Ancora danza per B.Motion, che domani chiude una ricca edizione 2011

Love Fire di Yasmeen Godder

Love Fire di Yasmeen Godder (photo: Tamar Lamm)

Bassano, come ognun sa, è terra di grappa, pittori e di Alpini; è là che c’è un famoso ponte disegnato dal Palladio dove, nell’immaginario popolare, la gente – tutta la gente – si dà la mano.
Ma da 31 anni Bassano è anche un appuntamento festivaliero di grande interesse. E nell’ambito di Operaestate, tra Rossini e Donizetti, Marco Paolini e Lella Costa, B.Motion, con le sue due settimane dedicate alla danza e al teatro contemporaneo, è ormai un marchio riconosciuto che sintetizza perfettamente lo spirito più innovativo e contemporaneo di questo festival.
Nato come costola un po’ anomala di OperaEstate, nei suoi primi cinque anni di vita B.Motion, come recita la prefazione all’edizione 2011, si è fatto subito onore accogliendo un’intera generazione di nuovi artisti, e diventando in poco tempo vetrina privilegiata della danza contemporanea internazionale e del teatro italiano di ultima generazione.

Quest’anno, nelle due settimane di programmazione che si chiuderanno domani 3 settembre, consta di 33 appuntamenti di cui 14 prime nazionali e 11 coproduzioni. E poi incontri, workshop, laboratori di critica teatrale, per promuovere il dialogo tra artisti, operatori, critici, ricercatori e pubblico. Obiettivo di certo riuscito, visto che i luoghi, anche quelli assai particolari che il festival è riuscito a reinventarsi (come il Garage Nardini o la chiesa di San Bonaventura), sono sempre stati gremiti – soprattutto di giovani – anche con il caldo più atroce.


C’eravamo già stati l’anno scorso a Bassano, per benedire la fondazione di C.R.E.S.C.O, il Coordinamento delle Scene della Realtà Contemporanea, e ci siamo tornati quest’anno nella prima settimana consacrata alla danza. Eravamo molto curiosi, dopo esserci avvicinati alle nuove generazioni di teatranti, di osservare da vicino anche una nuova generazione di coreografi e danzatori, fervidissima non solo in Italia, ma che fuori del nostro Paese, dove ha molte più possibilità di espressione. Ma non solo questo, abbiamo potuto anche conoscere le nuove creazioni di due coreografe israeliane molto affermate e con proseliti anche in Italia, Iris Erez e Yasmeen Godder.

“E’ dal 2006 che, con Roberto Casarotto, abbiamo pensato di fare di Operaestate uno dei luoghi di privilegio della danza contemporanea in Italia” ci racconta Carlo Mangolini, nostro antico compagno di festival, prezioso funzionario del Comune e responsabile della sezione teatro. “Allora vi era una stagnazione veramente esasperante, oggi invece il panorama piano piano sta cambiando. Monica Francia e Selina Bassini, con la loro associazione Cantieri, ed il Premio Giovane Danza Autori, che si è riverberato in molte regioni italiane, hanno aperto scenari molto interessanti. Abbiamo anche creato un network indipendente italiano dedicato alla giovane danza d’autore, di cui fanno parte addirittura tre regioni, e oggi ci sono ben 18 soggetti, tra rassegne, festival, residenze creative provenienti da 12 regioni italiane. E poi ci sono molti collegamenti con l’estero dove Casarotto, che oltre a ballerino ha anche competenze manageriali, è riuscito ad inserire Bassano come partner organizzativo e produttivo importante. Con B.Motion cerchiamo di collegare la giovane danza italiana con le esperienze che vengono da altri Paesi, come si evince benissimo dalla programmazione”.

Cameo

I protagonisti di ‘Cameo’

Ecco così sfilare, accanto ai finalisti del The Place Prize, il più importante concorso coreografico del Regno Unito, promosso dal centro coreografico The Place che premia il meglio della danza contemporanea professionale britannica, anche produzioni di giovanissimi coreografi e performer italiani.
I finalisti del prestigioso premio inglese sono quattro brevi pezzi assai diversi tra loro: i vincitori Lost Dog in “It needs horses” ripropongono, in un gioco di corpi che non vorrebbero mai districarsi, ora ironico ora sottilmente tragico, un melanconico ritratto di due sgangherati artisti che rimandano ad un improbabile mondo circense in lenta putrefazione.
“Cameo” è invece condotto in scena da un trio di diversa provenienza, lo spagnolo Antonio De La Fe, la brasiliana Mariana Camiloti e l’italiano Riccardo Buscarini, che si materializzano in eleganti e geometriche posture che rimandano ad atmosfere noir.
Più ironica l’inglese Eva Recacha che, pur parlando di morte, in “Begin to begin: a piece about dead ends” realizza coreografie che portano sul palco momenti di vita  quotidiana sulle note ripetitive della ballata tradizionale inglese “Michael Finnegan”.
A noi è piaciuto molto “Fidelity Project” un divertente scontro tra corpi e culture con in scena l’angloafricano Freddie Opoku-Addaie e la tedesca Frauke Requardt. Un duello fisico ed emotivo, tutto costruito su una musica dolcemente ossessiva.

