LIFE, il festival di Zona K per guardare il presente con occhi nuovi

Valentina Kastlunger e Valentina Picariello (ph: Luca Del Pia)
Valentina Kastlunger e Valentina Picariello (ph: Luca Del Pia)

Le direttrici artistiche Valentina Kastlunger e Valentina Picariello raccontano visione, sfide e ambizioni di questo nuovo progetto

Il festival LIFE, che si terrà a Milano dal 7 maggio al 21 giugno 2025, è un’iniziativa innovativa di ZONA K, che si propone di interrogare il presente attraverso uno sguardo profondo e critico. Il festival prende ispirazione dalla leggendaria rivista americana “LIFE”, famosa per il suo fotogiornalismo che ha raccontato alcuni dei momenti più significativi del XX secolo, e si propone di riprendere quella stessa capacità di osservazione, ma con un focus sul nostro tempo. LIFE esplora la complessa relazione tra realtà e finzione, riflettendo su come la verità e la rappresentazione siano interconnesse nel contesto contemporaneo, dove il confine tra ciò che è autentico e ciò che è manipolato è sempre più sfumato.

Attraverso una selezione di spettacoli, performance, film, conferenze non accademiche e workshop, il festival vuole stimolare il pubblico a pensare in modo critico sulla realtà che ci circonda. In un’epoca in cui siamo sommersi da una quantità infinita di informazioni e immagini, LIFE si propone di andare oltre la superficie, utilizzando il teatro e le arti come strumenti di indagine. Il programma del festival, che si snoda tra il 7 e il 19 maggio (in coproduzione con la Fabbrica del Vapore) e il 4 e il 21 giugno (in spazi come ZONA K, Teatro Out Off e Teatro Fontana), include una varietà di forme artistiche e culturali, e si articola intorno a temi centrali come le migrazioni, il giornalismo d’inchiesta, la democrazia, la tecnologia e l’intelligenza artificiale.

L’approccio del festival è interdisciplinare. Coinvolge non solo artisti, ma anche giornalisti, accademici e attivisti, creando così un laboratorio di idee in cui le diverse voci e prospettive possano confrontarsi e stimolare una riflessione collettiva. LIFE non è solo un evento di spettacolo, ma un incontro tra arte e vita, tra pubblico e performer, tra osservazione e partecipazione. Con il coinvolgimento di diverse realtà culturali e istituzionali, tra cui il DIG Festival di Modena e alleanze con teatri, istituti culturali e media locali, LIFE si pone come un punto di incontro in cui si dibattono le sfide sociali e politiche del nostro tempo. Le direttrici artistiche di ZONA K, Valentina Kastlunger e Valentina Picariello, ci raccontano in questa intervista le motivazioni, le sfide e le speranze dietro alla creazione di questo festival, che vuole essere un invito a riflettere, a confrontarsi e a osare.

Dieci domande per le direttrici artistiche di LIFE.

Cosa vi ha ispirato a fondare il festival LIFE e come si collega con la visione artistica e culturale di ZONA K?
LIFE è la naturale prosecuzione di quanto realizzato finora. Ha un taglio specifico più netto, ma non è un cambiamento radicale. È l’evoluzione di un percorso unita al desiderio di rimettersi in gioco, facendo i conti con quello che siamo e con il contesto nel quale operiamo.

Qual è il filo conduttore che unisce le diverse performance e attività proposte dal festival, e come questo si inserisce nel contesto attuale?
La traccia che sottostà alla nostra programmazione resta il desiderio di guardare e raccontare il tempo che viviamo. Ciò che accomuna le diverse attività di LIFE è un’attitudine allo sguardo, analitica e poetica al contempo. Gli artisti invitati indagano la realtà contemporanea attraverso lo studio di documenti, immagini, interviste, ma intanto la scardinano, la decostruiscono e ricostruiscono attraverso i dispositivi dell’arte, dando nuova forma ai fatti e, così facendo, li interrogano.

Il tema della relazione tra realtà e finzione sembra essere centrale per LIFE. In che modo questo tema emerge nelle opere che presenterete?
Le messe in scena degli spettacoli scelti sono audaci, insolite, tanto giocose quanto rigorose, e si muovono sull’ambiguo confine tra realtà e finzione, sulle dinamiche che regolano la relazione tra verità e menzogna, sullo smascheramento di uno spudorato uso dei media, sul potere della narrazione. In un’epoca in cui il fact-checking sembra essere urgente, indispensabile o inutile a seconda di chi ne parla, insieme agli artisti ci interroghiamo su cosa siano, appunto, realtà e finzione.

Come pensate che l’arte possa stimolare una riflessione critica sulla realtà che ci circonda, soprattutto in un’epoca di saturazione mediatica?
È una domanda che ci facciamo continuamente e che condividiamo con gli artisti e gli operatori culturali con cui collaboriamo. Ciò che sappiamo è il grande lavoro che sta dietro ogni opera scelta – la meticolosa ricerca, il continuo interrogarsi e confrontarsi, le prove, la sedimentazione – insieme al piacere della creazione, del pensiero al lavoro, della scoperta. Crediamo che tutto ciò renda l’arte, certa arte, radicalmente diversa dal “fast food mediatico” nel quale viviamo. Abbiamo visto nel nostro pubblico quanto possano essere sorprendenti e stimolanti alcune esperienze artistiche e portiamo avanti il nostro lavoro nella convinzione che questo possa accadere il più spesso possibile.

