Teatro della Tosse: 50 anni di storia in mostra a Genova

Ph: Bruno Bianchini - KLPteatro
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Emanuele Conte annuncia un passaggio di direzione, sancito dal suo ultimo “Ubù, re scatenato”

Una mostra per ripercorrere, simbolicamente, 50 anni di vita. L’avventura genovese del Teatro della Tosse – puntellata dai tanti nomi che ne hanno formato la storia – ha in qualche modo rivoluzionato il palcoscenico italiano, intrecciando sperimentazione, impegno civile e passione popolare.

In corso fino al 25 gennaio a Palazzo Ducale, nel pieno centro storico di Genova (ingresso gratuito), l’allestimento celebra lo spirito della Tosse attraverso installazioni immersive, manifesti storici, debutti iconici, video d’archivio e bozzetti originali, ripercorrendo la storia di un teatro che ha trasformato un’antica chiesa in un laboratorio vivo, crocevia di persone e visioni.

Ph: Bruno Bianchini - KLPteatro
Ph: Bruno Bianchini – KLPteatro

Era l’8 ottobre 1975 quando “Ubu Re”, con la regia di Tonino Conte e le scene di Emanuele Luzzati, debuttava nella nuova sede in Salita della Tosse, prima vera casa di un teatro “diverso” che stava nascendo. E a “Ubu Re” sono infatti dedicati molti passaggi dell’allestimento creato in occasione del 50° anniversario. Una mostra in tre sezioni curata da Giampaolo Bonfiglio con la collaborazione di Pier Paolo Rinaldi per le ricerche storiche e di Maria De Barbieri per la parte testuale.

Troviamo esposti – in un tripudio di colori – costumi, scenografie e copioni autografi che narrano l’evoluzione del teatro, a partire dai tre pilastri che lo fondarono: Aldo Trionfo (cui oggi è dedicata una sala), Tonino Conte e Lele Luzzati, fino ad arrivare alle collaborazioni internazionali più vicine a noi. Un percorso che non dimentica il rapporto viscerale con Genova. Come ci racconta Emanuele Conte, autore, regista, scenografo e presidente della Fondazione Luzzati Teatro della Tosse.

Emanuele Conte
Emanuele Conte

La mostra in corso a Palazzo Ducale, in pieno centro storico, è anche un riconoscimento del vostro legame con la città. 
Il Teatro della Tosse, dal 2005 Fondazione, ha sempre avuto un rapporto strettissimo con il territorio. Prima con un peregrinare in giro per la città, fino al 1986, terminato finalmente con una sede stabile nel centro storico di Genova, dove ha contribuito con la sua presenza e la sua attività al rilancio di una zona tanto affascinante quanto complessa e degradata, oggi perfettamente risanata e ricca di proposte culturali e socialità; poi come “teatro abitatore di luoghi” – come lo ha definito Renzo Piano – con i suoi caratteristici spettacoli fuori dal teatro, che hanno popolato spazi non convenzionali di ogni genere.
La mostra nasce quindi come un atto d’amore nei confronti dei genovesi, che sempre hanno sostenuto il nostro lavoro e le nostre avventure, premiandoci con una crescita di pubblico costante, in particolare negli ultimi vent’anni.

I materiali raccolti sono estremamente vari e interessanti. Lasciano immaginare quanti altri ne abbiate “dietro le quinte”: dove raccogliete una storia così lunga?
Da sempre produciamo nei nostri laboratori (sartoria e scenografia) scene e costumi per gli spettacoli che, terminata la loro funzione, vanno a dormire in un magazzino. Una sorta di fascinosa wunderkammer, che racconta attraverso gli oggetti la nostra lunga storia e che li vede poi, spesso, rinascere rielaborati, smontati e ricomposti in nuove forme, per nuovi allestimenti, un grande “archivio” sempre vivo per sviluppare idee e progetti.

Attorno al 2006 ci fu un periodo particolarmente difficile, vicino al fallimento. Come avete fatto a ripartire?
Credo che la prima cosa fu di non tirare i remi in barca, cosa che ci avrebbe portato alla rovina, ma, invece, investire su di noi e sul futuro. Dovevamo innanzitutto ridisegnare l’identità di una realtà teatrale che aveva perso le sue figure artistiche di riferimento.
Poi dovevamo creare una comunità di nuovi spettatori che diventassero lo “zoccolo duro”, anche attraverso un’offerta sempre più ricca di corsi per non professionisti dedicati a tutte le materie del palcoscenico.
Nel 2009 nacque la Claque, uno spazio dedicato a musica, cabaret e performance di piccola dimensione, per raggiungere un parterre meno avvezzo alle sale teatrali.
A seguire, trasformammo una parte del laboratorio di scenografia nel Luzzati Lab, uno spazio multidisciplinare in cui allestire mostre, incontri e laboratori. Il tutto anche in un’ottica di messa a profitto di alcuni spazi del teatro fino a quel tempo sottoutilizzati.
Un percorso di rinascita che è stato possibile grazie ad un gruppo di lavoro coeso e capace, ed anche alle personalità artistiche che mi hanno affiancato in questi anni: Massimiliano Civica, Fabrizio Arcuri e oggi Amedeo Romeo e Marina Petrillo.

Ph: Bruno Bianchini - KLPteatro
Ph: Bruno Bianchini – KLPteatro

I 50 anni della Tosse corrispondono anche al tuo commiato, coronato da un nuovo “Ubù”: un cerchio che si chiude. Perché la scelta di ritirarsi?
Il cerchio si chiude perché ho raggiunto gli obiettivi che mi ero fissato vent’anni fa: dare alla Tosse un futuro, rigenerarne il pubblico (siamo passati da 20.000 a 70.000 spettatori), farla tornare ad essere una realtà di produzione artistica riconosciuta in Italia e all’estero. Ad ottobre 2025 ho messo in scena una mia personale visione del personaggio disegnato da Luzzati, simbolo e santino della Tosse fin dai suoi esordi. “Ubù, re scatenato” resterà il mio ultimo Ubù.
A tutto questo si aggiunge il fatto che quest’anno si conclude un progetto di ristrutturazione del teatro di S. Agostino, che ci ospita da trent’anni, che lo porta ad essere una delle multisale teatrali più moderne e efficienti, anche dal punto di vista energetico, nel panorama nazionale.
Non so esattamente quando lascerò, devo ancora mettere a posto qualche dettaglio… Ma dopo vent’anni di battaglie per la sopravvivenza, può capitare di sentirsi, oltre che orgogliosi, anche affaticati. La mia direzione è cominciata alla fine del 2006, quando avevo 38 anni, ora ne ho quasi 58 e in effetti sono un po’ stanchino.

Anche nella mostra sono evidenti due traiettorie: quella che vi lega ad un forte passato e quella che getta lo sguardo in avanti. Che futuro, dunque, per la Tosse?
Difficile a dirsi. Non so leggere il futuro e nemmeno lo vorrei. Quello che spero è che la Tosse rimanga un teatro libero, aperto alle nuove proposte, capace di scoprire nuovi talenti, coltivando un po’ di quella sana follia che ci ha sempre tenuti lontani dalle mode del momento, continuando ad offrire il proprio punto di vista sul mondo.

Vi lasciamo a qualche immagine della mostra, che prosegue in maniera ideale a Casa Luzzati, con le opere dell’artista cofondatore della Tosse.

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