Coreografie assai diverse tra loro, mondi lontani ma che testimoniano la ricchezza che la danza possiede. “La danza è la mia vita – ci confessa la giovanissima Giorgia Nardin – ma sono dovuta andare all’estero per la mia formazione, purtroppo in Italia non esistono conservatori adeguati”. Giorgia, con “Spic e Span”, insieme a Marco D’Agostin e Francesca Foscarini hanno da poco avuto la grande soddisfazione di far parte della generazione Scenario. Francesca Foscarini a B.Motion ha presentato “Cantando sopra le ossa” una danza molto trattenuta, tesa nel suo corpo assolutamente sotto controllo, che concede poco al movimento, assai diversa da quella tutta giocosa presentata con i compagni a Scenario, segno di una ricerca aperta e costante.

Un ulteriore elemento che certifica come B.Motion sia diventato un punto di riferimento per la danza, lo fornisce la quantità di operatori presenti anche dall’estero. Antonio Carallo lavora a Berlino ma ha anche realizzato dei workshop alla Paolo Grassi, mentre Elisabetta Bisaro lavora in una vera e propria casa della danza in Irlanda.
“Questi ragazzi – ci dicono – hanno molte più possibilità di farsi vedere anche all’estero in confronto alle generazioni precedenti, che hanno faticato a far girare i loro lavori. In questo senso stanno nascendo diverse occasioni anche in Italia!”.

Alessandro Sciarroni, che avevamo già visto a Dro, piace molto ai giovani amici che circondano il suo “Joseph”, in quello che a noi sembra un gioco al computer per comporre e scomporre il proprio corpo. Più interessante è il doppio sguardo su ciò che Sciarroni fa, il nostro e quello degli incauti internauti che vengono collegati in diretta.
Più intrigante ci sembra Riccardo Buscarini che, in “Family tree”, dialoga con il particolarissimo corpo di Chiara Bersani, anche lei già conosciuta per il coraggio quasi sacrale con cui espone sempre il suo mondo del tutto particolare.

“Questi parformer sono giovani su cui vogliamo investire – continua Mangolini – Anche per il teatro abbiamo sostenuto molte delle nuove realtà: dai Babilonia ai Santasangre ai Muta Imago. Ci piace seguire il loro lavoro, e per questo abbiamo costruito un rapporto col Teatro Fondamenta Nuove di Venezia, dove i gruppi presentano anche lì i nuovi lavori in divenire. Quest’anno, per esempio, è stata la volta di Teatropersona; ma diamo aiuto anche ai gruppi presenti sul territorio come Nerval Teatro, che presentiamo quest’anno”.

A B.Motion sono arrivate anche le due coreografe di punta della danza israeliana contemporanea: Iris Erez e Yasmeen Godder. Iris Erez in “Homesick” si interroga sul concetto di “casa” e sui suoi diversi significati: i tre danzatori si muovono alla ricerca di protezione sia attraverso il corpo dell’altro sia incuneandosi nel tappeto su cui danzano, devastandolo. Klp ha in serbo per la prossima settimana una recensione dello spettacolo, che dopo Bassano è transitato anche ad Ancona nell’ambito della rassegna Adriatico Mediterraneo.

Più complesso e teatrale, ma anche a volte ridondante, “Love fire” di Yasmeen Godder, dove il valzer diversificato nel tempo e nello stile diventa tappeto sonoro per illustrare l’amore e la lotta dei sessi. E’ una coreografia che vive di accumulo, ogni volta destrutturando e ricomponendo il concetto di rapporto amoroso. Interessante l’uso degli oggetti e l’intervento dell’artista visivo Yochai Matos, che con il suo cuore, totem luccicante, pone fine allo spettacolo. Anche qui – come spesso accade – ci si divide, ma il pubblico che gremisce il Teatro Remondini pare immergersi a capofitto nella modernità di un’arte senza tempo.

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