La condanna di Dracula secondo Andrea De Rosa e Fabrizio Sinisi

Dracula (ph: Andrea Macchia)
Dracula (ph: Andrea Macchia)

In prima nazionale a Torino, Federica Rosellini è il Conte, simbolo della condanna a una vita eterna

Se lo scopo del teatro è quello di generare sorpresa, il “Dracula” di Andrea De Rosa e Fabrizio Sinisi, in scena al Teatro Astra di Torino fino al 30 novembre, non solo raggiunge pienamente l’obiettivo ma, in un certo senso, lo supera, giacché le sensazioni di spaesamento e turbamento – in uno spazio teatrale totalmente rivoluzionato – si autoalimentano e amplificano nel corso dello spettacolo, investendo ambiti diversi, sensoriali e mentali.

Dopo aver percorso uno stretto corridoio, il pubblico attraversa una porta ed entra in una vasta e alta sala, spettrale e tenebrosa. Ad accogliere gli spettatori c’è la quasi oscurità, su cui si inseriscono suoni ruvidi e ferrosi, che sembrano stringere lo spettatore da ogni direzione, dall’alto e dal basso, dai lati e da dietro.

L’ombra di Nosferatu si staglia sulle alte finestre. Minacciosi rumori provengono dal graticcio. Le parole arrivano non si sa da dove, e a poco a poco aderiscono a un corpo, poi a un altro, secondo un meccanismo che via via si ripete.
In scena tre tavoli autoptici, di cui uno – quello centrale – contiene il corpo candido di una giovane donna. Al centro, appeso a tubi-vene, campeggia un grande cuore.
La storia di Dracula è sostanzialmente una storia d’amore. E il testo di Sinisi si ispira a quella storia, così come ce l’ha trasmessa Bram Stoker e che, nel corso dei secoli, è sopravvissuta – come il suo protagonista – nutrendosi di significati e interpretazioni ogni volta diversi e più complessi.
Nella versione di Sinisi abbraccia il ritmo della poesia, preferendo perlopiù alla forma del dialogo quella del monologo, più vicina al canto e funzionale all’elaborazione di flussi di pensiero che dalla meraviglia conducono – in un crescendo – al terrore e, infine, alla presa di coscienza.

Il tema è eterno e universale, e ha a che fare con l’incapacità o l’impossibilità di accettare la morte, con il desiderio più o meno consapevole di immortalità o di rinascita, ma ci si legge anche un riferimento al fatto che il Male – quello generato dagli esseri umani attraverso la violenza e la guerra – possa esserne in qualche modo la conseguenza, come se per placare la sete di sopravvivere ci fosse bisogno di seminare morte.

Dracula (ph: Andrea Macchia)
Dracula (ph: Andrea Macchia)

Suoni e luci tracciano – in modo estemporaneo – spazi ed emozioni, reali e interiori, alternando lunghe assenze a improvvise epifanie. Non si pongono al servizio delle parole, ma con esse dialogano, si interfacciano, contribuendo a definire una drammaturgia visiva e sonora estremamente potente, raffinata e incisiva.

La scelta di far interpretare il conte Dracula a una donna (Federica Rosellini) ci sembra coerente con l’idea che questo tema, questa riflessione sul Male e sul Mostro che abitano in noi, prescinda dal genere e ci riguardi tutte e tutti indistintamente.
Spiazzante è piuttosto il cambio di registro interpretativo e registico che si avverte nella parte finale dello spettacolo, a partire dall’incontro tra Dracula e la giovane Mina (Chiara Ferrara), che il Conte è convinto essere la reincarnazione dell’amata moglie, barbaramente uccisa quattrocento anni prima.

Federica Rossellini è Dracula (ph: Andrea Macchia)
Federica Rosellini è Dracula (ph: Andrea Macchia)

La potenza evocativa di tutta la prima parte dello spettacolo, che in modo elegante e sempre misurato suggerisce rimandi al cinema espressionista tedesco degli anni Venti, in particolare al Nosferatu di Murnau, ma anche al capolavoro quasi barocco di Francis Ford Coppola del 1992, sembra lasciare spazio a un ritmo cinematografico e recitativo più contemporaneo. La voce di Dracula da spaventosamente potente e profonda, ma sempre credibile, si fa quasi fragile, così come quella di Jonathan, il giovane avvocato mandato in Transilvania per concludere l’affare immobiliare col conte Dracula. Il dialogo prende il sopravvento; il sangue prima solo evocato si spande ovunque; la metafora lascia spazio a una verosimiglianza che indubbiamente turba.

Emerge con forza il grande lavoro di squadra, di regia e di studio dedicato alla creazione di questo “Dracula”, uno spettacolo che genera più perplessità che certezze, che impressiona e allo stesso tempo induce a riflettere.

DRACULA
liberamente ispirato al romanzo di Bram Stoker
testo Fabrizio Sinisi
regia Andrea De Rosa
con Michelangelo Dalisi / Marco Cacciola, Marco Divsic, Michele Eburnea, Chiara Ferrara, Federica Rosellini
luci Pasquale Mari
suono G.U.P. Alcaro
costumi Graziella Pepe
assistente alla regia Marco Corsucci
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa

durata: 1h 30’
applausi del pubblico: 2’

Visto a Torino, Teatro Astra, il 12 novembre 2025
Prima nazionale

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