Il Kaspar Hauser di Hermanis rivive con la musica

Die geschichte von Kaspar Hauser - Alvis Hermani

Die geschichte von Kaspar Hauser (photo: Tanja Dorendorf)

Per l’ultimo giorno di programmazione della settima edizione del Napoli Teatro Festival Italia, al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, realizzato nel 1989 in omaggio alla prima tratta ferroviaria italiana (la Napoli-Portici), negli edifici un tempo opificio borbonico, va in scena “Die Geschichte Von Kaspar Hauser” del regista lettone Alvis Hermanis.

Hermanis, genio teatrale venuto dall’Est e acclamato in tutti i festival (ricordiamo la sua presenza per l’incontro col pubblico romano a Le vie dei festival di qualche anno fa), si è voluto confrontare con una storia che ha influenzato tutta la letteratura romantica europea: il suo Kaspar, prodotto dalla Schauspielhaus di Zurigo, è un ragazzo alto dai tratti nordici, dall’aspetto smarrito e inquietante.

Era il 26 maggio 1828 quando, in una piazza di Norimberga, comparve un adolescente in grado di pronunciare solo un nome, Kaspar Hauser, e poco altro.
Riusciva a nutrirsi esclusivamente di pane e acqua, e reagiva violentemente a qualsiasi stimolo sensoriale. Dopo mesi di cure imparò a parlare, leggere, scrivere e raccontò di aver passato gli ultimi dodici anni in una cella buia, incatenato al pavimento. Da qui le ipotesi che fosse un principe, vittima di intrighi dinastici o, al contrario, un impostore in cerca di notorietà.

Lo spettacolo si apre quindi con Kaspar che viene rimosso dalla sabbia in cui annegava e catapultato da un nano nella vita reale (la piazza di Norimberga, nella storia vera). C’è anche un cavallo bianco a completare questa immagine onirica, ottocentesca e retrò.

Subito dopo fanno il loro ingresso in scena sei figure in total black, col viso coperto come detenuti di Guantanamo o pescatori asiatici. Saranno loro i veri protagonisti dello spettacolo, e scopriremo che, oltre a narratori della vicenda, sono anche pianisti (Strauss, e non solo lui, verrà suonato dai quattro pianoforti posti a sinistra sul palco).

La trovata geniale, spiazzante e poetica è che gli abitanti di Norimberga, i protagonisti della vita cittadina, incuriositi da quest’uomo misterioso che non parla e non reagisce, sono bambini vestiti da anziani, che vengono mossi e manipolati dagli uomini neri. Perfino le voci sono in playback.

Questi anziani bambini, che ospiteranno Kaspar e lo rieducheranno fino ad arrivare a conoscere una parziale verità, non sono una nuova “classe morta”, ma lo stravolgimento del burattino: insieme alle loro guide nere rappresentano un teatro visivo umano, che azzera la poetica del corpo e della parola per sottolineare la storia e la lontananza “fisica” tra gli esseri umani.

Questo romanzo di formazione forzata, che si sviluppa negli interni borghesi dell’Europa ottocentesca, vede Kaspar nel ruolo inadeguato di un Gulliver ariano, di una Biancaneve al maschile da cui emerge tutta la disumanità del personaggio, incapace di passare dalla porta, di dormire comodamente, ma anche di instaurare un rapporto umano col Sindaco suo precettore. Una disumanità che diventerà però dolcezza.

Il meccanismo dello spettacolo, composto da trenta quadri prontamente scanditi da questi uomini neri senza volto, diventa però con la durata della messa in scena ripetitivo: la tensione non cresce, tranne che nella scena finale, quando il requiem per la morte di Kaspar verrà suonato dagli stessi ragazzini, che da anziani intellettuali diventeranno sestetto d’archi, svelando come in un gioco di prestigio le loro capacità musicali, e tramutando lo spettacolo in un omaggio alla musica e alla sua forza magica, oltre ogni letteratura ed epoca storica.

DIE GESCHICHTE VON KASPAR HAUSER

regia: Alvis Hermanis
con: Jirka Zett, Patrick Güldenberg, Isabelle Menke, Milian Zerzawy, Friederike Wagner, Ludwig Boettger, Chantal Le Moign, Roland Hofer, David Fischer, Mira Szokody, Sinan Blum, Linus Von Seth, Lorena Schwerzmann, Charlotte Zimmermann
scene: Alvis Hermanis
costumi: Eva Dessecker
musiche: Jekabs Nimanis
luci: Ginster Eheberg
drammaturgia: Andrea Schwieter
produzione: Schauspielhaus – Zürich
progetto finanziato con POR FESR 2007-2013 “La cultura come risorsa”

durata: 1h 40’
applausi del pubblico: 2’ 35’’

Visto a Pietrarsa (NA), Museo Nazionale Ferroviario, il 22 giugno 2014
Prima italiana


 

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