Caravan. Ricordi da un Capodanno alternativo

Un autobus speciale per la notte di Capodanno|Il Progetto Caravan a Capodanno|Il Capodanno di Caravan
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Il Progetto Caravan a Capodanno
Il Capodanno di Caravan al Cecchi Point (photo: torino.projectcaravan.eu)
Ha avuto il suo culmine la notte di Capodanno, il Progetto Caravan. Un’intera nottata che oggi ripercorriamo insieme a Elena De Pascale, assistente alla direzione artistica di questa iniziativa europea. Che è stata innanzitutto un successo di adesioni, forse per certi versi inaspettata.
“Sicuramente il Capodanno di Caravan è stata un’alternativa a cenoni e serate in piazza – introduce Elena – Questo è quello che ho avvertito parlando nella notte con le gente presente. C’era voglia di stare insieme in modo diverso”. Un Capodanno itinerante attraverso i luoghi di rinascita di Torino.

La carovana si è mossa già nel pomeriggio del 31, alle 17, verso l’ospedale infantile Regina Margherita. Qui la scuola di teatro Maigret & Magritte aveva lavorato, nei mesi precedenti, ad un progetto di drammaturgia corale per raccontare la vita dell’ospedale. Un racconto toccante e leggero che si riassume nel pensiero di una delle partecipanti: “Si è realizzato un sogno: l’ospedale aperto a tutti ma senza camuffamenti”.
Era inoltre stato chiesto a tutti di portare un libro da regalare per la biblioteca interna… “E i libri sono arrivati a sacchi”.

Il Capodanno di Caravan
La tappa iniziale, all’ospedale infantile Regina Margherita di Torino (photo: torino.projectcaravan.eu)
Seconda tappa: ci si sposta nel quartiere di Pietra Alta, e precisamente allo Sharing di via Ivrea, progetto realizzato a Torino per rispondere alle esigenze di affitti temporanei in città a costi calmierati, con un occhio d’attenzione all’efficienza energetica e al basso impatto ambientale.
Da ottobre allo Sharing hanno lavorato insieme a Caravan il laboratorio di Pietra Alta, il villaggio Snia, la comunità cinese, El Barrio ed altre realtà ancora che vivono il quartiere.
E qui il 31 è stato bruciato il Fantoccio della Crisi, in un grande falò propiziatorio accompagnato dalle musiche della Paranza del Geco.

Terza tappa allo lo Spazio 4 di via Maccarelli, dove la carovana di Caravan è stata accolta dalla folta comunità moldava con canti e danze tradizionali e con il dono del pane con il sale, simbolo della speranza anche nei momenti di crisi: “Perché, comunque vadano le cose, un po’ di farina e un po’ di sale ci saranno sempre”, aggiunge Elena.

Al Cecchi Point di via Antonio Cecchi si è attesa la mezzanotte.
Gestito dall’associazione Campanile, qui hanno lavorato tutte le associazioni coinvolte per preparare il cenone e i momenti di danza, teatro e musica. Presenti, fra gli altri, ancora la Paranza del Geco, i Quinta Tinta, gli Ar.co.te.

Un autobus speciale per la notte di Capodanno
Un autobus speciale per la notte di Capodanno (photo: torino.projectcaravan.eu)
La tappa finale è stata poi raggiunta, riattraversando la città, alla Casa del quartiere di San Salvario, dove da ottobre la coreografa Doriana Crema ha lavorato per costruire un momento collettivo di danza, anche qui propiziatoria per l’arrivo del nuovo anno.

In questa staffetta, ogni luogo ha regalato qualcosa a quello successivo nella notte di Caravan: la città ha regalato i libri all’ospedale pediatrico Regina Margherita, che a sua volta ha regalato piccole sculture costruite dai bambini con le scarpe; i bambini dello Sharing hanno preparato la “scatola della rinascita”, piccolo totem con i loro pensieri, e la comunità cinese ha costruito pannelli bene augurali. Infine ai Bagni Municipali di San Salvario è arrivata la particolarissima bicicletta del Cecchi Point (nella foto).
Un viaggio nella notte attraverso autobus che è stato accompagnato da musica e racconti.

Chiediamo a Elena De Pascale: e adesso?
Ora Caravan lavorerà allo spettacolo che da inizio aprile prenderà il via per l’Europa. Le esperienze di questi mesi, i momenti di condivisione, saranno trasferiti sulle strade che poi, in cinque settimane, porteranno alla Spagna, per la precisione a Siviglia.

Cosa resta di quest’esperienza torinese?
Sicuramente la consapevolezza che ancora si possono costruire momenti comunitari partendo dalla semplicità e dalla condivisione. Caravan ha reso protagonisti luoghi e persone spesso nell’ombra. Ha messo in rete realtà diverse che finalmente hanno avuto visibilità.

Cosa ti auguri?
Che Caravan sia la spinta per continuare in questa direzione.

 

 

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