Bent. Quel triangolo rosa per delle vittime quasi dimenticate

Bent sullo sfondo delle mura di Lucca (photo: Guido Mencari)
Bent sullo sfondo delle mura di Lucca (photo: Guido Mencari)
Bent sullo sfondo delle mura di Lucca (photo: Guido Mencari)

Dopo il Ring Festival il teatro è tornato a popolare le mura di Lucca con lo spettacolo “Bent”, dell’associazione culturale Cervelli in Tempesta, per la regia di Lorenzo Tarocchi.
Grazie all’istituzione Opera delle Mura, che ha reso possibile l’apertura e l’utilizzo degli antichi baluardi, gli stessi cittadini di Lucca riscoprono spazi urbani mai esplorati, rendendo gli eventi teatrali anche momenti di riqualificazione del territorio, che speriamo costituiscano solo l’inizio di un percorso.

Titolo di un’opera teatrale del ’79 di Martin Sherman, “Bent” è un termine slang che sta a indicare sia un vizioso, che un omosessuale.
Siamo nella Berlino degli anni ’30 e il fascino underground della città brulicante di eccessi e sfrenatezza sta per essere frantumato dall’avvento del nazismo e da una politica di sterminio che darà luogo ad uno dei peggiori episodi di violenza della storia dell’umanità.

Max vive sregolatamente tra sesso e cocaina, sopportato dall’amante Rudy, un ballerino di cabaret, ma la loro routine verrà bruscamente interrotta dalla famosa “notte dei lunghi coltelli”, in cui Hitler ordinò l’assassinio di più di 150 persone.
Come la maggioranza degli omosessuali del tempo i due possono solo fuggire o essere imprigionati, e finiranno per non scampare alle morse delle SS: Rudy verrà ucciso durante il viaggio verso i campi di concentramento, vittima anche della debolezza del compagno, che arriva a cedere agli ordini delle guardie di picchiare a morte il suo amante.


“Bent” è una storia sul riscatto della propria identità di fronte alla peggiore disumanizzazione. Uno degli argomenti cardini dell’opera è quello di indagare sui limiti della dignità in situazioni disumane. Per sopravvivere Max scenderà a una serie di compromessi mercanteggiando la propria dignità di uomo, fino all’incontro con Horst, un prigioniero omosessuale che lo aiuterà a ritrovare la propria identità e a riscoprire l’amore nel luogo più impensato.

Potente e provocatorio soprattutto all’epoca in cui l’opera fu ideata (gli anni ’70) “Bent” ha avuto il merito di mettere in luce il destino riservato agli omosessuali dai nazisti, contraddistinti da quel triangolo rosa di cui non eravamo quasi a conoscenza. Dopo mezzo secolo il termine Olocausto continua ad essere associato allo sterminio degli ebrei, e ancora oggi poco si parla delle altre numerose vittime del nazismo: zingari, handicappati, dissidenti politici, omosessuali.

L’adattamento di Lorenzo Tarocchi riesce sicuramente grazie alla scelta dell’ambientazione nei sottofondi delle mura, che amplificano le sensazioni dei lager nazisti e rimandano ai rifugi underground in cui si ritrovavano gli omosessuali. L’aspetto itinerante rende il pubblico più al centro dell’opera, anziché di fronte, come in una rappresentazione tradizionale. Costretto a spostarsi da una stanza all’altra, il pubblico si ritrova nel vivo della scena, che cambia con un effetto quasi cinematografico dando la sensazione di trovarsi in un set dove ogni scena ha la propria scenografia: dall’appartamento decadente berlinese all’ambiente del lager, dove il pubblico viene fatto sedere al centro su balle di fieno mentre gli attori si muovono ai quattro lati.

E’ apprezzabile la scelta di restituire quanto più possibile le sensazioni provate dalle vittime con tempi allungati che esasperano le ore della prigionia, o costringendo il pubblico ad attraversare un corridoio mentre subisce le offese esplicite degli attori.

Gabriele Giaffreda, Alessio Nieddu e Henrj Bartolini riescono a modulare con naturalezza  dramma e ironia, restituendo con grande intensità i momenti salienti.

La rappresentazione rimane però molto fedele alla versione originale, secondo canoni drammaturgici che possono risultare oggi un pò sorpassati. Potrebbe essere ripensata con un approccio più personale, approfondendo alcune scelte interessanti che sono state intraprese, come il coinvolgimento del pubblico.

Bent
testo: Martin Sherman
regia: Lorenzo Tarocchi
aiuto regia: Cristiana Ionda
con: Alessandro Novolissi, Gabriele Giaffreda, Alessio Nieddu, Henrj Bartolini, Francesco Tasselli, Claudia Corrieri
v.f.c. Marcello Sbigoli
corpo di ballo: Top Dance Academy
casting: Monica Sperandio

applausi del pubblico: 2’’

Visto a Lucca, Baluardo San Colombano, il 18 settembre 2014

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