Un Aristofane senza ironia sul palco del Teatro Litta di Milano fino al 15 marzo
Filippo Renda prosegue il suo lavoro di rilettura del teatro classico greco. Dopo le tragedie “Le Baccanti” e “Medea”, il regista e drammaturgo siciliano si dedica alla commedia di Aristofane, optando per una riscrittura ponderata che asciuga l’assetto satirico del testo originale per farne emergere esclusivamente l’amara riflessione di fondo.
In questa versione, i classici Pistetero ed Euelpide vengono amalgamati in un unico uomo, Spietaldo, deluso e sperduto. Bendato, ricerca nella natura e tra gli uccelli una via di fuga dalla corruzione cittadina.
È una scelta interessante per una rilettura contemporanea, poiché riposiziona la critica sociale verso l’alienazione dell’individuo moderno e il suo vagare senza meta. Spietaldo vive un dramma interiore profondo – e qui si evince il forte apporto drammaturgico del regista – illudendosi di poter curare il proprio malessere attraverso un’azione esteriore: la fondazione di una nuova città, apparentemente “democratica”.
Questa complessa umanità trova un’eccellente cassa di risonanza nell’interpretazione di Claudio Orlandini. Nel ruolo dell’uomo che finisce, ingenuamente, per tramutarsi nel despota da cui fuggiva, l’attore delinea un arco di trasformazione credibile e ben strutturato.
Accanto a lui il coro, composto da Maria Canal, Simona De Leo, Lisa Mignacca ed Eleonora Mina. Le attrici interpretano ora gli uccelli, ora gli dèi, muovendosi fra travestimenti e maschere curati da Eleonora Rossi e Valeria Sacco: l’apparato visivo è estremamente curato, i colori sono gestiti con misura e senza mai cedere agli eccessi.
A questo si abbina con rigore il disegno luci di Fulvio Melli, abile nel creare geometrie nette e decise, giocando strategicamente con i vuoti e l’oscurità.

L’evoluzione narrativa si mantiene coerente con l’opera originale, culminando nell’epilogo trionfante in cui il protagonista sposa Basileia (moglie di Zeus e simbolo della sovranità). Una vetta di potere raggiunta, però, rinnegando le premesse: l’uomo si trasforma nel tiranno corrotto che lui stesso criticava all’inizio, snaturando l’idea utopica della città di Nubicuculìa.
Lo spettacolo, pur forte di un’attenzione estetica rigorosa e di un’ottima resa dei costumi – dal taglio contemporaneo ma evocativi di un altrove –, avanza tuttavia senza un reale trasporto emotivo. L’energia scenica del coro e di Orlandini è innegabile: i corpi sono vivi e ansanti, le voci piene, le presenze autentiche e prive di artifici.
La drammaturgia è lineare, ma l’assenza dell’elemento comico di Aristofane finisce per neutralizzare l’esperienza teatrale, riducendola a un piacevole esercizio estetico a cui manca il pathos. L’intento di sacrificare l’ironia per rendere la figura del tiranno più vicina alle alienazioni contemporanee è palese, ma il risultato appare freddo, restituendo un’esperienza a tratti monca.
Il finale riscatta in gran parte questa distanza: l’immagine di Spietaldo ingabbiato da una rete nella sua stessa solitudine dispotica possiede una valenza visiva e concettuale fortissima. È un rimando al pensiero weberiano, secondo cui l’uomo moderno non può sfuggire all’istituzionalizzazione della “gabbia d’acciaio”, consegnandoci il ritratto di un despota assoluto, eppure tragicamente solo e sopraffatto dalla propria insoddisfazione.
In scena a Milano fino al 15 marzo.
GLI UCCELLI
da Aristofane
drammaturgia e regia Filippo Renda
con Maria Canal, Simona De Leo, Lisa Mignacca, Eleonora Mina, Claudio Orlandini
scene e costumi Eleonora Rossi
cura delle animazioni Valeria Sacco
disegno luci Fulvio Melli
sound design Stefano Lattanzio, Sofia Tieri
assistente alla regia Marialice Tagliavini
assistente ai costumi Giulia Trevisan
staff tecnico Stefano Lattanzio, Ahmad Shalabi, Davide Villa
responsabile di produzione Susanna Russo
produzione Manifatture Teatrali Milanesi
inserito nel Progetto Madre con il contributo di Fondazione Cariplo
foto di scena Luca Del Pia
durata: 1h 15’
applausi del pubblico: 1’
Visto a Milano, MTM – Teatro Litta, il 27 febbraio 2026
