Le anticipazioni di Next 2025. Torna il laboratorio delle idee della Lombardia

Ahi Maria! di Tieffe Teatro (ph: Lorenza Daverio)
Ahi Maria! di Tieffe Teatro (ph: Lorenza Daverio)

Nata nel 2009 per sostenere la programmazione delle sale, sviluppare contatti fra operatori e promuovere la distribuzione di nuove produzioni, la manifestazione è stata confermata anche per 2026 e 2027

Come accade ogni anno da quasi tre lustri, abbiamo ancora una volta colto l’occasione della nuova edizione di Next, la manifestazione promossa dalla Regione Lombardia in collaborazione con Fondazione Cariplo e affidata all’AGIS lombarda. Siamo stati a Milano, fra Teatro dell’Elfo, Parenti e Spazio Dancehaus, l’11 e il 12 novembre insieme ad operatori giunti da tutta Italia per assistere a frammenti delle nuove creazioni delle compagini teatrali della regione.

Il nostro interesse non è tanto quello di commentare ciò che abbiamo visto, essendo presentati solo frammenti delle nuove creazioni, spesso in divenire, ma cercare di capire le direzioni verso cui si muovono il teatro e la danza lombardi, e soprattutto di quali contenuti e stili si nutre. Purtroppo ci tocca ripetere che, ad essere presenti nella vetrina ufficiale, sono quasi sempre le stesse compagnie e, per la maggior parte dei casi, tutte circoscritte su Milano. Sarebbe quindi interessante cambiare qualche meccanismo obsoleto, per permettere ogni tanto di essere sorpresi da nuovi gruppi provenienti magari da altre province lombarde.

Qualcosa si è comunque mosso. E in questo senso, lodevole è l’iniziativa di programmare al Piccolo Teatro Studio Melato due giovani compagnie, quest’anno i Moustaches e LAB 121. Ma durante i due giorni ci sono stati anche proficui scambi d’idee tra operatori ed artisti per approfondire i progetti visti, una pratica non così scontata.

Sono stati poi scelti cinque spettacoli di altrettante compagnie emergenti: Industria Scenica con “Sono solo parole”, Oyes con “La (in)coscienza di Zeno”, Servomuto Teatro con “Dodeskaden”, Teatro del Simposio con “Storia di un impiegato, un’altra storia”, TDB con “Shakespeare a palla – La Tempesta” e due compagnie under 35 (Dimore Creative con “Tecniche di lavoro di gruppo” e “Appunti per uno schiuma party” e VidavéCompany con “Folklore dynamics”) per la programmazione in teatri, festival e circuiti regionali multidisciplinari riconosciuti dal MIC, particolarmente attenti alla valorizzazione della nuova scena contemporanea.

Tornando alle due giornate di programmazione ufficiale, le compagnie di prosa selezionate dalla commissione preposta quest’anno sono state 15, cinque invece quelle di danza.
Come sempre il nostro maggiore interesse si è concentrato sulle nuove drammaturgie.

Il teatro milanese Filodrammatrici anche in questa edizione ha presentato un frammento degno di nota, firmato dal duo Amadio/Fornasari: parliamo di “Tape, la registrazione” di Stephen Belber, con Tommaso Amadio, Camilla Pistorello e Umberto Terruso , nella traduzione e regia di Bruno Fornasari. E’ un testo ben concepito e ben recitato che, pur scritto nel 1991, nel riverberare un episodio avvenuto anni prima tra due amici, vittima una loro coetanea, scava ancor oggi “nei meccanismi della memoria, nel bisogno di verità e nella violenza sotterranea dei rapporti affettivi”.

La compagnia Animanera si è affidata ancora con successo a Magdalena Barile per una scanzonata biopic story sulla scrittrice e poetessa Anais Nin. In “Rosa Conchiglia – Anais Nin e i giorni del porno”, Debora Zuin ci mostra con abilità interpretativa la disinibita ed eccentrica scrittrice a New York nel 1940, appena scappata da Parigi e dalla guerra, che cerca, adattandosi a comporre racconti erotici, faticosamente, di radicarsi nella nuova realtà a contatto con un gruppo di squattrinati intellettuali.

Ci sono anche creazioni che ripetono negli anni, con successo, modi di porsi in scena particolari, com’è accaduto per due frammenti visti.
Il nuovo spettacolo di Gipo Gurrado, targato Elsinor, “FUCK*” è infatti l’ultimo capitolo della sua “Modern Musical Trilogy” che, dopo “Supermarket” e “Family”, mette al centro del suo particolare “canto e movimento collettivo” l’approccio amoroso, visto in tutte le sue diramazioni, che si intrecciano tra loro su una metropolitana con un gruppo di otto attori che già conoscevamo, e che si adattano molto bene al gioco scenico di Gurrado: Andrea Lietti, Giovanni Longhin, Ilaria Longo, Nicola Lorusso, Roberto Marinelli, Paola Tintinelli, Marco Rizzo ed Elena Scalet, che in modo poeticamente coordinato, attraverso i movimenti scenici e le coreografie di Maja Delak, si muovono sul palco. Ci rimane davvero la curiosità dell’ulteriore sviluppo.

Ci è già piaciuto molto, poi, il frammento pieno di senso e sentimento del consueto teatro-canzone di Tieffe Teatro, dedicato questa volta a Rino Gaetano, scritto da Emilio Russo con gli arrangiamenti musicali di Alessandro Nidi. “Ahi Maria!” mette in scena tutto il mondo del cantautore calabrese, tra gioia, tristezza e melanconia. La vita e le canzoni di Gaetano rivivono per mezzo di un gruppo affiatato di cantanti e musicisti.

