomo sulla terra”, di Silvia Costa, porrà l’accento sulle grandi domande esistenziali e sul disagio generazionale.

La conferenza stampa del Festival delle Colline
Photo: Andrea Macchia
Non citeremo tutto il ricco programma, che potrete trovare sul nostro calendario. Complessivamente si parlerà dei grandi problemi che ci circondano: omosessualità, differenze, rivolte, femminicidio, consumismo, insoddisfazioni, violenza, guerre. Per una diciannovesima edizione che ha intenzione di “buttarci in faccia”, attraverso il teatro, il disagio globale che davvero tutti stiamo vivendo nelle nostre vite.

La mia ricerca personale sarà allora trovare anche proposte per una via di salvezza, una strategia verso la “decrescita felice”, auspicando che l’arte possa ancora mantenere la missione di elevarci, perché di “documentarci” forse non ne sentiamo più il bisogno.

Anche di spazi si è parlato in conferenza stampa. Cuore del Festival delle Colline è infatti stata, nelle edizioni passate, la Cavallerizza Reale; ma oggi non più. Sono stati quindi scelti altri luoghi, anche meno convenzionali (il Tempio Valdese, il locale Superbudda ai Docks Dora, le vie del centro storico, la Fondazione Merz…).
Il futuro della Cavallerizza? Venerdì scorso, 23 maggio, dopo tutto il parlare dei mesi scorsi, un collettivo l’ha aperta e occupata. Giovani, non strettamente legati al teatro (e forse per certi aspetti è meglio), poco organizzati, inesperti e sicuramente un po’ troppo pochi.
Nei prossimi giorni Klp tornerà lì per conoscere e capire meglio cosa sta accadendo. Negli spazi remoti di chi scrive c’è la speranza che un giorno Torino si ridesti, ma soprattutto che i torinesi mettano da parte gli orti personali per riappropriarsi davvero di un luogo cittadino comune.
Nel frattempo… buon festival!
 

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