Flavio Albanese (Compagnia del Sole): “Non dobbiamo avere paura di ripensare il mondo. Siamo alle soglie di una nuova rivoluzione”
Creare un ponte tra il mondo dell’arte teatrale e quello della divulgazione scientifica: è questo il format di E.S.T. – Etica, Scienza e Teatro, rassegna barese che, dopo l’esordio settembrino al Teatro Kismet, riprende dal 7 novembre al 15 dicembre un programma che mescola spettacoli, conferenze e lezioni pubbliche.
L’approccio è interdisciplinare e coinvolge fisica classica e quantistica, intelligenza artificiale, astrofisica, filosofia e poesia.
Promossa dalla Compagnia del Sole sotto la direzione artistica di Flavio Albanese e Marinella Anaclerio, con la direzione scientifica del prof. Marco Giliberti, la rassegna riflette l’esperienza pluriennale della compagnia nel campo del teatro-scienza. E.S.T. rappresenta un’occasione per interrogarsi su come la scienza possa essere raccontata attraverso l’arte e come il teatro possa farsi veicolo di domande, meraviglia e consapevolezza.
Dal 7 al 9 novembre al Teatro Abeliano, la Compagnia del Sole presenta “Il volo e la caverna”: Leonardo e Platone si incontrano in un doppio affresco tra invenzione e conoscenza. Tre giornate dedicate al pensiero e alla meraviglia, tra fisica, filosofia e spettacolo.
Dal 13 al 16 novembre al Granteatrino – Casa di Pulcinella, sarà in scena “Dei e Uomini”: un dialogo tra mito e scienza con parole, musica e astrofisica. Protagonisti Ulisse, Crono e Ágota Kristóf, in un percorso tra conoscenza e poesia, accompagnato dalle conferenze di Valerio Valrosso e Sandra Lucente.
Il ciclo si chiuderà dal 12 al 15 dicembre al Teatro Abeliano con “Teatro e Filosofia”: da Platone a Igor Sibaldi, un viaggio tra virtù, conoscenza e senso della guerra, dove il teatro diventa spazio di riflessione etica e immaginazione contemporanea.
Flavio Albanese, qual è stato il momento “scintilla” che ha dato vita all’idea di E.S.T.?
Nel 2011, Giovanni Soresi, dirigente dell’ufficio comunicazione e marketing del Piccolo Teatro di Milano, mi coinvolse in un progetto di Teatro Scienza che dirigeva. Avevo da poco scritto e messo in scena “Il codice del volo” su Leonardo da Vinci. Cominciò così un intenso rapporto con scienziati, professori, studenti e insegnanti che ha stimolato la mia creatività e la mia ricerca.
Cominciarono a sorgere in me molte domande sul senso della divulgazione scientifica e molti dubbi sulla sua estrema semplificazione. Poi, con Marinella Anaclerio, Nicola Ludwig, Marina Carpineti e Marco Giliberti della facoltà di fisica della Statale di Milano, nacque un rapporto di amicizia e di ricerca continua.
Gran parte del mio percorso teatrale, specialmente quello dedicato alla filosofia con i dialoghi di Platone, era strettamente collegato a questo filone. Con Marinella abbiamo continuato ad alternare spettacoli puramente teatrali a lavori legati a mito e scienza: da Esiodo ai quanti, dal rapporto fra Galileo e “Orlando Furioso” fino all’ultimo spettacolo su Einstein. Questi ultimi sono nati grazie alla penna di Francesco Niccolini.
Di qui le domande chiave: qual è il rapporto fra l’uomo e la sua necessità di conoscere? Dov’è arrivata la scienza e dove l’uomo?
È tutto molto vicino al mito di Prometeo che rubò il fuoco agli Dei per donarlo agli uomini. Se gli Dei per punire Prometeo lo incatenarono, oggi potremmo dire che gli uomini… lo hanno scatenato, creando un po’ di caos con tutta la loro tecnologia. Ecco, la rassegna E.S.T. è proprio una lente d’ingrandimento su questo tema. Con leggerezza, rigore e amore vogliamo condividere il frutto delle nostre ricerche e il nostro desiderio di conoscenza.
Nella scelta di unire teatro, scienza ed etica, come avete costruito l’equilibrio tra spettacoli, conferenze e lezioni per coinvolgere pubblici diversi per età e formazione?
La rassegna prevede cinque tappe da settembre a dicembre in quattro teatri: Kismet, Abeliano, Granteatrino – Casa di Pulcinella e Piccinni, per poi tornare al Teatro Abeliano per il gran finale dedicato a “Teatro e Filosofia”. Coinvolgiamo il pubblico di molti quartieri, invitando studenti, docenti e curiosi di ogni età a esplorare la scienza come un atto poetico e umano. È una rassegna per tutti.
La vostra è una proposta articolata e complessa.
