Il Domani di Romeo Castellucci, in attesa dell’ignoto

Romeo Castellucci (photo: Eva Castellucci)
Romeo Castellucci (photo: Eva Castellucci)

Alla Triennale di Milano l’anticipazione in vista dell’apertura della 23^ Esposizione Internazionale che prenderà il via a luglio

Mentre saliamo lo scalone marmoreo della Triennale di Milano non possiamo non tornare a qualche anno fa, quando compivamo lo stesso tragitto per raggiungere il medesimo luogo ed assistere ad “Alcuni Frammenti di Giulio Cesare”. Poco dopo gli spettatori, quei gradoni sarebbero stati percorsi da un imponente cavallo, prima di entrare in scena in una performance che, in qualche modo, celebrava uno spettacolo evento per la Sociètas.

Qui alla Triennale Romeo Castellucci è Grand Invité e dal gennaio 2021, per i prossimi quattro anni, si occuperà delle differenti attività artistiche che prenderanno vita: una definizione insolita per le realtà culturali italiane.
“Domani” è un’anticipazione in vista dell’apertura della 23^ Esposizione Internazionale che il padre della Societas Raffaello Sanzio coordinerà, concretizzando quella visione comune e trasversale che lo avvicina da anni alla Triennale. E di cui la mostra curata da Ersilia Vauro, “Unknown Unknowns. An Introduction to Mysteries”, dal 15 luglio all’11 dicembre di quest’anno, sarà l’elemento focale, presentando più di cento fra installazioni ed opere di artisti e ricercatori internazionali che si confronteranno con l’ignoto.

Di tutto ciò “Domani” vuole essere dunque un assaggio, l’inizio del tratteggio di una linea poetica che si definirà meglio nei prossimi mesi. Alla base vi è un elemento fondante, tema già introdotto dal titolo della mostra. Lo scandaglio del mistero, o meglio di quell’ignoto che ci sfugge, che non percepiamo neppure come sconosciuto perché “non sappiamo di non sapere”.
Come di consueto il regista cesenate non fornisce risposte, al contrario amplifica le domande, mettendo in crisi lo spettatore con sé stesso e con il mondo che lo circonda.

Varchiamo la soglia del salone d’onore. E’ giorno, e la luce è quella che entra dalle grandi finestre che guardano sul parco. Intorno tutto è marmo chiaro e gli spettatori, tanti, si collocano spontaneamente sul perimetro, concedendo alla performance la parte centrale. Non ci sono sedute né luoghi deputati per chi guarda, a parte una piccola fila di sedute fisse, collocate su uno dei due lati corti.
L’azione è ciclica, si ripete precisa e costante, sempre uguale (ma lo capiremo dopo).

Tre gli ingredienti unici dell’agire: l’essere umano, incarnato da un’imponente figura femminile; la natura, concretizzata da un grosso ramo d’albero, e l’immancabile musica di Scott Gibbons, sound artist statunitense e storico collaboratore di Castellucci in diversi spettacoli ed eventi.
Ana Lucia Barbosa è vestita a brandelli, scalza e cieca. Il suo disorientamento è evidente, amplificato dal pianto che compare a tratti. E’ alla ricerca disperata di qualcosa, il suo bastone è il grande ramo, quella natura tanto vilipesa della quale resta soltanto un unico elemento superstite, secco, senza foglie ma suddiviso in rami più sottili, quasi un piccolo albero. La performer lo porta con sé, poggiandolo sulla spalla dal lato della “chioma”, il tronco non tocca direttamente a terra, è infilato in una scarpetta da bimbo che scivola sul pavimento.
Ma chi guida il movimento? La piccola calzatura, la donna o la casualità?

Nel suo percorso sempre uguale è la disperazione a spingere la protagonista a toccare, più o meno intensamente, con la base del ramo, le pareti della stanza. E’ questo l’innesco per lo scatenarsi di deflagrazioni più o meno intense di suoni protratti nel tempo, esplosioni elettroniche che provocano angoscia interna in chi osserva perché arrivano a far vibrare il corpo.

La performance è una sorta di scultura in movimento, fruita dal pubblico proprio come fosse ad una mostra: immagini mute che necessitano di essere osservate. Gli spettatori, o i visitatori, restano per un tempo individuale (più o meno protratto), cambiano collocazione nello spazio, escono, rientrano.
Un assaggio profondo e disperante di ciò che ci aspetterà Domani?

DOMANI
concezione, direzione: Romeo Castellucci
musica: Scott Gibbons
con: Ana Lucia Barbosa
direzione tecnica: Eugenio Resta
progetto sonoro: Claudio Tortorici
props: Andrei Benchea
produzione: Caterina Soranzo
direzione della produzione: Benedetta Briglia
promozione, distribuzione: Gilda Biasini, Giulia Colla
amministrazione: Simona Barducci, Elisa Bruno, Michela Medri
foto: Luca Del Pia
video: Eva Castellucci
una produzione di Triennale Milano e Societas commissionata in occasione della 23ª Esposizione Internazionale Unknown Unknowns. An Introduction to Mysteries (15 luglio – 11 dicembre 2022)

durata indicativa: 30′

Visto a Milano, Triennale, il 31 maggio 2022
Prima assoluta

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