Il massacro vegetale di Ubu re inaugura lo spazio parigino dedicato al teatro di figura

Ubu - Label Brut

L’Ubu roi di Laber Brut (photo: © Nada Théâtre)

A novembre a Parigi cadono le foglie ma fioriscono i teatri. Nel pieno centro della Ville Lumière, nel quinto arrondissement, è stato appena inaugurato il Mouffetard – Théâtre des arts de la marionnette, una nuova struttura aperta grazie alla lungimiranza della città di Parigi, del Ministero della Cultura e della Comunicazione, della regione Ile-de-France ma soprattutto grazie al lavoro e alla costanza del Théâtre de la Marionnette diretto da Isabelle Bertola.

L’ensemble organizzativo riesce così, dopo vent’anni di nomadismo e collaborazione con diversi spazi culturali della città fra i quali il teatro Gérard Philippe-CDN Saint Denis, a dotarsi di un vero e proprio luogo dove poter programmare un cartellone interamente dedicato al teatro di figura.

La particolarità di questo nuovo spazio risiede nel fatto che la sua stagione sarà quasi completamente dedicata ad un pubblico adulto, in ragione della considerazione sempre crescente che il teatro di figura sta riuscendo ad ottenere sul panorama teatrale.

Isabella Bertola presenta questa prima stagione definendola “audace ma tradizionale allo stesso tempo”.
In questo primo anno il palco del Mouffetard ospiterà infatti alcune delle compagnie che hanno segnato la storia della creazione contemporanea del teatro d’oggetti, ma non trascurerà le nuove produzioni. Il programma si apre con la compagnia Label Brut che presenterà lo storico “Ubu Roi” prodotto da Nada Théâtre, in seguito sarà la volta della Cie Trois-six-trente e delle sue marionnette iper realistiche e della Cie Emile Valantin con il suo “Scapin”.
Durante la stagione ci sarà spazio anche per le creazioni dei giovani artisti, in particolare durante il Festival Scènes ouverte à l’insolite, in programma a maggio.

Il Mouffetard non offre però solo spettacoli serali. Lo staff ha deciso infatti di offrire al pubblico la possibilità di accedere ai suoi materiali storici, con una sorta di biblioteca dedicata al teatro di figura: aperta gratuitamente a tutti, la sala raccoglie una lunga lista di libri, giornali e testi internazionali grazie ai quali è possibile approfondire, mappare e studiare il panorama della creazione contemporanea di questo settore.

A metà mese il teatro ha ospitato una versione dell’Ubu Roi molto particolare. Il lavoro, creato ventiquattro anni fa da Babette Masson e Guilhem Pellegrin e presentato dalla compagnia Label Brut, mescola teatro d’attore e di figura in un adattamento “vegetale” che mette al centro della scena la forza e la contemporaneità del testo di Alfred Jarry.

Una scena scura e con pochi elementi dal sapore barocco accoglie Mère e Père Ubu. Truccati come mimi grotteschi, i due protagonisti sono in attesa degli invitati per il loro banchetto. L’attenzione è tutta rivolta su Mère Ubu, moderna Lady Macbeth, che insinua poco a poco in Père Ubu il desiderio di diventare re della Polonia con un colpo di stato.
Da qui in poi tutte le loro energie si concentreranno su questo sogno, e per realizzarlo saranno disposti ad attuare una vera e propria carneficina. Con un massacro che avverrà davvero sotto i nostri occhi.
A soccombere sotto le lame dei due carnefici non saranno però pupazzi o marionette, ma semplici verdure: porri, finocchi, patate, cavoli rossi e insalate; i coniugi Ubu non faranno sconti a nessuno.

Con una grande capacità di interpretazione i due attori danno vita a questi personaggi vegetali facendoli vivere e soffrire su una tavola imbandita.
Un gruppo di semplici porri diventa la rappresentazione di una nobiltà fragile e spaventata, destinata ad un massacro senza precedenti. Père Ubu, armato di un lungo coltello da cucina, li condanna a morte uno ad uno, facendo cadere a terra le loro teste bianche.
Il colpo di stato raggiunge il suo culmine nell’uccisione del vecchio re di Polonia, rappresentato da una marionetta in legno con un grappolo d’uva al posto del corpo, che avanza lenta e zoppicante sul tavolo. Laurent Fraunié, che dà voce e corpo ad un cinico e folle Père Ubu, si getta sugli acini d’uva e li divora con gusto.

