Dal 5 al 7 giugno la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi ospita il festival di dAS_De Arte Saltandi. Un dialogo tra danza, musica e arti visive per celebrare l’80° anniversario del suffragio femminile in Italia
Cosa accade quando i soggetti della storia dell’arte si riappropriano del proprio corpo, della propria voce e del proprio spazio-tempo? Quando lo sguardo si dissocia dalla visione bidimensionale per integrare l’immaginazione in uno spazio fisico e vissuto?
La Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza, dal 5 al 7 giugno 2026 (con un’inaugurazione ufficiale il 2 giugno), diventerà il palcoscenico di Trasfigurazioni – ritratti femminili in movimento.
Il progetto – realizzato con il contributo del Ministero della Cultura e della Fondazione Ronconi Prati, e in collaborazione con il Comune di Piacenza e la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi – propone un dialogo tra arti performative e visive, ancorato a una ricorrenza storica e civile fondamentale: l’80° anniversario della conquista del diritto di voto da parte delle donne in Italia (il 2 giugno 1946).
Attraverso interventi site-specific, il progetto restituisce al femminile una posizione di protagonismo autodeterminato. La donna non è più l’oggetto del ritratto, non più un corpo oggettivizzato da uno sguardo predominante maschile, ma una presenza agente, capace di manipolare lo spazio, riscrivere la narrazione e definire il proprio sguardo, in aperto dialogo con i capolavori dell’arte italiana ed europea a cavallo tra Ottocento e Novecento. Un dialogo voluto e ispirato dal direttore artistico e coreografo Riccardo Buscarini, piacentino ma con un vissuto internazionale, che dal 2020 è tornato in città creando un percorso fertile per la danza contemporanea.
Le opere della collezione dialogano quindi con le opere dei performer invitati, che rimodellano i propri lavori in interventi site-specific.
Stefania Ballone (coreografa e ballerina della Scala) si relazionerà con la celebre “Toilette” di Giacomo Grosso, esplorando i confini tra l’intimità della modella e lo sguardo dell’artista, e sullo sguardo dello spettatore stesso che si fa direzione. Jacopo Jenna risponderà a “La colazione del mattino” di Amedeo Bocchi con “Ritrarsi”, un’installazione video che contrappone alla quiete del dipinto l’irrequietezza della performer Petra Audrey Mangoua Youaleu.
Nell’Atrio d’Onore, Roberta Racis presenterà una versione site-specific di “Nulla dies sine linea”, dove il whipcracking (lo schiocco della frusta) diventa affermazione di una femminilità libera, in dialogo con il simbolismo di Giulio Aristide Sartorio. Una performance potente che troverà negli spazi della Galleria Ricci Oddi un significato nuovo.

Ci sarà spazio anche per un intervento musicale, che media tra strumenti classici e visioni contemporanee. La flautista Alessandra Rombolà ribalterà l’immaginario de “Le Ninfe” di Ettore Tito, mentre Denny Cavalloni (live electronics) e Chiara Pavesi (violoncello) tesseranno nel Chiostrino un ordito sonoro di frammenti musicali composti o eseguiti da donne di diverse epoche.
A completare il programma incontri di spessore (con studiose come Eugenia Casini Ropa, Linda Laura Sabbadini, Camilla Federici, Elisa Messina e il soprano Agnes Sipos) e attività per l’infanzia, il sabato e la domenica, con uno spettacolo a cura della fiorentina Nika, la prima compagnia associata del progetto di dAS_de Arte Saltandi.
Imbottigliati nel traffico milanese, con il primo caldo che finalmente arriva, facciamo una corposa chiacchierata telefonica con Riccardo Buscarini, ideatore di Trasfigurazioni e direttore artistico di dAS_de Arte Saltandi.