Il teatro americano vicino alla prima metà del secolo scorso, e proposto frequentemente nel cinema, che in questi anni è stato riportato in gloria da moltissime produzioni sui palcoscenici italiani, è stato presente anche a Next con “Un tram che si chiama desiderio” del Franco Parenti, diretto dal promettente Luigi Siracusa, che cura anche scene e costumi. La creazione, allontanandosi giustamente dalla celebre pellicola con Marlon Brando, si concentra sui quattro personaggi principali, rinchiusi in una specie di gabbia, tra risentimenti e illusioni. Sara Bertelà guida un gruppo di tre bravi giovani attori: Stefano Annoni, Silvia Giulia Mendola e Pietro Micci.

L’America è anche protagonista (ma da una visuale del tutto diversa) in “Venivamo Tutte per Mare” del Teatro dell’Elfo, tratto dal romanzo di Julie Otsuka, che propone in modo biografico una pagina poco conosciuta della storia, le vicende agghiaccianti delle giovani donne giapponesi giunte in America come spose per procura, e che invece di un futuro roseo e pieno di prospettive dovevano fare i conti con una realtà brutale e faticosa e che, dopo l’attacco di Pearl Harbour, vennero anche internate, essendo parte del nemico, in campi isolati, subendo perdite e violenza.
Le vicende sono narrate in modo corale da Cristina Crippa, Carolina Cametti, Elena Russo Arman su regia di Cristina Crippa e Elio De Capitani.

L’universo femminile viene esplorato anche in “Bovary” da Stefano Cordella e Elena C. Patacchini di MTM, con una meravigliosa Anahì Traversi, e in “Mother”, sul tema della maternità, con Rossella Fava diretta da Renato Sarti per il Teatro della Cooperativa.
Il duo consolidato di ATIR, Jacopo Maria Bicocchi e Mattia Fabris, ha presentato invece “S/ragion di guerra”, che nel suo progetto sul tema urgentissimo della guerra compie un viaggio fra tutte le guerre, leggero ma intimamente profondo, parlando di pace. Il tutto passando attraverso le parole di Emilio Lussu, Remark, Gino Strada, Rodari, Gaber, Bruce Springsteen e Foster Wallace.

Non poteva che essere presente a Next il comico, attraversato però da lampi di melanconia e ironia a volta corrosiva, elemento che ha accomunato due produzioni affidate a due rinomate figure del nostro teatro, Giole Dix e Giacomo Poretti.
Gioele Dix con “Eccoci” del Centro Teatrale Bresciano presenta tre inattese disavventure prendendo spunto da sé stesso ma anche da Feydeau e Dorothy Parker: ne abbiamo visto un gradevole e sarcastico frammento con in scena Valentina Cardinali e Francesco Aricò, per un ideale viaggio storico intorno al rapporto uomo-donna.
Giacomo Poretti invece è regista di “Bobby”, prodotto dal Teatro de Gli Incamminati su testo di Francesco Brandi. In scena lo stesso Brandi, che instaura un dialogo con un pupazzo dalle sembianze di donna (Ippolita Baldini) per cercare di conoscere meglio le contraddizioni che lo abitano.

Infine, ultimo ma non ultimo, il già promettente “Lettere dell’aldilà” del giovane Yuri Casagrande Conti, anche in scena con Salvatore Aronica e Francesca Ziggiotti. Qui protagonista è Elio, orfano di entrambi i genitori che vive intrappolato in questo suo lutto, incapace di aprirsi agli altri, in primis alla compagna Arianna e al suo amico, padre Vlad. Lo spettacolo intende esplorare con delicatezza temi complessi come il lutto, la religiosità e la fragilità emotiva.
Dello spettacolo ci piace segnalare chi lo produce, Qui e Ora Teatro, TIB Teatro di Belluno in coproduzione con tuttoteatro.com e con il sostegno di Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt), bel segno di sinergie molto diverse tra loro, che si sono messe insieme per il progetto.

Ugola animale (ph: Lorenza Daverio)
Ugola animale (ph: Lorenza Daverio)

Cinque, si diceva, le creazioni di danza che abbiamo visto negli articolati spazi di DanceHauspiù di via Tertulliano, dall’omaggio a Puccini di Ariella Vidach di Turandot Multiscape, seconda tappa dopo “Koppelia” della trilogia sulla rilettura dei classici in chiave tecnologica, attraverso i tre enigmi della famosa Principessa del Gozzi, a “Ugola animale” di Fattoria Vittadini con ben dieci performer in scena, esistenze portatrici delle innumerevoli forme dell’umano e della sua bestialità. E ancora la ricerca di una danza perduta nel tempo de “Il Danno” di Susanna Beltrami o “Mother “ presentato dalle Perypezye Urbane di Giovanni Sabelli Fioretti che “esplora l’intersezione tra coreografia, tecnologia digitale e intelligenza artificiale”.
Il nostro interesse è stato alimentato anche da “Enough” di Sanpapié/SPaCCa, la nuova coreografia di Lara Guidetti che, partendo da Narciso e Boccadoro, mette al centro della scena i corpi diversi e uguali di Michele Who e Gabriel Interlando, che si cercano e s’intrecciano evocando immagini ancestrali e, allontanando ogni emanazione erotica, ci ridonano il piacere della danza e della sua capacità di esprimere le connessioni e gli intrecci tra i corpi, ma al medesimo tempo la volontà di esprimersi liberamente, senza restringimenti di sorta.

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