SOS di Yan Duyvendak e Nicole Borgeat. Se il sistema capitalistico crolla, il vuoto ci annienta

SOS
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Sos (photo: © Steeve Iuncker)

Cosa significa sovvertire l’ordine oggi? I sociologi ci insegnano che una grande crisi può produrre un grande cambiamento; e questo, spesso, può portare alla crescita morale e culturale di una società. Lo spettacolo “SOS (Save Our Souls)” nasce a partire da questa riflessione sacrosanta: dove stiamo andando? Mentre il sistema globalizzato, di questi tempi, cade a pezzi, e il mondo del lavoro stritola le nostre vite tra incertezza e schiavitù, la nostra anima dove è, che fa?

I due ideatori, Yan Duyvendak e Nicole Borgeat, entrambi residenti in Svizzera, una delle nazioni al mondo con più forti connotati capitalistici, si interrogano sull’attuale crisi mondiale – e sono tanti gli artisti che in Svizzera sentono il bisogno di contestare il sistema come prodotto -, crisi morale oltre che economica.

I cinque attori in platea, è il caso di dire così, sono degli scrupolosi venditori di prodotti, li espongono, li presentano al pubblico; e questo ‘spot’, a cui giornalmente siamo abituati, a teatro crea ilarità. L’ordine è ri-creato dopo un iniziale disordine: il palcoscenico è spento, il pubblico entra in un teatro nero, gli attori spuntano dalla platea e lì vi rimangono.

“SOS” è uno spettacolo sempre in bilico, come tutti gli spettacoli che si affidano all’improvvisazione e alla risposta immediata del pubblico, che è ovviamente ogni sera diversa e che crea ogni volta uno spettacolo diverso. La sostanza però non cambia.
Cosa succede se le regole mutano durante il gioco? Ecco di nuovo spezzato l’ordine nato dal disordine: ci confondiamo, non sappiamo cosa fare. Se si interrompe il sistema prodotto a cui siamo tanto abituati, se non c’è niente da promuovere, da acquistare, se la vetrina si spegne, c’è solo il vuoto delle nostre certezze divenute, oramai, confortanti abitudini culturali.

La seconda parte dello spettacolo, dunque, cambia registro, ma il pubblico solo molto dopo se ne accorge. Quello che è sorprendente in “SOS” è la continua trasformazione dei sentimenti di chi è lì per assistere ad uno spettacolo teatrale che spettacolo, usuale, non è: confusione ed incertezza all’inizio, felicità ed ilarità al riconoscimento delle regole, delusione e aggressività per la mancata comprensione, e soprattutto solidarietà collettiva. Vivere assieme una esperienza “diversa” ci rende fratelli di sventura. Qualcuno vorrebbe raccontare la sua storia, come fanno a tratti gli attori, quasi fossimo a una seduta collettiva dallo psicologo. Qualcun altro incalza un attore. Molti chiacchierano con il vicino di poltrona. Le parole si perdono però. Si percepisce l’insuccesso e il vuoto. Si esce frastornati. Tutto però è straordinariamente previsto.

SOS (Save Our Souls)
ideato da: Yan Duyvendak e Nicole Borgeat
con: Véronique Alain, Anne Delahaye, Yan Duyvendak, Mathias Glayre, Nicolas Leresche
scenografia: Sylvie Kleiber
tecnico: Gaaël Grivet
produzione: Dreams Come True, Genève; Comédie de Genéve – Centre dramatique; Arsenic – Centre d’art scénique contemporain, Lausanne; Le Carré – Les Colonnes, St-Médars-en-Jalles, Bordeaux; Bonlieu Scène national, Annecy
durata: 1h 40’
applausi del pubblico: non previsti

Visto a Ginevra, Théâtre de la Comédie, il 5 novembre 2010

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