Netmage 11: a Bologna interrogazioni su immagini e suoni del presente

Camera Obscura
Camera Obscura
Camera Obscura di Thomas Köner e Jürgen Reble, ospite dell’edizione 2011 (photo: netmage.it)

Nato da un progetto del network multidisciplinare Xing nel 2000, Netmage 11 è un festival che, da ormai dieci anni, misura la temperatura della ricerca audio visuale contemporanea. Un ambito di difficile definizione perché in continuo divenire, ma proprio per questo aperto al dialogo e al confronto. Non solo tra diversi linguaggi, ma anche fra diverse esperienze artistiche. Attraverso il bando internazionale Live Media Floor e una rete di contatti sviluppati nel tempo, Netmage è  infatti diventato un luogo d’incontro in cui, da tutto il mondo, confluiscono le ricerche legate alla produzione culturale contemporanea tra arti elettroniche, visive, musicali e performative.

L’edizione 2011, di sede a Palazzo Re Enzo, a Bologna dal oggi al 22 gennaio, ospiterà artisti provenienti dall’Europa e da Nord e Sud America.
Il territorio di dialogo è l’immagine cinematografica. I punti di vista da cui affrontarlo sono molteplici, tanto da far esplodere questo concetto nelle componenti più elementari di luce e suono.
Vediamo più nel dettaglio qualche ospite di questa tre giorni.

L’americano Bruce Mc Clure con “Se volessi fare un Fuoco Che Senza Danno infuocherebbe Una Sala, Farei così” prosegue la sua indagine tra cinema sperimentale e arte visiva in cui interviene sulle lenti della macchina di proiezione, stravolgendone il funzionamento. L’immagine modificata interagisce con la musica live, le cui sonorità spaziano dall’avanguardia alla tecno.


Dall’Italia, Massimiliano Nazzi propone “Life Kills”, prima assoluta commissionata da Xing in occasione di Netmage 11. Un’installazione percorrerà il cortile d’accesso, corridoi e sottotetto di Palazzo Re Enzo, inscrivendo nell’architettura delle presenze improvvise e solo apparentemente casuali, ridisegnando la geometria dello spazio secondo una storia che viene raccontata a partire dalla fine.

Gaetan Bulourde e Olivier Toulemonde in “Not every object used to nail is a hammer” partono da tre chiodi, un martello e un piano di lavoro per interrogarsi sull’atto di creazione. In quanto atto è già una performance, un fare che – nello stesso svolgersi – diventa opera. Il suono che accompagna il fare diventa a sua volta musica concreta.

Zapruderfilmmakersgroup rielabora il tema del festival in un’azione in bilico tra musica e performance visiva. “Criptofonia” è un concerto per farfisa, frusta e microfoni remotati. Ma della musica non rimane che una traccia: sette suonatori di frusta restituiscono la partitura ritmica di una polka che ascoltano in cuffia, mentre la memoria armonica viene rievocata dalle testure sonore della farfisa.

Netmage 11 promette di disegnare delle linee da percorrere. Interrogando lo statuto dell’immagine e la sua rapida evoluzione, in un contesto culturale sempre più ibrido e mutevole, il festival intende essere un luogo di domande più che di risposte. Ed è significativa quella che pongono gli stessi curatori: “Cosa resta dopo aver esplorato per un decennio gli addensamenti, gli impasti e le costellazioni inedite nelle geografie dei suoni e delle immagini in movimento, o le scie di irradiamento della performatività, inseguendo i precedenti ancestrali di una regione audiovisiva fluttuante ai bordi di sistemi e discipline?”.

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