In_Ocula: attenti a Lilith!

In_Ocula

In_Ocula (photo: parabolefraisanpietrini.blogspot.com)

Raramente capita che approdi a Roma una compagnia non romana quasi del tutto sconosciuta. Un nome nuovo nella giungla della scena contemporanea. A volte però capita, e quindi diventa doveroso andare a testimoniare, quando possibile. Se poi il tutto accade negli accoglienti spazi del Forte Fanfulla per la pimpante rassegna Parabole fra i Sanpietrini organizzata da OffRome, ancora meglio.
In scena una compagnia di recente formazione (2009): In_Ocula, da Faenza, in una delle prime sortite extra-romagnole con “Disambigua – Sephirot#1”.

Una donna sola in scena interpreta Lilith, il demone femminile. Il suo intento è una discesa agli inferi (dentro una vasca da bagno) per poi coinvolgere il pubblico in sala nelle sue provocazioni.
Ma Lilith è anche la Prima Eva (o meglio la prima moglie di Adamo) divoratrice di neonati, donna ribelle e sadica.

Non si può dire, fin da subito, che gli In_Ocula non abbiano personalità: Cristina Ghinassi, sola in scena, modula la voce con ottimi risultati, tra il satanico e il farsetto. Con questo doppio tono crea l’illusione di un dialogo con un entità che chiama Dio (ma presumibilmente è il diavolo), in uno stravolgimento di ruoli e prospettive.

La performer riesce ad ammaliare il pubblico (quando lascia un cellulare al suo presunto marito in sala per poi chiamarlo, oppure quando fa alzare tutti i presenti invitandoli a risponderle con alzata di mano); e allo stesso modo lo disgusta, mostrando un cuore di bue insanguinato che prima addenta, poi infilza e infine arrostisce, riempiendo di fumo maleodorante la sala.

Andrea Fronzoni alla regia non è da meno: costruisce immagini affascinanti (la Lilith di rosso vestita la cui ombra trionfa in mezzo al fascio di luce dell’occhio di bue, il gioco di video e trasparenze in cui Lilith si specchia e svanisce) anche se non sempre originali (ma ormai nel teatro cosa c’è di veramente nuovo?) e le trasforma con rigore estetico (la parrucca biondo platino diventa una maschera satanica rosso porpora, gli stivali da pioggia sostituiscono i tacchi a spillo quando Lilith da provocatrice lussuriosa diventerà boia e chirurgo).

Se si può fare un appunto a questa compagine che merita attenzione, è forse quello di mettere troppa “carne al fuoco” (permettete la battuta!) in soli cinquanta minuti di spettacolo.
Forse il momento in cui Lilith sfonda la quarta parete è il momento più sofferente, stretto fra immagini nitide e un finale spiazzante e d’impatto così forte che lascia il pubblico smarrito, indeciso fra un applauso fragoroso e un’uscita repentina dalla sala infestata dall’odore di carne bruciata.

DISAMBIGUA – SEPHIROT#1

di Cristina Ghinassi e Andrea Fronzoni
con: Cristina Ghinassi
regia: Andrea Fronzoni
suono e musiche dal vivo: Federico Visi
progetto video: Andrea Pedna
spettacolo prodotto con il sostegno di Do – nucleo culturale e Casa del Teatro di Faenza
durata: 50’
applausi del pubblico: 1’ 03’’

Visto a Roma, Forte Fanfulla, il 9 marzo 2012

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