Ni vu ni connu. Claudia Triozzi nell’esplorazione di un corpo in divenire

Claudia Triozzi
Claudia Triozzi
Ni vu ni connu (photo: xing-fisco.it)

L’undicesima edizione del festival internazionale sullo spettacolo contemporaneo F.I.S.Co, a cura di Xing, terminata la scorsa settimana a Bologna, aveva per titolo “Segue”. Nome programmatico che rimandava alla scelta dei curatori di presentare artisti italiani e internazionali che avevano già collaborato con Xing.
Una sorta di ritorno, un approfondimento per mostrare l’evoluzione di percorsi individuali e il sistema di relazioni professionali e umane intrecciate nel tempo.
Un tratto che infatti ha accomunato i diversi artisti ospiti di F.I.S.Co. è stata la trasversalità della proposta, che ha attraversato linguaggi differenti e interrogato la relazione performer-spettatore.

Nella presentazione del festival Silvia Fanti riportava una citazione di Bruno Latour: “Un attore non è nient’altro che ciò che trasforma, modifica, perturba e crea. Un attore è ciò che fa”. Un’ottima chiave di lettura riutilizzabile anche per il lavoro “Ni vu ni connu”, presentato da Claudia Triozzi, danzatrice, coreografa, perfomer e artista visiva.

Nella cornice elegante e retrò del Teatro Duse, l’artista italiana (poi migrata a Parigi) allestisce sul palco uno spazio metafisico: dalla scultura sonora dei fratelli Bachet, una sorta di grande rombo metallico su cui si riverbera la voce della performer, al cristallofono suonato da un musicista fino ad arrivare alla struttura di un teatrino. Oggetti spostati, utilizzati, fatti suonare che la performer domina e da cui viene dominata. Come nei quadri di Bacon, attraversati da forze che li mettono in moto secondo una forma di vitalità irrefrenabile.


Corpo e voce sono strumenti che riempiono lo spazio e assecondano le trasformazioni a cui Claudia Triozzi si sottopone. Cambi d’abito, di posture, di vocalità; si passa dalla forma canzone a strane litanie in cui accenni di canto lirico lasciano spazio a frammenti di frasi, invocazioni, borbottii ritmici. La parola esplode in quella che, a ragione, è stata definita una coreografia labiale. Il viso della performer si dilata, si contrae, una ginnastica facciale che produce suoni e versi moltiplicati da registrazioni fatte dal vivo.
Lo stesso accade al corpo che si esibisce in movimenti frammentati, rotti, una sorta di coreografia spezzata.
Il senso di quanto accade in scena è proprio nel flusso continuo di creazione e rottura di forme; ogni movimento è dettato da una forza desiderante e capricciosa che agisce sul corpo in scena animandolo come fosse un oggetto.

È anche un susseguirsi di atmosfere: dalla sacralità che sprigiona dal suono della scultura musicale combinato alla voce umana, alla tensione creata dalle note sottili e penetranti del cristallofono, poi stemperata con ironia quando il musicista riproduce la melodia dello “Schiaccianoci” di Tchaikovsky.
Su queste note, di disneyana memoria, la danzatrice-performer, scomparsa dietro al teatrino, ricompare in scena indossando un burattino enorme che la nasconde completamente. L’ultima forma del corpo in scena: non più umano, sovradimensionato e finalmente immobile.

“Ni vu ni connu” è un gioco condotto con grande abilità e gusto, è la negazione di un’identità per averne mille, è un luogo di forze in cui la trasformazione sembra essere l’unico modo possibile di stare in scena, fino all’immagine finale che – pure ironica e divertente – lascia una traccia di inquietudine. Forse è proprio in questa miscela sapiente di umori diversi che si nasconde la vera forza di questo spettacolo.

Ni vu ni connu
ideazione e interpretazione: Claudia Triozzi
creazione musicale: Claudia Triozzi e Fernando Villanueva
cristallofono: Roberto Tiso
organo: Ann Dominique Merlet
realizzazione marionetta: Thierry Evrard
produzione: Association DAM-CESPI in collaborazione con Centre Pompidou, Culturgest Lisbon, Le Phénix scèene nationale Valenciennes, Kunstenfestivaldesarts Bruxelles, Centre Nationale de Danse Contemporaine d’Angers, Objectif danse Marseille, DRAC Ile de France, ARCADI, Consil Général de Seine Saint -Denis
durata: 1h 02’
applausi del pubblico: 1’ 10”
prima italiana

Visto a Bologna, Teatro Duse, il 12 aprile 2011

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