Assemblaggi Provvisori. Sui confini dell’identità di genere

Goodnight peeping Tom|The Love Box
Goodnight peeping Tom (photo: Giulia Agostini 2016 - www.giuliaagostini.com)|The Love Box

Ha ancora senso parlare di genere? Probabilmente sì, se lo si vede come qualcosa di diverso dalla mera identità sessuale, e si amplia il termine all’immaginario socio-culturale, e alla gestione del “trasgressivo” nelle società, con lo scopo di fornire ulteriori elementi utili all’interpretazione del nostro tempo.

E’ ciò che si è probabilmente cercato di fare con il bando indetto nel 2015 dall’associazione culturale Dello Scompiglio, incentrato su identità di genere, orientamento sessuale e stereotipi socio-culturali.
Assistiamo a luglio ad una parte dei 27 progetti vincitori di Assemblaggi Provvisori, la rassegna diretta dalla regista e performer Cecilia Bertoni, che dalla scorsa primavera e fino a giugno 2017 proporrà più di 70 lavori appartenenti a generi differenti, dalle mostre alle installazioni, alla performance o al teatro ragazzi.
Dal 15 al 17 luglio vengono proposti tre lavori in contemporanea, in un itinerario che lo spettatore può personalizzare a suo piacimento.

Accediamo allo spazio riservato a “The love box –Pink room” passando per un sentiero nel bosco. E’ come imbattersi casualmente, durante una passeggiata, in un ménage intimo. Il setting è di per sé già scenografico. Circondata da alberi e ricca vegetazione, con il sound di uccellini e animali del bosco in sottofondo, la “scatola” di ExvUoto racchiude il vissuto di una relazione tra due uomini. L’uomo che affitta la stanza non compare, se ne è già andato, mentre il suo amante-giocattolo rimane in solitudine.


E’ proprio la solitudine a far da cornice alla performance, già preannunciata dalla pagina del libro di Roland Barthes “Frammenti di un discorso amoroso”, lasciato all’entrata del bosco su un leggio: “Il discorso amoroso è oggi d’una estrema solitudine”.
L’amante, usato e lasciato nella scatola, interagisce con gli oggetti e con una donna delle pulizie, unica altra presenza, con cui instaurerà una particolare relazione, proprio per mezzo di quegli oggetti comuni e inanimati: uno spazzolino, un posacenere, un piccolo bonsai, un cuscino, sonniferi, pantofole…

Lo spettatore può scegliere il punto di osservazione della performance, muovendosi su una pedana intorno al contenitore, e osservando la scena attraverso le piccole finestre o fessure presenti. I due personaggi raccontano, alternandosi fuori e dentro la scatola, il vissuto dentro quello spazio che circoscrive una intera relazione, e gli oggetti acquistano poco a poco significato, divenendo anche loro contenitori di ricordi, testimoni di rituali, mezzi di condivisione del quotidiano.

Una relazione è anche una questione di prospettiva, di tempi (il racconto è in parte recitato sul momento e in parte registrato), di definizioni. Sui lati esterni delle pareti sono infatti stati appesi alcuni fogli che riportano la definizione da vocabolario di quegli stessi oggetti che si trovano all’interno. Alla fine della performance gli spettatori sono invitati a scrivere ciò che gli oggetti suggeriscono loro, a dimostrare che ognuno ha già dentro di sé definizioni personali di ogni oggetto e un proprio linguaggio nei confronti della realtà che lo circonda.

The Love Box
The Love Box

Ancora lo sguardo è protagonista della performance “Goodnight, peeping Tom” di Chiara Bersani, anche lui vincitore del bando Assemblaggi Provvisori, che vuole dimostrare come alla base di ogni impulso sessuale ci sia una necessità sentimentale e affettiva.

Gli spettatori (cinque per performance) vengono fatti entrare uno alla volta nel seminterrato dello SPE e sono liberi di muoversi nella stanza vuota, semibuia, in cui quattro ragazzi, inizialmente adagiati per terra, si dislocheranno ugualmente nello spazio, rispondendo al pubblico solo con il movimento del corpo.
Lo spettatore si sente subito oggetto dei loro sguardi, in una situazione ribaltata rispetto ai canoni teatrali standard. Si vuole dare fondo a quanto c’è di più turbante nel sentimento puro, mettendo in antitesi il nostro stato di schiavitù sociale e l’io più profondo legato agli istinti. Gli sguardi sembrano cercare un dialogo, una comprensione con l’altro al di fuori delle definizioni, dei ruoli sociali, creando un linguaggio basato sull’istinto e sull’intesa percettiva che può nascere tra individui che si trovano a condividere uno spazio liberamente.
Le persone nella stanza prima si studiano, si provocano forse, e poi finiscono per lasciarsi andare ad un approccio più affettivo, come spogliati da ogni sovrastruttura. Al contrario della leggenda, che puniva il guardone Peeping Tom, lo sguardo viene qui appagato e Peeping Tom può finalmente dormire tranquillo.

