Da Bouchard al grottesco, una piccola tragedia familiare targata Macelleria Ettore

La porta aperta
La porta aperta
La porta aperta (photo: atirteatro.it)

Rimaneggiare un testo teatrale è sempre un’arma a doppio taglio. Quando si tratta poi di un dramma come “Le Muse Orfane” diventa davvero un’impresa rischiosa.
Questo l’azzardo del collettivo teatrale Macelleria Ettore – Teatro al Kg che, dopo aver debuttato un anno fa all’interno della rassegna Previsioni – giovani proposte per la scena milanese, torna  al Teatro Ringhiera con “Porta aperta”.
Il testo di Michel Marc Bouchard viene usato dal gruppo, sotto l’occhio della regista Carmen Giordano, come pretesto per parlare di emancipazione, distacco, “difficoltà della nostra intera generazione di crescere”. “La difficile decisione” da esaminare, spiega la regista, arriva “quando si apre una porta. Il dubbio è se richiuderla o oltrepassarla, se ripartire o rimanere fermi”.

Il dramma originario vede protagonisti quattro fratelli, abbandonati dalla madre e orfani di padre. Ciascuno di loro porta dentro un segreto e un’angoscia che, tra inganni e tensione, scoppierà inevitabilmente rompendo un ordine finto e soffocante.
Un lavoro, quello della Macelleria, basato sulla essenzialità della scena: il microcosmo familiare dei Tanguy è rappresentato da quattro sedie e altrettante valigie disposte agli angoli del palco. Tutto qui. I mondi dei personaggi, le loro storie, prendono vita attraverso l’uso sapiente di pochi oggetti, ma ben poco rimane della profondità del dramma canadese.

Attraverso una serie di ‘tableau vivant’ intervallati da ironici stacchi musicali, la compagnia porta avanti con fatica una vicenda che, così mutilata, ha ormai perso spessore. Ne rimangono solamente, forti, i cliché. Come dice una voce “paolo-contiana” a inizio spettacolo, “i personaggi sono qui ridotti a categorie: una lesbica, una troia, una checca e una mongola”. E poco altro emerge della loro interiorità originale.
Interessanti le idee sul movimento, sul gioco coreografico, sull’uso degli oggetti e la tendenza al grottesco della recitazione, comunque non sufficiente. Buone idee che però non si addicono al testo maneggiato. Le emozioni non riescono ad arrivare perché ogni momento di crescita di tensione viene bloccato da un nero, da un improvviso stacco, o soltanto muore, senza un vero motivo.
Tanti buoni spunti su cui riflettere e su cui lavorare che non riescono ancora però ancora a trovare, in questo allestimento, il giusto spessore per poter toccare le grandi emozioni messe in gioco nel dramma.


La porta aperta – Piccola tragedia familiare
omaggio a “Le muse orfane” di  M. M. Bouchard
regia: Carmen Giordano
con: Maria Elena Latini, Adele Pardi, Maura Pettorruso, Paolo Maria Pilosio
produzione: Macelleria Ettore – Teatro al kg
durata spettacolo: 1 h 10’
applausi del pubblico: 01’  05’’

Visto a Milano, Atir Teatro Ringhiera, il 25 novembre 2009

0 replies on “Da Bouchard al grottesco, una piccola tragedia familiare targata Macelleria Ettore”
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.