La produzione La Luna nel Letto / Teatri di Bari / Eleina D. tra visioni potenti e un equilibrio coreografico in divenire
Non è un inizio, ma un ingresso a rito già avviato. “Giulietta e Romeo. Il corpo di Shakespeare” accoglie lo spettatore dentro un’atmosfera sospesa, già segnata da un senso di perdita. Panche, fumo, luce radente: lo spazio richiama una chiesa, o forse una memoria liturgica, in cui la tragedia sembra essersi già compiuta e continua a ripetersi.
La regia di Michelangelo Campanale costruisce un impianto visivo solido e riconoscibile, articolato per quadri. In questa coproduzione La Luna nel Letto / Teatri di Bari / Eleina D. la narrazione si frammenta consapevolmente, lasciando che siano le immagini a guidare lo sguardo più che lo sviluppo lineare della vicenda.
La faida tra Montecchi e Capuleti si svincola dal contesto storico per assumere una dimensione universale, con rimandi a dinamiche contemporanee di violenza e appartenenza che, in alcuni momenti, evocano anche immaginari giovanili da baby gang o da famiglie mafiose.
È proprio nella composizione scenica che lo spettacolo trova la sua forza maggiore. Le strutture mobili si incastrano e si sovrappongono creando uno spazio dinamico e verticale, capace di generare immagini di forte impatto. La scena del balcone ne è un esempio efficace, così come quella dell’addio tra Giulietta e Romeo, tra le più poetiche dell’intero lavoro: i corpi si cercano e si sfiorano senza toccarsi davvero, in un’immagine che richiama la creazione della Cappella Sistina – quella di un altro Michelangelo – ma rovesciata, come se il gesto originario fosse qui negato, trattenuto, destinato alla perdita.
In questa tensione amorosa si inserisce anche un’eco letteraria più lontana: quella di Paolo e Francesca nel vortice dei lussuriosi della “Divina Commedia”. Un richiamo che rafforza la percezione di un amore già condannato, trascinato in una dinamica inevitabile, dove desiderio e morte si intrecciano senza possibilità di riscatto.
Accanto a questa solidità visiva, il piano coreografico, firmato da Vito Leone Cassano, appare più irregolare. Il lavoro sembra ancora in evoluzione, in cerca di una propria quadra complessiva. Nei duetti tra i protagonisti la danza trova una qualità più morbida e autentica, capace di restituire con efficacia la dimensione emotiva dei personaggi. Nelle scene corali, invece, emerge una tendenza a una gestualità più esplicita e talvolta didascalica.
Questa scelta si può leggere anche in una direzione precisa: rendere il linguaggio della danza più accessibile, soprattutto a un pubblico giovane, accompagnandolo in una comprensione graduale. Tuttavia, proprio questa chiarezza, in alcuni momenti, finisce per appiattire la complessità del segno coreografico. Le sequenze di gruppo, pur energiche, insistono su dinamiche reiterate e su una fisicità che tende a semplificare il conflitto, riducendone la stratificazione emotiva. Ne deriva una certa uniformità nei passaggi corali, che a tratti indebolisce la tensione costruita dall’impianto registico.
La struttura per quadri, coerente con l’impianto registico, evita derive melodrammatiche. Le scene si susseguono per giustapposizione. I costumi di Maria Pascale giocano sul bianco e nero per caratterizzare in modo manicheo il bene il male.
Il ritmo complessivo alterna momenti di grande intensità ad altri meno compiuti.
Anche la partitura musicale segue una logica stratificata: accanto a brani solenni e incalzanti si inseriscono suggestioni più pop, come quelle di Rita Pavone, fino alle sonorità balcaniche di Goran Bregović. Una varietà che amplia il campo evocativo ma contribuisce a una percezione di frammentarietà.
Il lavoro dei numerosi interpreti è energico e generoso.
Gaia Stanghellini offre una Giulietta più centrata e continua sul piano espressivo, mentre Francesco Ayrton Lacatena disegna un Romeo ancora in fase di definizione, con margini di crescita nella costruzione del personaggio. Andrea Bettaglio, nel ruolo del prete-narratore-coro, assume una funzione importante come officiante del rito e figura di raccordo tra i diversi quadri, contribuendo alla coesione simbolica dello spettacolo. Due leggii ai margini della scena danno risalto ed eco alle parole del Bardo.
Nel complesso, “Giulietta e Romeo. Il corpo di Shakespeare” è un lavoro che colpisce per la forza visiva e l’ambizione di rileggere il classico in chiave fisica e contemporanea. Allo stesso tempo, restituisce la sensazione di un progetto ancora in movimento, che cerca un equilibrio più saldo tra le sue componenti. Proprio in questa tensione tra compiutezza e ricerca risiede, forse, la sua natura più interessante.
GIULIETTA E ROMEO – Il corpo di Shakespeare
con Claudia Cavalli, Vito Leone Cassano, Gaia Stanghellini, Francesco Ayrton Lacatena, Samuel Puggioni, Andrea Bettaglio, Roberto Vitelli, Niccolò Basile, Erica Di Carlo, Antonella Piazzolla, Matilde Corni, Gabriel Vassilli Biondini, Dario Napolitano
cura del testo Katia Scarimbolo
assistente alla regia Arianna Baroni
guida alla presenza scenica e vocale Catia Caramia
costumi Maria Pascale
assistente alle coreografie Claudia Cavalli
coreografie Vito Leone Cassano
regia scene, luci e drammaturgia Michelangelo Campanale
produzione La Luna nel Letto, Teatri di Bari, Compagnia Eleina D.
durata: 1h 30’
applausi del pubblico: 3’
Visto a Fasano (BR), Teatro Kennedy, il 24 marzo 2026
