Il buio è uno spazio dove creare. Pinocchio secondo Virgilio Sieni

Pinocchio - Virgilio Sieni

Giuseppe Comuniello è il Pinocchio di Virgilio Sieni

Pinocchio è un’icona italiana di cui sono state fornite innumerevoli interpretazioni teatrali, da Carmelo Bene ai più recenti Babilonia Teatri e al Teatro delle Apparizioni, solo per citarne alcune. 
Il Pinocchio di Virgilio Sieni è leggermente diverso, e la chiave della performance sta tutta in quel ‘leggermente’.

Cosa vediamo? Uno spazio buio è un’assenza di colore che occlude la percezione visiva. Ma anche ciò che vediamo è solo il frutto di una percezione, spesso, di una interpretazione. Abituati a immagazzinare pigramente immagini in loop abbiamo perso aspetti del visibile spesso trascurati, come i dettagli, o il rapporto tra un determinato oggetto e gli altri nostri sensi.  

Con la sua performance Sieni realizza un rovesciamento di prospettiva, una frantumazione delle sensazioni che va a costruire uno spazio-tempo diegetico nuovo, una sorta di zona zero dalla geografia oscura, benché istintivamente riconoscibile.  

La scena che ci accoglie è povera, e in qualche modo ricorda l’ambiente della fiaba di Collodi (“La casa di Geppetto era una stanzina terrena, che pigliava luce da un sottoscala…”). Poca luce, pochi oggetti sparsi nello spazio scenico, tra cui alcuni tamburelli, una lavagna, un cappello a punta, un ciocco di legno che vanno a rappresentare le dinamiche salienti della performance, tratteggiando momenti-territori indefinibili che prendono forma in rapporto ai rumori, ai suoni, al tatto.  Elemento aggiunto sono  le linee delineate a terra da nastri adesivi, per aiutare Giuseppe, danzatore non vedente dal 2007, a muoversi in rapporto allo spazio.

Pinocchio/Giuseppe ci mostra “ciò che sente”, portandoci nel risveglio del burattino che, a poco a poco, come un bimbo appena nato, scopre il proprio corpo e il mondo intorno a sé attraverso sensi incontaminati dal piano visivo. Sperimenta, costruisce narrazioni autobiografiche, interagisce con il pubblico chiamandolo a partecipare alla sua scoperta del gesto, vive la sua avventura con ostacoli di vario genere, inventa figure che fanno sorridere e crea un’empatia con chi osserva simile a quella di un bambino che, attraverso il racconto di una fiaba, riesce a vedere immagini sconosciute, che non appartengono alla sua realtà.

La musica aggiunge poesia, ma non predomina sulla magia dei quadri gestuali, opere a se stanti, come dipinti. Anche i tempi della performance, dilatati anche se perfettamente fruibili, sottolineano l’imprevedibilità di un andamento condotto dalle percezioni.

La storia di Pinocchio, tornando all’osservazione iniziale, è in un certo senso quella classica, ma resa leggermente diversa proprio dalla prospettiva con cui viene raccontata, rendendo il non vedere una possibilità anziché un limite.
In quest’ottica, Pinocchio diventa Giuseppe che vive la sua avventura come danzatore, e la fiaba diventa l’opportunità, per ognuno di noi, di attingere al viaggio della vita con nuove risorse.

Pinocchio leggermente diverso
coreografia, regia, luci: Virgilio Sieni
interprete: Giuseppe Comuniello
assistente al progetto: Giulia Mureddu
musica: John Dowland
elementi scenici: Antonio Gatto
tecnico luci: Roland Van Ulden
tecnico suono: Umberto Foddis
produzione: Compagnia Virgilio Sieni
in collaborazione con AMAT per Civitanova Danza

durata: 1h
applausi del pubblico: 2′ 40”

Visto a Firenze, Cango Cantieri Goldonetta, il 7 dicembre 2013


 

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