Il festival abbraccia diversi linguaggi e discipline. Quali sono le sfide nell’organizzare un evento così variegato e come avete scelto gli artisti e i progetti?
La sfida principale è raggiungere, coinvolgere e mischiare pubblici diversi. Sappiamo quanto il teatro rischi di rivolgersi a una nicchia. Così accade per l’arte visiva, la musica, il giornalismo. Eppure, hanno tanto da dirsi. Vogliamo provare a scardinare questa dinamica. È davvero una sfida, lo sappiamo, che necessiterà di tempo e pazienza. Ci proviamo.

LIFE ha una forte componente di collaborazione con altre istituzioni, come il DIG Festival di Modena e diverse realtà culturali. Qual è il valore che attribuite a queste partnership?
Anche le collaborazioni fanno parte della natura di ZONA K fin dall’inizio. Abbiamo sempre creduto e investito molto nell’avviare e mantenere relazioni con altre realtà cittadine e non solo. Con LIFE abbiamo provato ad allargare il campo a realtà che operano in ambiti differenti ma affini per vedute e connessioni. LIFE è una aperta dichiarazione di intenti, è la necessità di guardare a un teatro che osserva, interpreta e restituisce una visione della realtà. È venuto quindi spontaneo intercettare chi si occupa di documentari giornalistici, come il DIG Festival, chi si occupa di fotogiornalismo, chi fa ricerca in ambito di migrazioni e chi analizza la trasformazione culturale. Sono tutti sguardi necessari sulla realtà e sull’oggi. Punti di vista che si sommano, arricchiscono e aprono nuove prospettive.

Molti dei progetti trattano tematiche fortemente politiche e sociali, come le migrazioni, i confini, la democrazia e l’intelligenza artificiale. Come bilanciate la riflessione critica con l’esperienza emotiva che il pubblico vive attraverso il teatro?
Abbiamo già citato quanto la componente ludica dei formati artistici possa essere sorprendente e, in questo senso, emozionante. Molte delle opere in programma hanno una forte componente umana e poetica accanto a quella politica. Gli aspetti emotivi ci sono, forse più di quel che appare. Ciò detto, LIFE è un festival che ha scelto un preciso posizionamento culturale e intende rivolgersi a chi di politica e impegno ha ancora voglia di discutere.

In che modo il festival affronta il tema della disinformazione e della manipolazione mediatica, soprattutto in relazione agli attuali scenari politici globali?
In questa prima edizione di LIFE abbiamo voluto centrare il tema del rapporto tra verità e menzogna e della manipolazione. Il lavoro di Rabih Mroué è ovviamente centrale in questo contesto per l’uso che fa del documento, così come quello dei Serrano in “The Mountain”, spettacolo che abbiamo voluto ripresentare proprio per l’incredibile attualità di quello che viene rappresentato a cinque anni di distanza. Così come l’installazione di Liminal, gruppo di ricercatori internazionali che smentisce l’operato delle autorità alle frontiere utilizzando le stesse fonti di monitoraggio.

La partecipazione del pubblico è un elemento fondamentale nel programma di LIFE, in particolare con eventi interattivi e workshop. Come pensate che questo tipo di coinvolgimento possa arricchire l’esperienza del festival?
Immaginando un festival che si apre a pubblici diversi e che cerca un intreccio fra teatro, arte e media (intesi come giornalismo), abbiamo pensato fosse necessario inserire anche workshop rivolti a quella parte di pubblico più distante dal teatro ma che fosse sollecitata da un contatto più vicino e diretto con artisti e giornalisti. Sono atti di disseminazione, strumenti di lettura, appuntamenti di un public program che riteniamo corollario indispensabile in una programmazione così specifica. Sappiamo che gli artisti ospitati sono conosciuti per lo più dagli operatori o da chi ha una frequentazione assidua con il teatro contemporaneo, per di più molti spettacoli sono in lingua originale con i sovratitoli; è stato quindi naturale e diremmo quasi necessario allargare la proposta per avvicinare persone che non hanno ancora avuto modo di conoscere il nostro lavoro.

Qual è la vostra visione per il futuro di LIFE? Come immaginate possa evolversi nei prossimi anni e quale impatto vorreste che avesse sulla scena culturale di Milano e oltre?
“Del doman non v’è certezza”, disse qualcuno. Ma, visto che abbiamo creato un festival che di presente si nutre, restiamo ancorati all’oggi e a tutto quello che questa prima edizione di LIFE ci porterà. È stato un passo pesato, ponderato, anche scartato, ma che poi ha preso un’accelerata incredibile come tutti i desideri che sedimentano a lungo. Adesso siamo in bilico tra ansia e adrenalina. Siamo consapevoli che è una sfida importante, che creare un nuovo festival a Milano può essere un azzardo, che allargare i tentacoli del teatro non è scontato. Ma sappiamo anche che è un’idea forte, che c’è un bisogno vero di guardare e comprendere quello che accade, senza essere stritolati dalla velocità delle informazioni.

Il programma

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