Quando gli dei erano tanti. Marco Baliani sulle scritture di Roberto Calasso

Il debutto di Baliani a Piacenza (ph: Gianfranco Negri)
Il debutto di Baliani a Piacenza (ph: Gianfranco Negri)

Al Festival di Veleia il debutto del nuovo spettacolo con la regia di Maria Maglietta

Roberto Calasso è stato uno dei più grandi editori italiani. Progettò e realizzò, poco più che liceale, l’Adelphi insieme a Luciano Foà e Roberto Bazlen, e lì restò, a vario titolo, tutta la vita pubblicando per la prima volta in Italia Borges, Simenon, Roth e tanti altri. Fu anche saggista, traduttore e scrittore prolifico, ottenendo la diffusione dei suoi libri in molti Paesi del mondo.

A lui è idealmente dedicato quest’ultimo complesso spettacolo di Marco Baliani. In particolare la drammaturgia poggia saldamente sulle pagine de “Le Nozze di Cadmo e Armonia”, volume che sottolinea tutto l’eclettismo e la cultura trasversale di cui Calasso era capace, spaziando dalla Bibbia a Kafka, da Baudelaire e Tiepolo a cinema, filosofia sino alla Grecia antica.

Ed è proprio quest’ultimo macro tema che conquista Baliani e la sua particolare vocazione al racconto. L’immagine della locandina mostra il noto attore con in testa una sorta di corona disegnata e composta dall’intreccio di grandi eroi e miti greci. Un presupposto apparentemente semplice ma in realtà difficile, quello che si pone il mattatore di Kohlhaas. L’intento è quello di partire dal mito per portare avanti una moltitudine di fili rossi paralleli ma intersecati.

La mitologia trova quindi, attraverso le pagine di Calasso e la voce di Baliani, un costante radicamento nel contemporaneo storico, sociale, artistico e politico.
L’attore è anche autore di un testo “altro”, che non si limita a tramandare ma, come dichiarato da lui stesso, “Ognuno di quei miti racchiude altre strade, un susseguirsi di rimandi, di crocicchio in crocicchio, verso altre mappe immaginative, mappe che si possono percorrere”.
In altri termini ciò su cui Marco Baliani cerca di porre l’attenzione è quel particolare momento nel quale avviene l’incrocio tra la Storia raccontata e l’esperienza che ciascuno può trarre nel suo quotidiano.

Neppure l’artista viene risparmiato da ciò. Il narrare si carica così anche dei vissuti di chi è in scena. E’ forse questo il cambiamento più decisivo rispetto agli spettacoli ai quali Baliani ci ha piacevolmente abituati nel corso degli anni. La memoria non può che andare a Kohlhaas e a quella splendida magia che si crea ogni sera di fronte ad una storia in cui nessuno è direttamente chiamato in causa ma tutti lo sono ugualmente. L’impianto è identico. Il narratore non si alza dalla sedia, che rimane unico elemento scenico.
Nessuna musica, nessun cambio di luce. Lo spettacolo, ci avverte il suo protagonista all’inizio, è in realtà stato ideato per andare in scena a Veleia. Purtroppo il maltempo costringe un ripiego sul salone di XNL a Piacenza. Non un posto qualsiasi al coperto, bensì un luogo caro a Baliani, che proprio qui ha dato avvio, grazie all’invito di Paola Pedrazzini, alle prime due edizioni della Bottega Fare Teatro, passando poi il testimone a Fausto Russo Alesi.

Difficile però, in questo contesto, avvertire la presenza della natura. I suoi rumori e profumi probabilmente avrebbero garantito alla performance quella giusta atmosfera che, purtroppo, non riesce a costruirsi del tutto.
Lodevole l’intento di radicare il mito, effimero e lontano, in elementi di particolare concretezza. Così il primo racconto parte dalla pietra che compone due gruppi scultorei collocati all’esterno della Reggia di Caserta.
Qui il racconto mitologico diventa una sorta di fotografia istantanea che le due opere mostrano, narrando la storia in due momenti differenti e complementari. Baliani calza inizialmente le inconsuete vesti di una sorta di guida turistica che, poco dopo, abbandona per portarci altrove.

La complessità generale dell’intento riesce però solo in parte. Gli incroci diventano troppi, l’attore si scusa con il pubblico, perde più volte il filo. Con la maestria che lo contraddistingue e senza giri di parole spiega alla platea il significato, in teatro, del termine “buco nero” ammettendo di avere in testa, proprio come nella locandina, una moltitudine di miti e storie.

Più che a una prima ci sembra di assistere ad una prova, con tutto il fascino del vedere scoperti i meccanismi nascosti, ma al contempo senza riuscire, se non a tratti, ad entrare in quel particolare tempo, fuori dal quotidiano, necessario per seguire agevolmente il racconto e farsene rapire.

Quando gli dei erano tanti – dedicato alle scritture di Roberto Calasso
di e con Marco Baliani
regia Maria Maglietta
organizzazione e promozione Ilenia Carrone
produzione Casa degli Alfieri

durata: 1h 30′
applausi del pubblico: 2′ 4”

Visto a Piacenza, XNL, il 25 giugno 2024
Prima nazionale

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