La scelta semplice ed efficace dell’uso della verdura e della frutta diventa in questo istante ancora più forte: la violenza della dittatura diventa reale grazie agli schizzi d’uva, al profumo dei porri fatti a pezzi e al rumore dei finocchi che si rompono sotto le lame del coltello.

La presenza scenica dei due attori, che con disinvoltura danno voce e vita ad una corte vegetale degna del re Sole, non cala neanche per un istante, trasformando quella che era una tavola imbandita in un campo di battaglia devastato.

Il lavoro, in scena dal 1990, è stato rappresentato in tutto il mondo.
A fine spettacolo, abbandonate le vesti di Mère e Père Ubu raccontano che “in tutti questi anni lo spettacolo ha cambiato solo tre volte l’attore che interpreta Père Ubu, ed è come se ogni volta lo spettacolo diventasse più contemporaneo. Questa sera una signora è venuta a dirci: “è incredibilmente attuale, sembra parli di oggi e di tutte le guerre che di cui leggiamo ogni giorno sui giornali”. Ed effettivamente è così, ogni volta che lo recitiamo ci rendiamo conto di quanto il testo di Jarry risuoni anche nella nostra contemporaneità. Quando lo abbiamo creato erano gli anni di Ceausescu, guardavamo i servizi alla televisione e ci dicevamo: sono peggio di noi e della nostra follia in scena!”.

“Grazie a questo spettacolo – proseguono Babette Masson e Laurent Fraunié – siamo stati ovunque, dall’India all’Africa e solo una volta ci è stato impedito di recitarlo: in San Salvador. In base ai Paesi in cui lo presentiamo cambiano alcune delle verdure che utilizziamo (per motivi di reperibilità), ma la reazione è sempre la stessa: il pubblico ride della pazzia dei coniugi Ubu e al contempo resta affascinato dalle immagini visive e dalla potenza del testo.
Ci sono cose che scioccano di più in alcuni Paesi rispetto ad altri.

Una delle questioni che emerge spesso a fine spettacolo è lo spreco alimentare che avviene sulla scena. E’ interessante però il fatto che queste critiche ci vengano fatte solo nei Paesi “ricchi”, mentre in luoghi dove ci sono reali carenze alimentari la forza dell’immagine teatrale prevale sullo spreco.
La scelta di utilizzare gli alimenti è legata proprio all’idea di vitalità e di energia: ci piaceva pensare che il fastidio che può provare il pubblico vedendo il nostro cinismo in scena sia in qualche modo legato alla violenza reale dei dittatori che, con indifferenza, mandano a morte migliaia di persone. Abbiamo scelto di raccontare questa violenza attraverso le verdure ispirandoci ad alcuni disegni di Salvador Dalì, e selezionando poi, durante le prove, le verdure che ci sembrava avessere una particolare predispozione per la scena. I porri sono diventati da subito dei perfetti nobili, mentre per gli champignon non c’è stato scampo: li abbiamo fatti subito fuori!”.

Ubu
testo: Alfred Jarry
adattamento: Guilhem Pellegrin
messa in scena: Babette Masson etGuilhem Pellegrin
con: Babette Massonet Laurent Fraunié
direzione degli attori: Jean-Louis Heckel
messa in tavola, tovaglia e “ripieno”: Agnès Tiry
costumi e trucco: Françoise Tournafond
luci: Philippe Albaric
ricerca musicale: Samuel Bonnafil
rifornimenti: Gilles Blanchard
produzione: Label Brut, compagnie associée au Carré, Scène nationale de Château-Gontier et conventionnée par le Ministère de la Culture – DRAC Pays de la Loire
coproduzione: Nada Théâtre, Les Plateaux d’Angoulême
sostegno: Centre culturel de Fos-sur-Mer, 4e festival de marionnettes

durata: 50′
applausi del pubblico: 2’ 30’’

Visto a Parigi, Le Mouffetard – Théâtre des arts de la marionnette, il 16 novembre 2013


 

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