Ma oltre allo sguardo è soprattutto il corpo ad essere al centro della performance, che per la Bersani assume una valenza politica nel momento in cui si confronta con la società, suscitando reazioni e significati che sono legati soprattutto a simboli e modelli che coinvolgono la sessualità secondo i quali ad esempio i disabili sono asessuati, o gli omosessuali pervertiti. Sono strati di stereotipi mentali, che a volte non siamo neppure in grado di riconoscere. Ma ogni corpo suscita reazioni, storie e desideri differenti.
In un tempo indefinito (lo spettatore è libero di restare quanto vuole, da 10 minuti a un’ora) ci si trova in una situazione che siamo noi stessi in qualche modo a scegliere di gestire. Attori-spettatori diventano un tutt’uno, si ritrovano faccia a faccia, si abbracciano, tutto nel silenzio più assoluto, in una sorta di nudità perfetta, dove è lo spirito a scegliere come agire, nel suo aspetto affettivo più spontaneo. Si può anche scegliere di restare da soli con uno dei performer in una sorta di confessionale, per continuare un dialogo iniziato in mezzo agli altri.

Un po’ sulla scia di “The artist is present” di Marina Abramovic, è il silenzio a determinare il potenziale della situazione e a confluire le emozioni, creando un canale di apertura tra perfetti sconosciuti, in una situazione in cui l’individuo è totalmente messo a nudo e decontestualizzato da qualsiasi ruolo.

Diversa la struttura ideata da Dynamis, con il loro “ID”, performance per uno spettatore alla volta. Due individui si raffrontano, in un piccolo spazio circoscritto da una tenda, faccia a faccia, non conoscendo niente l’uno dell’altro. Una voce fuori campo suggerirà domande e riflessioni, evidenziando gli stereotipi che influenzano la nostra identità, molto più complessa di quella definita da un documento o da una tessera, che è stata instaurata addirittura in epoca fascista.
Si sottopone lo spettatore a un voluto imbarazzo, per testare le sue reazioni, dalle quali lui stesso può restare stupito, scoprendo quanto ci si possa sentire disarmati di fronte a ciò che è sconosciuto o ignorato, rimettendo in questione il concetto di identità sessuale.
Se in realtà il lavoro da un lato può cadere negli stessi stereotipi che intende condannare, l’aspetto valorizzante della giovane compagnia fondata da Andrea De Magistris è il carattere di opera aperta, e il loro mettersi in discussione. Alla fine della performance l’attore chiede allo spettatore le proprie impressioni, suggerimenti o critiche, cosa che fa capire il carattere in divenire del lavoro, apprezzandone il coraggio.

Merito di ognuna delle tre compagnie è quello di aver trovato una propria soluzione, alternativa rispetto a quelle già segnate in passato, senza restare imprigionati negli steccati delle categorie, su una tematica forse più ricca di trappole che di possibilità, sapendo condurre lo spettatore ad un’ottica diversa sia sull’argomento che sul proprio ruolo di spettatore.

The Love Box – Pink Room
testo di Andrea Dellai
con Antonia Bertagnon e Andrea Dellai
regia Tommaso Franchin
sonorizzazione Marco Campana

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Goodnight, peeping Tom
ideazione e creazione  Chiara Bersani
azione  Marta Ciappina, Marco D’Agostin, Matteo Ramponi
assistente alla creazione  Eleonora Cavallo
collaborazioni fotografiche  Giulia Agostini
foto di scena  Eleonora Cavallo
progettazione ambienti  Luca Poncetta
consulenza  Lara
grazie a  Daniele Bianucci, Melanie Giozzi, Raffaele Ciampi, Pierluigi Nencioni, Laura Rossi, Marina Bellanti, Sara Abruzzese, Valerio Chellini
produzione Associazone Culturale Dello Scompiglio
in collaborazione con Festival Gender Bender (BO) e l’Associazione Culturale Corpoceleste_C.C.00# e con il sostegno di DanceB (MI)

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ID
ideazione e realizzazione DYNAMIS
progetto visivo e comunicazione CO-CO
ufficio stampa Marta Scandorza per F/M PRESS
produzione DYNAMIS / Teatro Vascello – La Fabbrica dell’Attore – Roma

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Visti a Vorno (Lucca), Tenuta Dello Scompiglio, il 15 e 17 luglio 2016

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