Come si collega l’anniversario del voto femminile con il vostro progetto, e la relazione tra il diritto ottenuto e la possibilità di riappropriazione del proprio racconto nell’universo femminile?
Il progetto Trasfigurazioni nasce alcuni anni fa come percorso legato alla mia personale pratica artistica, in dialogo con quattro specifiche opere della collezione Ricci Oddi. È stato però l’incontro con la progettista culturale Anna Sironi a segnare una svolta decisiva: insieme abbiamo scelto di trasformare Trasfigurazioni in un progetto collettivo di respiro nazionale, spostando il focus dalla mia ricerca individuale all’invito rivolto a colleghe e colleghi artisti. È inoltre di Anna Sironi lo stimolo a collocare il progetto nell’anniversario della conquista del diritto di voto da parte delle donne, conferendogli un ulteriore livello di significato storico e civile. Ci sembrava particolarmente interessante partire dal dialogo tra una galleria recentemente rinnovata e una collezione che rappresenta un importante percorso dell’arte italiana ed europea dalla metà dell’Ottocento agli anni Trenta del Novecento, dunque proprio nei decenni che precedono il suffragio femminile.
Il corpo femminile costituisce uno dei soggetti privilegiati della rappresentazione artistica, mentre la maggior parte degli autori – pittori e scultori – è composta da uomini. Da questa riflessione nasce l’idea di restituire al femminile una posizione di protagonismo autodeterminato, sottraendolo a un ruolo passivo di soggetto ritratto o rappresentato. Il progetto immagina il femminile come presenza agente, capace di intervenire sulla scena e nello spazio-tempo, ridefinendo il proprio sguardo e la propria narrazione.
Come si collega il legame con la città di Piacenza al progetto? E più in generale la vostra realtà, al recente risveglio culturale cittadino?
Spesso mi viene riferito che oggi Piacenza ha i riflettori puntati dal punto di vista culturale; e in effetti negli ultimi anni questo è diventato sempre più evidente. La nascita del nostro progetto [De Arte Saltandi promuove anche il dAS Festival, in programma a settembre, ndr], del Festival del Pensare Contemporaneo, e lo sviluppo di numerose altre iniziative di qualità hanno contribuito a rafforzare il panorama culturale cittadino. Si tratta di esperienze che incoraggiano gli operatori e gli agenti culturali locali a fare rete, favorendo una crescita non solo in termini di offerta, ma soprattutto di visibilità dei linguaggi contemporanei e del protagonismo culturale del territorio. Piacenza, del resto, è sempre stata, dalla sua fondazione, una città molto interessante. Solo, forse, un po’ riservata.
Qual è il fil rouge che accompagna i lavori?
Ciò che accomuna le opere e, più in generale, i lavori riuniti nel progetto Trasfigurazioni è la varietà dei modi attraverso cui si può instaurare un dialogo con un materiale preesistente, con una memoria artistica e culturale già data. Questo approccio riflette anche il modo in cui desidero che De Arte Saltandi lavori sul territorio: parte da ciò che c’è – l’architettura della città, ad esempio, o in questo caso quella della Galleria Ricci Oddi e delle sue opere – per trasformarlo in un palcoscenico ruvido, in una materia viva capace di generare nuovi significati o di reinterpretare e manipolare quelli già sedimentati. Trasfigurazioni nasce proprio da questa tensione: non sovrapporsi ai luoghi e alle loro storie, ma attivarli attraverso nuovi sguardi e nuove possibilità di relazione. Spesso attuando un capovolgimento o una giustapposizione.
Le opere hanno scelto gli artisti e le artiste, così come io, inizialmente, ho scelto le opere. Come dico spesso, il lavoro della coreografia – che è il mio mestiere da ormai 17 anni, dopo il mio percorso di formazione – è un processo creativo che, ad un certo punto, inizia a guidarsi da sé. Si avvia a partire da un’intuizione, da uno stimolo, ma poi acquisisce una propria autonomia, una propria vita interna. Per questo posso dire di aver scelto le opere, di aver individuato gli artisti e le artiste e di aver costruito gli accostamenti, ma anche riconoscere che alcune relazioni si sono generate quasi spontaneamente. Come se l’organizzazione stessa di un progetto o di un festival di questo tipo fosse, in fondo, un processo coreografico: capace di contenere una componente istintiva, relazionale e in parte affidata al caso. Possiamo immaginare il processo creativo come un processo vitale. Ad un certo punto lo devi lasciare andare…
Il site-specific alla Galleria Ricci Oddi non mi sembra sia riferito solo alla collezione, o sbaglio?
Dopo molti anni trascorsi all’estero, tra Londra e Madrid, sono tornato a Piacenza con l’idea di fondare un festival capace di dialogare con il territorio in modo site-specific, quasi sartoriale. Ogni evento di De Arte Saltandi nasce infatti da una relazione semantica o metaforica con il luogo che lo ospita: le opere vengono pensate e costruite in rapporto al contesto in cui vengono presentate. Parliamo di spazi, ma anche di tempi, memorie e stratificazioni urbane e culturali. In questo senso, l’esperienza alla Galleria Ricci Oddi è particolarmente affascinante, perché la galleria stessa può essere considerata un grande progetto site-specific: la sua architettura è stata concepita attorno alla collezione del conte Ricci Oddi ed è parte integrante della sua estetica. Il nostro intervento si inserisce proprio in questo dialogo, specchiandosi nelle opere pittoriche, nelle sculture, ma anche nell’architettura interna della galleria e nel giardino esterno, entrambi fortemente caratterizzanti. Alcuni eventi sono infatti ideati appositamente per esplorare l’interazione tra il verde, l’architettura e la scultura, trasformando questi elementi in parte attiva dell’esperienza artistica.

Mi dici qualcosa in più anche rispetto alla vostra bottega di coreografia?
Abbiamo fondato una bottega di coreografia dal nome dAS Schola Nova, strutturata come un percorso di fine settimana intensivi distribuiti lungo l’intera stagione, da ottobre a maggio. Il percorso culmina proprio domani, domenica 24 maggio, con una restituzione che non si configura come uno spettacolo nel senso tradizionale, bensì come una mostra coreografica: un’esperienza in cui i sei corpi delle allieve e degli allievi diventano sculture in movimento all’interno della Sala dei Teatini di Piacenza, luogo storico che ha ospitato per anni l’Orchestra Luigi Cherubini, fondata da Riccardo Muti. Anche in questo caso, il lavoro nasce dal dialogo tra corpo, spazio e memoria, trasformando l’architettura in parte attiva della creazione coreografica.
