“Cose che so essere vere”. Binasco e De Sio nella fragilità della famiglia di Bovell

Ph: Virginia Mingolla
Ph: Virginia Mingolla

Il debutto al Teatro Stabile di Torino, dove lo spettacolo rimane in scena fino al 27 ottobre

L’ultima regia di Valerio Binasco è davvero uno spettacolo sorprendente che fa leva su aspetti ed elementi già esplorati in lavori precedenti, ma che qui trovano il luogo deputato per raggiungere rari momenti di intensità.

Come ci ha abituato, il solido punto di partenza è costituito ancora una volta dal testo. L’australiano Andrew Bovell (tradotto da Micol Jalla) e il suo “Things I Know to Be True” sembra l’autore della porta accanto. Parla al contemporaneo in modo coinvolgente e riesce ad altalenare con sapienza la commedia al dramma, dosando con particolare attenzione le emozioni e i sentimenti dei personaggi. Le parole rimbalzano di bocca in bocca come la palla di una partita di pallavolo che, però, non cade mai.

Inalterati i nomi dei protagonisti del copione, così come la collocazione geografica della casa dove si svolgono i fatti.
La scena ci mostra due ambienti compenetranti che rimandano al giardino e alla cucina dell’abitazione dove vivono Bob (Binasco) e Fran (Giuliana De Sio) con i loro quattro figli, nel sud dell’Australia.

Rosie (Giordana Faggiano), la più giovane, rientra in anticipo da un turbolento viaggio in Europa, cercando il supporto nella famiglia. Tuttavia il suo arrivo fa emergere tensioni sopite e mette in luce le fragilità dei rapporti. Il testo offre uno sguardo dettagliato e incisivo sulle dinamiche che regolano la vita domestica e matrimoniale, alternando il punto di vista tra i quattro ragazzi, ognuno dei quali cerca di trovare sé stesso, al di là dell’affetto e delle aspettative dei genitori. I continui colpi di scena creano improvvisi siparietti comici, che sfociano nel dramma con altrettanta rapidità.

Lo spettacolo poggia su una raffinata performance d’attori che coinvolge tutto il cast, impegnato nel dare corpo ad una serie di personaggi complessi.
E’ così per Bob, al quale Valerio Binasco regala momenti di preziosa e goffa tenerezza. Il suo amore per la famiglia è tutto ciò che gli è rimasto, accanto ad un giardino che si ostina a curare senza successo. Non riesce a rendersi mai davvero utile per parare i colpi che il destino riserva ai suoi ragazzi, soffre ma non lo esprime mai davvero, ama ma non riesce a dimostrarlo, vorrebbe esserci ma è sempre un po’ in disparte.
La sua presenza è costantemente sovrastata dalla moglie che, invece, è l’esatto opposto.

Giuliana De Sio costruisce una madre tutta d’un pezzo, che non vacilla mai. E’ lei a portare i pantaloni in casa, è lei a capire ciò di cui i figli hanno bisogno prima ancora di loro stessi, è lei a risolvere tutto in autonomia, concedendosi di tanto in tanto una sigaretta come massima espressione di preoccupazione. Odiata e amata, criticata ma ricercata, Fran lascia sgretolare il suo guscio poco a poco. De Sio condisce il personaggio con una verve che rimanda alle grandi interpreti partenopee, cercando di tenere a bada una sofferenza sempre più impellente e irresistibile.

E poi ci sono i figli. A Giordana Faggiano Binasco assegna un’altra sfida complessa che trova fondamento nei lunghi piani d’ascolto imposti al personaggio. Rosie non solo apre e chiude lo spettacolo ma è quasi sempre presente. Assiste impotente ai conflitti, cerca una soluzione ma soprattutto assorbe. Il suo stare in scena è per certi versi simile a quanto le era richiesto nella “Ragazza sul Divano” di Jon Fosse. La sua ricerca è in continua evoluzione. L’abito innocente descritto dal testo e inizialmente proposto ha lasciato spazio a qualcosa di più forte che ha aiutato la Faggiano a trovare Rosie. Il trucco marcato intorno agli occhi ed alcuni elementi punk ci restituiscono così un’adolescente alle prese con il futuro incerto e il presente che le crolla sotto i piedi.

L’impianto scenotecnico è piuttosto semplice e poggia su una pedana rotante centrale che, coadiuvata dalle scritte che compaiono su un fondale sfrangiato retrostante, contribuisce a enfatizzare il trascorrere del tempo.

Lo spettacolo risulta un grande affresco e un inno all’amore che resiste nonostante le cannonate alle quali la vita di ciascun componente sottopone involontariamente la “barca della famiglia”. Una serie di innumerevoli giravolte dalle quali sia genitori che figli riescono a rialzarsi insieme.
Tutto ciò resiste, sino a un finale del tutto inaspettato che, forse, può diventare, ancora una volta, opportunità.

In scena a Torino fino al 27 ottobre.

COSE CHE SO ESSERE VERE (Things I Know to Be True)
di Andrew Bovell
traduzione Micol Jalla
regia Valerio Binasco
con Giuliana De Sio, Valerio Binasco
e (in ordine alfabetico) Fabrizio Costella, Giovanni Drago, Giordana Faggiano, Stefania Medri
scene e luci Nicolas Bovey
costumi Alessio Rosati
suono Filippo Conti
Teatro Stabile Torino – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale
Cose che so essere vere è stato prodotto per la prima volta dalla State Theatre Company of South Australia e da Frantic Assembly nel 2016.
In accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di HLA Management Pty Ltd
con il sostegno di Fondazione CRT

Durata: 1h 40′
Applausi del pubblico: 4′

Visto a Torino, Teatro Carignano, il 10 ottobre 2024
Prima nazionale

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