A place of safety. Il Viaggio nel Mediterraneo di Kepler-452

A place of safety (Kepler-452) Ph: Luca Del Pia
Ph: Luca Del Pia

In collaborazione con Sea-Watch ed Emergency, le voci degli operatori umanitari per raccontare la realtà della tratta migratoria

Conosciamo bene il modus operandi della compagnia bolognese Kepler-452, che abbiamo la fortuna e il piacere di seguire dal primo spettacolo che ha avuto risonanza nazionale.
La caratteristica profonda delle creazioni di Nicola Borghesi, Enrico Baraldi e soci è stata sempre quella di immergersi a capofitto nella realtà, nelle sue contraddizioni più profonde, per riuscire a scavare nelle ferite più sanguinose, ponendo in scena spesso i protagonisti delle vicende narrate, che interagiscono con gli artisti della compagnia creando un originale teatro-documento.

Così, per esempio, è accaduto ne “Il giardino dei ciliegi” che, parafrasando Cechov, metteva in scena la denuncia di un crudele sfratto di un luogo di benefica essenza e, ancora, in modo più potente, ne “Il Capitale”, dove era lo sciopero ad oltranza della GKN di Campi Bisenzio che aveva il compito di enucleare le storture dello sfruttamento in fabbrica, ospitando sul palco gli stessi operai.

Nel loro ultimo lavoro, “A Place of safety”, visto al Teatro Storchi di Modena, a fare da perno allo spettacolo è il tema vergognoso e angosciante dei migranti, e ad essere affrontato è il loro vero e proprio eccidio in mare. Ancora una volta, in scena c’è chi quella tragedia l’ha realmente vissuta, riconsegnataci in modi e lingue diverse, con Nicola Borghesi che fa da tramite con gli spettatori, collegando così l’arte alla vita.
Tutto ciò accade perché Borghesi e Baraldi, che ha realizzato le immagini che percorrono a volte la scena, nel 2024 hanno deciso di passare le vacanze non sotto il sole di Rimini, ma di prendere parte a una missione della ONG tedesca Sea-Watch.
Le testimonianze raccolte, relative agli ultimi dieci anni di soccorso nel Mediterraneo, sono diventate nella loro drammaturgia le tappe di una missione: dalla paura prima della partenza alle motivazioni che spingono ad imbarcarsi, ma anche ciò che accade quando ci si avvicina alla zona delle operazioni, il soccorso in acqua e infine il viaggio di ritorno.

A place of Safety (Kepler-452) - Ph: Luca Del Pia
Ph: Luca Del Pia

“A place of safety” già nel titolo evidenzia un paradosso nascosto: il termine “porto sicuro” non è certo quello che viene assegnato (o dovrebbe) dalle autorità preposte per i salvataggi nel Mediterraneo a chi ne ha bisogno.

Tutte le figure del dramma si rivolgono quasi sempre direttamente al pubblico, e raramente interagiscono fra loro: è un teatro frammentato quello che ci viene proposto, fatto di confessioni e testimonianze non di chi questo orrore l’ha subìto (sarebbe stato troppo facile, già visto e pietisticamente scontato), ma da chi volontariamente ha deciso che quella tragedia potesse essere meno tragedia, che quel dolore potesse essere meno dolore, purtroppo la maggior parte delle volte invano, e contro il volere di un mondo politico e umano respingente.

