Remake della Grande Depressione per Balletto Civile

Non si uccidono così anche i cavalli?
Non si uccidono così anche i cavalli?

Non si uccidono così anche i cavalli? (photo: Marco Caselli Nirmal)

Celebre pellicola di Sidney Pollack del 1969, tratta dal romanzo di Horace McCoy (“They Shoot Horses, Don’t They?”, 1935), “Non si uccidono così anche i cavalli?” diventa occasione per Fondazione TeatroDue e Balletto Civile di dar vita a un complesso lavoro d’insieme, con 22 attori e un quartetto di musicisti accampati su una pista da ballo.
Accampati nel senso letterale del termine, visto che la vicenda prende le mosse da un genere crudele di spettacolo in voga nella California dei primi anni Trenta: maratone di ballo interminabili durante le quali coppie di disperati, vittime della grande depressione, ballavano per giorni interi, sedotti dai millecinquecento dollari di premio a chi resisteva di più, o dall’eventualità di essere notati da qualche produttore cinematografico e teatrale. Un gioco al massacro che portava i concorrenti alle estreme conseguenze della fatica fisica e psicologica.

Il pubblico pagante diviene pubblico partecipante, radunato attorno alla pista da ballo, e assiste impietoso al logorio di corpi e menti, sottraendo l’interesse per la gara in sé per incarnarlo nel voyerismo inetto e morboso dello spettatore contemporaneo, uno spettacolo nello spettacolo che ritrae l’inquietante attualità mediatica mentre consuma il dramma di una generazione, allora come oggi, più vittima che protagonista dello show business.

Ci imbattiamo quindi in una sorta di talent/reality show ante litteram, dove chi gareggia è disposto a lasciarsi coinvolgere in una cinica sagra del sadomasochismo, claustrofobica critica alla brama illusoria di fama e denaro facili, da ottenere con ogni mezzo senza scrupoli di dignità o privacy.


La messa in scena si aggrappa prepotentemente al connubbio tra teatro e danza, dove quest’ultima si mette a servizio del primo, legandosi in modo stretto all’oggettivazione di ciò che la pièce va a raccontare. Non una coreografia precostituita ma un’incorporazione simbiotica tra due drammaturgie, scenica e fisica, votate alla creazione di una partitura comune.
Il risultato è un paesaggio quasi metafisico, in un’ambientazione d’epoca molto attenta a non cadere negli eccessivi estetismi degli spettacoli in costume, permettendoci di bene identificare la nostra crisi attuale con la Depressione di quei tempi.

Poi, a un certo punto, qualcosa si arena. I contrappunti di varie umanità si animano, portando alla ribalta ogni genere di caso sociale, dagli sbandati agli indigenti, dagli immigrati in cerca di una vita migliore agli individui più ambigui e arrivisti fino ai più frustrati puritani. Un susseguirsi di tragiche figure e metastasi sociali diligentemente coordinate, ma che non riesce a evitare di intrappolarsi in se stesso, e lo sguardo commiserevole alle vicende di quegli anni difficili si dirada in una carrellata di personaggi, ognuno con la sua storia e i suoi sogni, da sfogliare come pagine, ma un po’ troppo annacquati, come il whiskey che ravviva l’orchestrina e il presentatore.

La collaborazione tra regia (Gigi Dall’Aglio) e scrittura fisica (Michela Lucenti) è ricca di spunti e valorizzazioni sceniche, in un crescendo tormentato di stenti ed esasperazioni che stratificano l’ossatura dello spettacolo, ma se i coreografici straniamenti degli interpreti si innestano come valore aggiunto all’opera, la narrazione scenica fatica a procedere, quasi come se la stanchezza si attanagliasse anche allo spettacolo in sé, oltre che ai ballerini.
Del resto il rischio di peccare di monotonia in una pièce (di oltre due ore) in cui la monotonia è essa stessa protagonista dell’opera è un’insidia che non può non far parte del gioco.
E ballando le crisi si sopportano meglio.

NON SI UCCIDONO COSÌ ANCHE I CAVALLI?

di Horace McCoy
traduzione e adattamento: Giorgio Mariuzzo
con: Roberto Abbati, Alessandro Averone, Maurizio Camilli, Andrea Capaldi, Cristina Cattellani, Ambra Chiarello, Laura Cleri, Andrea Coppone, Paola De Crescenzo, Massimiliano Frascà, Francesco Gabrielli, Luchino Giordana, Francesca Lombardo, Michela Lucenti, Luca Nucera, Massimiliano Sbarsi, Emanuela Serra, Giulia Spattini, Chiara Taviani, Nanni Tormen, Marcello Vazzoler, Chantal Viola
adattamento musicale/pianoforte: Gianluca Pezzino
clarinetto/sax: Paolo Panigari
contrabbasso: Francesca Li Causi
batteria: Gabriele Anversa
voce: Carlo Massari
direzione allestimento: Mario Fontanini
costumi: Marzia Paparini
fonica: Andrea Romanini
direzione di scena: Chantal Viola
luci: Luca Bronzo
scrittura fisica: Michela Lucenti
assistente alla scrittura fisica: Carlo Massari
regia: Gigi Dall’Aglio
assistente alla regia: Agnese Cesari
produzione: Fondazione Teatro Due in collaborazione con Balletto Civile
durata: 2h 06′
applausi del pubblico: 2′ 31″

Visto a Parma, Teatro Due, il 17 gennaio 2012

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