“Pour Toi” di Collettivo Floks, performance immersiva nell’amore tossico

Pour toi (photo: Tavor Nakash)
Pour toi (photo: Tavor Nakash)

Paolo Panizza ha presentato al Teatro Out Off di Milano il lavoro scritto con la dramaturg austriaca Agnes Oberauer

L’amore è un linguaggio universale. È relazione di sguardi e introspezione. È trasfigurazione spirituale. È chimica, arte, dialogo senza parole.
Nelle relazioni tossiche, invece, la peste della comunicazione si manifesta attraverso la proliferazione delle parole. Gli amori tossici sono un vertiginoso alternarsi di fasi buone e periodi dolorosi, costellati di aggressioni verbali, fisiche e sessuali. In questi casi, più la relazione dura, più i momenti positivi si accorciano. Quando la tensione cresce, dopo momenti di relativa calma, esplosioni e insulti scattano per un’inezia. Infine arriva il giorno in cui l’aggressore raggiunge il limite, e dà in escandescenze con grida, umiliazioni disgustose e assalti crudeli. Se è fisicamente manesco, dà sfogo a gesti violenti. Iniziando dagli oggetti. Ad esempio, prendendo a calci le sedie.

L’amore tossico è il tema di “Pour toi”, performance immersiva che Floks Collettivo Artistico ha presentato a fine marzo al Teatro Out Off di Milano in una scenografia caratterizzata da un’enorme quantità di sedie.
Internazionalità e multimedialità caratterizzano lo stile del giovane fondatore della compagnia, Paolo Panizza, qui ideatore, regista, curatore delle luci e dello spazio scenico, autore dei testi insieme alla dramaturg austriaca Agnes Oberauer. In scena Giulio Cagnazzo, Maya Libera Castellini, Manuel Macadamia, Marica Mastromarino, e con loro Lea Blau (dalla Croazia) e lo spagnolo Juan Fran Cabrera.
Floks è una compagnia che mette in relazione gesto, arti visuali e suono. Già nello scorso ottobre, si era fatta notare a Milano con l’installazione performativa site-specific “Sublimation”, a Terrazza Duomo 21. Pochi mesi prima, a maggio, Panizza e Agnes Oberauer erano arrivati in finale alla call internazionale per performance site-specific under 40 alla Biennale College di Venezia.

In “Pour toi” un sipario trasparente racchiude i protagonisti come dentro una teca di vetro. Un diaframma opalescente separa i performer dalla platea. L’amore tossico erige barriere. È carcere, che scollega le persone fragili da quelle costellazioni relazionali che potrebbero salvarle. Alla costruzione di questi muri invalicabili contribuisce spesso proprio chi ne è recluso. Paura, pudore, e una volontà sfibrata sono la radice anche delle angherie subite. Vittima e carnefice sono uniti da un cerchio stregato.


«Troppo sole può fare morire» cantava Bruno Lauzi in “Amore caro, amore bello”. Come una polaroid, una relazione si manifesta lentamente. A volte, definisce un’immagine inquietante.
Un coup de théâtre apre lo spettacolo. Davanti al sipario, che costituisce la quarta parete, c’è un fiore in un vaso. Una colata di miele cade sulla corolla. Il fiore collassa. Il miele ne invischia stami, stigma, antere. Anche di trigliceridi si muore.
Non c’è fiore che non appassisca al buio. In questa stanza manca la luce e manca l’aria. “Pour toi” è la chiave maledetta per entrare nella stanza di Barbablù. Ma qui l’intera casa è infestata. I bagliori sono fiochi. I performer sono creature notturne. Essi tendono le ali, come falene agonizzanti. Avvertiamo un senso di schiacciamento. Anche le note dell’archetto sulle corde di un violino, in scena, sono stridori taglienti come lame.

Frenesia, disordine. Lettere sparse dappertutto. Microfoni pendenti come cappi. È un ambiente a soqquadro. Ci sono sedie dappertutto, scompaginate, ribaltate. Sono il ricordo di una socialità perduta. Sono metafore di persone-oggetto, quattro arti, un sedere, una schiena, su cui scatenare frustrazioni e violenza criminale.
I suoni disegnati da Stefano Mattozzi sono sfasati. È un mondo post apocalittico. “Pour toi” è un giardino delle vergini suicide. È danza anchilosata e performance caduca.
Gli abiti dei performer sono tutti femminili. C’è, in questo lavoro, un’inclinazione alla distopia, forse troppo insistita. Se ne ricava un paesaggio esistenziale gelido, tenebroso e inquietante. Tutto è paralisi e algore. Percepiamo i rumori sinistri dei ghiacci. Che crepitano, gemono, ululano. È una solitudine irreale. Non c’è un lampo di sole. Il buco nero di questa danza macabra – che evoca le movenze sghembe degli zombie di Michael Jackson in “Thriller” – pare inghiottire ogni spiraglio di redenzione.
Il ritmo si fa incalzante. Eppure, nell’atmosfera angosciante, finalmente, si fa strada il riscatto attraverso la coralità delle vittime. La danza, allora, si fa rito tribale attorno alle sedie, ora accatastate a formare un falò. Una secchiata d’acqua squarcia la quarta parete. Risveglia le relazioni. Torniamo a respirare.

“Pour toi” si porta addosso gli addensamenti claustrofobici della pandemia e i postumi del lockdown, durante il quale il lavoro è stato concepito ed è maturato. Anche per questo difetta in equilibrio e forza catartica. Ma è un lavoro sincero, sentito, che non cerca risposte rassicuranti, e media la violenza attraverso la metafora. Ne apprezziamo potenza e freschezza. Questi ragazzi hanno talento. Si interrogano sulla vita e sulla morte. Esplorano il reale. Forse non hanno fatto ricerca sul tema affrontato nei consultori o sui libri, ma lo vivono e lo esprimono in maniera viscerale (e perciò autentica) mediante l’arte del movimento, nel silenzio o attraverso un linguaggio afasico ed ermetico.

“Pour toi” è catabasi, regressione agli inferi: l’inferno delle relazioni, e quello dell’io mortificato dal dissidio. Dissolvenza e irrespirabilità, luce fioca e tenebra. All’orizzonte emerge uno scenario onirico, celebrazione degli incubi, che esprime la condizione delle vittime nella fatica di liberarsi dei fantasmi propri e altrui.

POUR TOI
performance immersiva sull’amore tossico
Concept, Regia, Luci e Spazio scenico Paolo Panizza
Testi Agnes Oberauer e Paolo Panizza
Dramaturg Agnes Oberauer
Sound Artist Stefano Mattozzi
Video Artist Juan Fran Cabrera
Assistente alla Regia Edoardo Ferrari
con Lea Blau, Juan Fran Cabrera, Giulio Cagnazzo, Maya Libera Castellini, Manuel Macadamia, Marica Mastromarino
si ringrazia Spazio Lambrate per la residenza artistica

durata: 1h 10’
applausi del pubblico: 2’

Visto a Milano, Teatro Out Off, il 24 marzo 2022

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