Sul palco genovese un’orazione civile contro ogni forma di discriminazione e razzismo, e un invito alla memoria
C’è un teatro che non cerca rifugio nell’estetica, ma si espone, prende posizione, si fa attraversare dalla storia e la restituisce come necessità.
“Zingari: l’Olocausto dimenticato”, scritto, diretto e interpretato da Pino Petruzzelli, appartiene con decisione a questa linea: è un’opera che si offre come orazione civile, come atto di responsabilità prima ancora che come gesto artistico.
Portato in scena, in occasione della Giornata della Memoria, anche nella solenne cornice della Cappella Paolina del Quirinale, lo spettacolo affonda in una pagina ancora troppo marginalizzata della storia europea: lo sterminio di rom e sinti durante la Seconda guerra mondiale. Più di 500.000 vittime, una cifra che non ha trovato lo stesso spazio nella coscienza collettiva, e che proprio per questo rende il lavoro di Petruzzelli un’urgenza etica prima che teatrale.
Sul palco del Duse di Genova la scena si fa essenziale, spoglia, per lasciare spazio alla parola. Ed è proprio la parola il centro pulsante dello spettacolo: una parola che non si limita a raccontare, ma chiama in causa, interroga, costringe lo spettatore a prendere posizione.
Petruzzelli costruisce un racconto che attraversa testimonianze, dati storici, evocazioni, mantenendo sempre una tensione emotiva controllata, mai indulgente. La sua presenza scenica è diretta, priva di compiacimenti: non c’è distanza tra attore e materia, ma una sorta di attraversamento continuo. Il racconto non diventa mai retorico, pur sfiorandone talvolta il rischio inevitabile in un teatro dichiaratamente civile.
A salvaguardarlo è la sincerità dell’intento, la limpidezza della struttura e una misura interpretativa che evita l’enfasi per cercare invece una forma di verità condivisa. “È una storia dimenticata. Una storia non ancora scritta e raccontarla è un atto dovuto”, afferma Petruzzelli. Ed è proprio questa dimensione del “dovere” a permeare l’intero spettacolo: un teatro che non si limita a rappresentare, ma che si assume il compito di restituire voce a chi è stato cancellato due volte, prima dalla violenza e poi dall’oblio.

A rendere ancora più significativo l’appuntamento, al termine della replica, l’incontro del ciclo “30 minuti fuori scena”, dal titolo “Gli indesiderati della storia e la memoria negata. Dai Rom alla Palestina e alla ex Jugoslavia”, in cui il giornalista Matteo Macor ha dialogato con Petruzzelli. Un momento di confronto che ha ampliato il raggio dello spettacolo, portando la riflessione dal passato al presente, e mostrando come i meccanismi di esclusione e rimozione continuino a ripetersi sotto nuove forme.
“Zingari: l’Olocausto dimenticato” non è uno spettacolo “confortevole”. Non offre consolazione né soluzioni, ma apre una ferita necessaria. È un teatro che chiede ascolto, attenzione, responsabilità. E, soprattutto, memoria. Perché ricordare, in questo caso, non è solo un esercizio del passato, ma un atto profondamente politico nel presente.
Zingari: l’Olocausto dimenticato
Di: Pino Petruzzelli
Regia e interpretazione: Pino Petruzzelli
Produzione: Centro Teatrale Ipotesi e Festival Teatrale di Borgio Verezzi
Durata: 1h
Applausi del pubblico: 4′
Visto a Genova, Teatro Nazionale – sala Duse, il 26 marzo 2026
