Saverio e Chadli vs Mario e Saleh. La Ruina, gioco di specchi sull’immigrazione

La Ruina e Cendron (photo: Laila Pozzo)
La Ruina e Cendron (photo: Laila Pozzo)

La luna nel cielo e le note di un ovattato “Summertime” nella testa. Il terremoto. Una tenda. Una convivenza forzata. Due uomini si fanno da specchio: i loro occhi si scrutano, le loro mani si sfiorano. Eppure essi faticano a riconoscersi.
Mario, italiano, cristiano più per etichetta che per vocazione, si ritrova a condividere la tenda con Saleh, arabo e musulmano convinto. “Saverio e Chadli vs Mario e Saleh” è il nuovo spettacolo di Saverio La Ruina appena arrivato al Menotti di Milano. La pièce introduce una personale dedicata al regista calabrese. In scena anche “Dissonorata”, “La Borto” (ancora in scena stasera) e “Polvere” (30 e 31 ottobre): spettacoli pluripremiati, che negli ultimi quindici anni hanno fatto di La Ruina e del suo teatro un caso internazionale.

In “Saverio e Chadli vs Mario e Saleh” La Ruina, anche regista e attore, si confronta con gli stereotipi più irritanti dell’uomo occidentale alle prese con la cultura araba. Accanto a lui Alex Cendron, chiamato a sostituire Chadli Aloui appena pochi giorni prima del debutto milanese.
Lo spettacolo è imperniato sui contrappunti: da “Summertime”, ninna nanna adattata alla tragedia del sisma, alla scelta di Cendron, biondo trevigiano chiamato a impersonare un maghrebino.

In scena Mario (La Ruina) è il classico uomo occidentale normalmente razzista, che racchiude il concetto d’identità dentro quello di perimetro geografico. Per Mario l’Islam è un luogo fisico, il tappeto per la preghiera uno scendiletto, le abluzioni una mania igienista, la barba un simbolo obsoleto, la preghiera una semplice ginnastica. Saleh (Cendron) è invece un giovane delicato e devoto che preserva la propria storia e custodisce la sua fede. Alle continue insolenze di Mario prova a rispondere con calma, argomentando senza offendere.


Non è chiaro quanto i luoghi comuni che sciorina Mario siano effettivamente frutto del pregiudizio, e non piuttosto una provocazione dettata da un anelito non dichiarato di contatto. Forse il suo atteggiamento di sfida è esasperato dalle contingenze, un lutto familiare e il recente terremoto. Certo se l’intreccio si limitasse al rituale delle ingiurie bislacche (ad esempio quando Mario interrompe la preghiera di Saleh alzando a palla il volume della radio) cadremmo nella più sconfortante sequela di scenette da avanspettacolo, nel solco trito della commedia all’italiana che da Franco e Ciccio arriva a Boldi e De Sica. E invece arriva il salto di qualità che non ti aspetti, nella forma di un backstage sonoro.
In scena gli attori di quando in quando si fermano, e il pubblico ascolta fuoricampo frammenti di dialoghi reali registrati tra Saverio e Chadli. Sono conversazioni anche accese, in cui Chadli esprime i propri vissuti di disagio rispetto alla propria condizione di immigrato di seconda generazione. Ed emerge anche il suo disappunto verso lo spettacolo.

A spiegarlo è lo stesso La Ruina nelle note di regia: «All’inizio c’erano Mario e Saleh […] Ma alla prima nazionale, Chadli, l’attore che interpreta Saleh, esce dal personaggio e riscrive il finale. Rimango sconcertato. Intuisco in quella ribellione una grande sofferenza. Vorrei accoglierla nello spettacolo. Le repliche continuano, i mesi passano, io e Chadli parliamo. Lui mi racconta di sé, dell’Islam, della sua vita in Italia da arabo di seconda generazione. Spesso registriamo le nostre chiacchierate. Poi faccio la cosa più semplice: faccio un passo indietro, metto Saverio e Chadli accanto a Mario e Saleh e lascio che siano loro a parlare…».

È qui il contrappunto più evidente: nell’inadeguatezza della scena rispetto alla verità che erompe da dietro le quinte e preme per farsi drammaturgia. Chadli reagisce al copione. Stigmatizza la spettacolarizzazione del disagio. Rivendica la propria rabbia. Smaschera la retorica che da vent’anni accompagna le celebrazioni dell’11 settembre, l’evento che ha sancito la cesura tra Occidente e mondo arabo. Se prima di quella data noi occidentali subivamo il fascino esotico della “Mezzaluna fertile” e delle “Mille e una notte”, subito dopo gli arabi sono diventati corpi estranei. Abbiamo incominciato a dire “noi e loro”. I media hanno iniziato a diffondere con maggiore frequenza immagini di guerre e disordini, e all’indomani di ogni attacco terroristico ogni arabo è guardato con sospetto.

Le voci registrate di Saverio e Chadli sono dunque più autentiche e rifinite dei personaggi di Mario e Saleh in carne e ossa, che si assottigliano fino a diventare ombre bidimensionali in controluce.
Come in “Polvere”, anche in questo lavoro di La Ruina il teatro smette di essere santuario; diventa una sorta di megafono e microcosmo del mondo, dove i problemi legati all’uguaglianza, in termini di opportunità, lavoro e potere, integrazione ed esclusione culturale e sociale, esistono concretamente. L’espediente del doppio livello narrativo permette al teatro di operare una continua messa in discussione di sé, delle visioni dell’alterità e delle proprie rappresentazioni del mondo, oltre i luoghi comuni e i pregiudizi.

Bravo Alex Cendron a inserirsi in questo doppio rimbalzo senza inciampare. Tra rivolte, confronti verbali, piccoli drammi e paradossi comici, marca con La Ruina le sfide quotidiane che avvengono in una qualsiasi realtà multietnica.

Non è un titolo che seduce “Saverio e Chadli vs Mario e Saleh”. Ma resta lo sguardo intelligente di questo spettacolo. Che, alternando la possibile armonia e l’incombente rottura comunicativa, aiuta a riflettere su quanto l’equilibrio di una convivenza anche non borderline tra un occidentale e un arabo in Europa possa rivelarsi estremamente precario, sempre sul punto di deflagrare.

SAVERIO E CHADLI VS MARIO E SALEH
Produzione SCENA VERTICALE
Con il sostegno di MIBACT, Regione Calabria
In collaborazione con TMO – Teatro Mediterraneo Occupato di Palermo
Scritto e diretto da Saverio La Ruina
Con Saverio La Ruina e Alex Cendron
Collaborazione alla regia Cecilia Foti
Musiche originali Gianfranco De Franco
Scene e costumi Mela Dell’Erba
Disegno luci Michele Ambrose
Audio e luci Mario Giordano
Organizzazione generale Settimio Pisano
Amministrazione Tiziana Covello
Promozione Rosy Chiaravalle

durata: 1h
applausi del pubblico: 3’

Visto a Milano, Teatro Menotti, il 22 ottobre 2021

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