Niente è casuale nella costruzione dell’allestimento, che sempre ci collega ad un viaggio di salvezza impossibile grazie a scene e costumi di Alberto Favretto, al disegno luci di Maria Domènech, al suono e alle musiche di Massimo Carozzi e perfino alla consulenza per i movimenti di Marta Ciappina.
La prima parte dello spettacolo è necessariamente più esemplificativa, con la spiegazione (ai più ignota) di come avvengono le operazioni in mare per il salvataggio dei migranti, che ci vengono descritte con minuzia di dettagli.
A raccontarci questo – mentre Borghesi guarda, scrive ed annota, per restituirci poi la sofferenza che incredulo ascolta – sono cinque non attori che hanno seguito i lavori per Sea-Watch. C’è il fisico portoghese Miguel Duarte, ora capo per le missioni di soccorso, forse il più diretto nella denuncia dello scempio che si consuma; e c’è Giorgia Linardi, giurista e portavoce della ONG tedesca, che ci racconta come quella missione, prima considerata umanitaria, sia con gli anni diventata non solo sempre più difficile, ma addirittura considerata sovversiva. Nonostante l’articolo 98 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che sancisce l’obbligo di soccorrere chiunque si trovi in pericolo.
C’è poi José Ricardo Peña, elettricista statunitense, anche lui un po’ migrante, figlio com’è di un messicano giunto in America da lontano, che sceglie di imbarcarsi per fare i conti con le proprie radici. Per Emergency, ci narrano il loro punto di vista Floriana Pati, un’infermiera che ha lasciato il lavoro in ospedale sentendolo inutile, e Flavio Catalano, ex marinaio militare alla difficile ricerca di nuove consapevolezze. Sono tutte esistenze che lottano per salvare altre esistenze, ma che spesso nella vulgata comune sono considerati trafficanti di esseri umani, pirati, scafisti, taxi del mare.

Ecco che poi, col passare del tempo, la narrazione si fa più cupa, con il racconto trasognato e sofferto del tentativo inutile e disperato di cercare di riportare in vita una donna, e con l’implorazione di un’altra che sta per annegare e offre tra le onde il suo bambino perché venga salvato. E ancora le peripezie di una nave, colma di centinaia di esseri umani, rimbalzata inutilmente da un porto all’altro.

A place of Safety (Kepler-452) - Ph: Luca Del Pia
Ph: Luca Del Pia

Tutto questo scalfisce l’anima di chi ascolta, con una sola luce che brilla e si accende nell’epilogo, quando le immagini di Baraldi ci mostrano una grande festa sul ponte della nave, che celebra la fine della missione con l’arrivo nel porto di chi ce l’ha fatta.
Anche Borghesi è felice, ma gli rimane il dubbio atroce di averci reso manifesta solo la sorte dei salvati, e non di chi in mare è morto.

Per tutto lo spettacolo aleggia nell’aria la tremenda sensazione di essere impossibilitati a fare davvero qualcosa di utile, con le domande senza risposta che rimbalzano sugli spettatori: “L’Europa è un porto sicuro?”, “Ritornare in Libia è cosa saggia per queste esistenze umiliate?”. E ancora: “Credi che un luogo dove non ti considerano esattamente una persona sia un luogo sicuro per te e il tuo bambino?”.
Sono momenti che rimarranno per sempre scalfiti nella memoria, e che ci inducono a comprendere come il teatro abbia l’ingrato compito, e l’innata capacità, di scalfire l’anima di chi vi assiste, portandoci senza mezzi termini fuori – noi, non loro – dal luogo sicuro in cui credevamo di essere.
A Cesena dal 27 al 30 novembre, dal 16 al 21 dicembre al Piccolo di Milano e all’Arena del Sole di Bologna dal 5 all’8 marzo.

A place of safety. Viaggio nel Mediterraneo centrale
ideazione Kepler-452
regia e drammaturgia Enrico Baraldi e Nicola Borghesi
con le parole di Flavio Catalano, Miguel Duarte, Giorgia Linardi, Floriana Pati, José Ricardo Peña
con Nicola Borghesi, Flavio Catalano, Giorgia Linardi, Floriana Pati, José Ricardo Peña, Nuno Pinheiro
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Metastasio di Prato, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, Théâtre des 13 vents CDN Montpellier (Francia)
in collaborazione con Sea-Watch e EMERGENCY
spettacolo in italiano, inglese, spagnolo e portoghese con sovratitoli in italiano e inglese

durata: 1h 50′

Visto a Modena, Teatro Storchi, il 9 novembre 2025

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