Quanto resta della notte: otto memo di Nichi Vendola per il terzo millennio

Nichi Vendola in scena
Nichi Vendola in scena

Al Leoncavallo di Milano l’ex governatore della Puglia incrocia parole, versi e suoni tra inquietudini e speranze del nostro tempo

Quanto manca Nichi Vendola alla Puglia, regione dal settore culturale sempre più in crisi, a corto di finanziamenti pubblici, con gli operatori culturali accusati di “improvvisazione e assistenzialismo” da Aldo Patruno, direttore del dipartimento Turismo, Cultura e Valorizzazione del Territorio?

La scorsa estate C.Re.S.Co denunciava: «In due “mandati Emiliano” la Puglia ha visto distruggere un sistema culturale che l’aveva resa faro per molte altre regioni italiane, per poi ricostruirlo faticosamente a forza di bandi articolati, e nuovamente distruggerlo».
Presidente della Regione Puglia tra il 2005 e il 2015, Vendola aveva invece rilanciato anche il settore del teatro, dando slancio alla freschezza progettuale dei giovani.
Che cosa rimane ora di quella forza propulsiva? Che cosa resta del programma “Bollenti spiriti”, l’insieme di azioni e interventi finanziati che in quegli anni consentivano ai giovani pugliesi di partecipare incisivamente a vari aspetti della vita della comunità, partendo dalla cultura?
L’assenza di Vendola ha sminuito l’agone politico anche sul piano della comunicazione. Vendola era portatore di un linguaggio acuminato, capace di accendere gli animi con la forza dell’argomentazione. L’ultima campagna elettorale ha visto invece impennarsi la comunicazione ostile, con insulti e attacchi personali.

Quanto manchi Nichi Vendola alla politica italiana, lo capisci un sabato sera di metà ottobre varcando le porte del Leoncavallo, centro sociale milanese originariamente spazio della Sinistra antagonista e del movimento operaio, in seguito punto di riferimento della musica indie e della cultura underground.
Trasferito da quasi trent’anni in via Watteau, zona Greco, il centro è rimasto uno degli ultimi presìdi di un idealismo post-comunista e antifascista che ora ha messo al centro del dibattito temi come l’ecologia e la liberalizzazione delle droghe leggere, il reddito di cittadinanza e la difesa dei migranti.


Nichi Vendola porta al Leoncavallo lo spettacolo “Quanto resta della notte”. Siamo davanti a murales interminabili, che nel 2006 lo stesso Vittorio Sgarbi, all’epoca assessore alla cultura del comune di Milano, definì «Cappella Sistina della contemporaneità, un luogo d’arte permanente da visitare come il Pac, la Triennale, Palazzo Reale».
Davanti al murale dedicato a Fausto e Iaio, “Quanto resta della notte” è la prima tappa di un tour che toccherà dopo Milano città come Roma, Bologna, Torino e Firenze. Sono otto brevi monologhi. Parafrasando Calvino, potremmo definirle “lezioni americane 2.0”, per la nostra epoca critica. Al centro, temi come la guerra, i razzismi e i nazionalismi; il Covid; la parità di genere e i femminicidio; il G8 di Genova e la morte di Carlo Giuliani; la crisi della politica; la morte e la memoria; il tema della nostalgia e del ritorno al Sud; l’amore genitoriale e le tematiche gender.

Ad accompagnare il progetto, gli splendidi video di Mario Amura, frammenti di un neorealismo onirico che dilata poeticamente i testi interpretati come lettura scenica. Poi le musiche di Populous, sound designer elettronico tra hiphop e world music. Infine gli ambienti sonori di Fabio Cinicola, contrappunto drammaturgico che assorbe lo spettatore nella dimensione dell’arte.

La lunga assiduità con la politica fa di Vendola un animale da palcoscenico, e questo lo sapevamo. Ciò che stupisce di questo lavoro è la ricchezza letteraria e la densità filosofica di un testo che rimpiazza i bizantinismi e la retorica dei politici con un testo vibrante, capace di coniugare poesia e forza argomentativa. Uno spettacolo che andrebbe visto da molti teatranti che posseggono la tecnica, ma a volte hanno un’idea troppo vaga e velleitaria di che cosa voglia dire creare una drammaturgia.
“Quanto resta della notte” è un crogiolo di utopie e speranze, partendo da una citazione del profeta Isaia. Viaggiando nel buio della marginalità, con la lanterna della poesia, verso un senso di solidarietà.
Il blu invade la sala. Lo spettacolo è un cammino notturno nel cuore delle inquietudini, delle ferite e speranze del nostro tempo. Parole, versi e suoni in cerca di una nuova alba. Umanesimo e impegno civile. Un sapere critico e non ideologico, utilizzato come coscienza collettiva e responsabilità sociale.

Il dolore personale incontra quello collettivo a esorcizzare l’indifferenza, che anestetizza la coscienza di fronte alle ingiustizie e alla discriminazione. Vendola analizza ogni genere di violenza. Non fugge lo sguardo sofferto sulla morte, come fa chi rincorre il mito dell’eterna giovinezza. Egli cerca un nuovo linguaggio per i maschi, perché sappiano sottrarsi al codice avvilente che inserisce la violenza di genere dentro un quadro di normalità consolidata. Vendola invita a guardare lontano e a non deporre la dimensione del sogno e del cambiamento. Ci sprona a tornare alle domande, aperti all’attesa e alla speranza.

Il lavoro si vale dell’assistenza alla regia di Elena Serra e della consulenza artistica di Valter Malosti. Ogni monologo si conclude con una poesia. I video fanno da raccordo, attraversando i marciapiedi della storia. Lo spettatore, transfuga del “secolo breve”, deflagra nello spaesamento, in cerca di una nuova cassetta degli attrezzi per risanare la rottura traumatica della con il mondo del lavoro salariato, con i giovani mortificati dalla rassegnazione e con i valori dell’illuminismo cui stiamo abdicando. Quella di Vendola non è una denuncia sterile. È piuttosto l’invito a deporre la logica della mediocrità e del compromesso, a riesumare le vecchie bandiere, a cogliere il nesso tra valori civili e diritti sociali. Consapevoli che ogni genere di precarietà (nel lavoro, nella politica, nella salute, nella pace) rende fragile anche la vita.

“Quanto resta della notte” è però, soprattutto, restituzione delle bellezza e della dignità alla parola, epifania del sacro nascosto nel linguaggio, liberi dall’infinito talk show mediatico dove conta solo annichilire l’avversario, senza cercare un dialogo reale e costruttivo.

QUANTO RESTA DELLA NOTTE
Parole, versi e suoni in cerca di un giorno nuovo
Di e con Nichi Vendola
Musiche di Populous
Videomaking di Mario Amura
Assistente alla regia Elena Serra
Con l’amichevole collaborazione di Valter Malosti
Quanto resta della notte è prodotto da Daniele Basilio e Silvio Maselli per Fidelio srl
e distribuito da Corvino Produzioni

durata: 1h 30’

Visto a Milano, Centro Sociale Leoncavallo, il 15 ottobre 2022

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