L’ombra lunga del nano: il tributo di Les Moustaches a Claudio Gaetani

L'ombra lunga del nano (photo: Francesco Bondi)
L'ombra lunga del nano (photo: Francesco Bondi)

All’Hystrio Festival il video dello spettacolo con Gaetani, scomparso all’improvviso lo scorso 8 settembre

Che cosa succede quando, su un amore, si allungano le ombre dell’incertezza? Quando il fantasma dell’inquietudine sfibra la vita di coppia, e la routine sopisce sogni, proiezioni e progetti?
Un’emozione sottile pervade l’Elfo Puccini di Milano durante l’Hystrio Festival, appuntamento dedicato alla scena italiana under 35, che ospita sei spettacoli, quattro letture sceniche e due masterclass.
Tra i lavori selezionati dai critici sguinzagliati per la penisola da Hystrio, trimestrale di teatro e spettacolo diretto da Claudia Cannella, colpisce “L’ombra lunga del nano”, lavoro di Alberto Fumagalli prodotto dalla compagnia bergamasca Les Moustaches.
Tuttavia nella sala Shakespeare di corso Buenos Aires non assistiamo a una messa in scena, ma a una videoproiezione.
Claudio Gaetani, l’attore che sarebbe dovuto salire sul palco con Ludovica D’Auria, è morto improvvisamente a Londra lo scorso 8 settembre. Aveva 46 anni. Gaetani, regista, scrittore, docente universitario e presidente dell’Anpi di Civitanova Marche, se n’è andato lo stesso giorno della regina Elisabetta.

«Sei stato un calabrone, un drago, un fulmine, acqua e fuoco, sei stato insegnante e figlio, sei stato la Francia. Sei stato un capitano, un pagliaccio, sei stato vento e poesia, sei stato politica e lotta, sei stato giustizia e insegnamento, sei stato uomo e donna, sesso e amore, sei stato videogioco e libro da leggere, sei stato un attore e un cormorano dalle ali bianche e bellissime, che riconoscendo il volgere del mondo come una trappola di bestie feroci, ora vola libero nello spazio». Così Les Moustaches, vale a dire Fumagalli, D’Auria, Tommaso Ferrero (regista e sceneggiatore), Giulio Morini (costumista e direttore di scena), Pietro Morbelli (responsabile organizzativo) ed Eleonora Rodigari (light designer) hanno ricordato il compagno d’avventura.
Chi l’ha conosciuto nel privato, descrive Gaetani come una persona ilare, giocosa, capace con una battuta di rovesciare in buonumore le angosce di una giornata buia.
Piccolo di statura, gigantesco per la sua anima poliedrica e sensibile, Gaetani aveva recitato anche nel Pinocchio di Garrone. Ma è in “L’ombra lunga del nano” che il suo spessore artistico trovava piena espressione.
Una luminosità artigianale pervade un testo poetico e fiabesco che nello scorso luglio aveva raggiunto anche il festival di Avignone. “L’ombra lunga del nano” è il normale sfiorire di un matrimonio in cui le antiche virtù ora lasciano indifferenti, e i difettucci che una volta ispiravano tenerezza ormai sono vizi insopportabili.

Olo e Neve sono un marito e una moglie sempre più distanti. Si parlano, ma non comunicano. Il loro dialogo è un botta e risposta sferzante, un colloquio sfilacciato in cui anche le parole dolci creano equivoci.
La scena si limita a un letto: una volta era alcova, ora è nascondiglio per chi cerca quiete. E sonno, per chiudere in fretta giornate estenuanti.
Davanti al letto, una sfilza di mele verdi. È una mania di Neve, per “sgonfiarsi”. E arginare la stitichezza, e forse il tempo che fugge.
Ma la vecchiaia si combatte tornando bambini. Magari giocando con le ombre. Tornando al passato. Sognando. Per scovare nei sogni – chissà – le orme di un sentimento perduto.
Una moglie bella, che nei riflussi di coscienza diventa bellissima. Un nano che, nella trasfigurazione delle luci, diventa un gigante.
“L’ombra lunga del nano” è un lavoro onirico che combatte gli stereotipi con un testo delicato e fiabesco. Dialoghi agili, che riportano a un’infanzia mitologica. Nessun pietismo e nessun moralismo. Solo cruda verità, e virtù immaginifica.


Una regia sobria e artigianale. Una prova attoriale maiuscola, dove il linguaggio verbale e quello non verbale divergono solo quando non si ascolta con il cuore. Siamo nella caverna di Platone. Si moltiplicano i piani temporali e i punti di vista. Luci e ombre avviano una danza chiaroscurale, si rimpastano, e forse lievita un nuovo sentimento.
«Noi siamo nani seduti sulle spalle dei giganti» diceva Giovanni di Salisbury. Possiamo vedere oltre non per l’acutezza della nostra vista o l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo portati in alto dalla grandezza dei giganti. L’allievo di Bernardo di Chartres riconosceva con queste parole il debito dei moderni nei confronti degli antichi.

Il testo maturo e commovente di Alberto Fumagalli. La recitazione trasognata di Ludovica D’Auria. Le luci fatate di Eleonora Rodigari. Il resto lo fa la performance di Claudio Gaetani, la cui ombra colossale aleggia sulla scena e nei nostri pensieri, facendoci sentire meno piccoli. Comprendiamo che la dimensione delle cose cambia a seconda il cono di luce in cui sono inserite. Aguzziamo la vista. Diamo nitore al nostro sguardo. Ridimensioniamo i pregiudizi. Troviamo empatia. Scopriamo nuove unità di misura per dare forma ai nostri sentimenti cristallini.

L’OMBRA LUNGA DEL NANO
di Les Moustaches
drammaturgia di Alberto Fumagalli
regia di Alberto Fumagalli e Ludovica D’Auria
con Ludovica D’Auria e Claudio Gaetani
scene e costumi di Giulio Morini
luci di Eleonora Rodigari
prod. Compagnia Les Moustaches/Società per Attori/Accademia Perduta Romagna Teatri

durata: 1 h
applausi del pubblico: 4’

Visto a Milano, Teatro Elfo Puccini, il 18 settembre 2022

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