Le lezioni che seguono gli spettacoli sono dedicate in particolare al pubblico degli studenti che vengono a teatro la mattina. Sono strettamente legate a ciò che hanno visto, dal pensiero scientifico di Leonardo al rapporto fra mito e scienza, da Platone a come si insegna la virtù.
Nella nostra ultima produzione “Affetti Collaterali”, in scena al Teatro Piccinni anche per le scuole, parleremo della nascita della guerra chimica e delle sue conseguenze materiali, umane e psicologiche.
Gli spettacoli e le conferenze dedicate al pubblico serale invece sono approfondimenti tenuti da veri e propri scienziati e studiosi con cui mi confronto da anni: Marco Giliberti (UniMi) ci inizierà alla fisica quantistica, Marco Castellani (INAF) racconterà la visione di Einstein, Sandra Lucente (UniBa) la storia dei numeri. Valerio Valrosso parlerà di Intelligenza Artificiale, e infine Igor Sibaldi terrà un Discorso Inaugurale sull’odio nel XXI secolo.
Gli spettacoli serali sono sempre preceduti da AI LIVE. È una conferenza immaginaria in cui un’Intelligenza Artificiale riflette su se stessa e sui suoi errori. AI però fa una sintesi singolare: riassume concetti di diversi scienziati, artisti, filosofi, politici e scrittori da Cartesio a Vasco Rossi, attraversando Hitler, Marinetti, Platone, Einstein e Petrolini. Questa breve sintesi mette al centro l’uomo, i suoi paradossi, la sua vastità e la sua straordinaria capacità di fare la cosa giusta anche sbagliando.

La rassegna prende spunto dal centenario della nascita della fisica quantistica. In che modo ha influenzato la visione e la struttura della manifestazione?
Con la fisica quantistica inizia una nuova era. Gli scienziati abbandonano la visione classica della fisica e la percezione del mondo cambia completamente. C’è bisogno di un nuovo modo di pensare la realtà, una nuova struttura mentale, nuove parole. Non sappiamo dove ci porterà tutto questo, ma è certamente una nuova Rivoluzione.
Inoltre, gli schemi di calcolo della fisica quantistica sono nati grazie a scienziati giovanissimi, tanto che veniva chiamata la fisica dei ragazzi… e questa per me è la più grande rivoluzione.
“…è stato un risveglio brusco – scrive Rovelli parlando di questo grande cambiamento della scienza – la cui forza è proprio la capacità di rimettere sempre in discussione ogni cosa e ripartire, di non avere paura di sovvertire un ordine del mondo per cercarne uno più efficace… Non aver paura di ripensare il mondo è la forza della scienza.”
Quali sono le principali sfide nel tradurre concetti complessi – come la fisica quantistica o l’intelligenza artificiale – nel linguaggio teatrale, senza perdere la chiarezza scientifica e la forza poetica della scena?
“Il buon insegnamento è per un quarto preparazione e tre quarti teatro” scrive Gail Godwin. Questo è il fuoco della nostra ricerca. Il rischio di uno spettacolo di “teatro scienza” è di semplificare così tanto la complessità delle cose da renderle banali e inesatte.
Abbiamo lo stesso problema anche al contrario: se si è troppo complessi, si perde la magia del mistero e l’interesse del pubblico. In Teatro bisogna trovare un compromesso. “La semplicità è complessità risolta” ci sussurra Constantin Brâncuși.
Tuttavia il pubblico non deve uscire da uno spettacolo di scienza con la sensazione di aver capito tutto, perché proprio allora è certo che non avrà capito niente. Per un attore è lo stesso: per fare questo mestiere bisogna accettare che l’essenza delle cose è inaccessibile all’uomo. Come diceva Niels Bohr, “dobbiamo aver chiaro che, quando si tratta di atomi, il linguaggio può essere usato solo come in poesia.”
La rassegna coinvolge istituzioni scientifiche di rilievo. Come si concretizza la collaborazione tra Compagnia del Sole e i ricercatori coinvolti?
Spesso parlo con gli scienziati delle mie idee, approfondiamo gli spettacoli in progettazione, loro controllano e correggono puntualmente i miei copioni. Mi faccio raccontare concetti più complessi. Il patrocinio di INAF – Istituto Nazionale di Astrofisica – è nato così.
La collaborazione con l’Osservatorio Gravitazionale Europeo, e in particolare con Vincenzo Napolano, è cominciata quando siamo andati a trovarlo per studiare le onde gravitazionali per lo spettacolo “Albert eD IO”. Povero Vincenzo, mi ha spiegato più di dieci volte, con esempi diversi e sempre col sorriso, cos’è un’onda gravitazionale, finché all’improvviso ho avuto l’immagine: è un “tremolio dello spazio-tempo… che viaggia…”.
Con Marco Giliberti sono più di 15 anni che studiamo insieme teatro e scienza, lui è il mio maestro. Tutto quel poco che ho capito, e soprattutto quello che non ho capito, lo devo a lui. Alcune sue frasi sono diventate titoli o battute dei miei spettacoli: “La fisica non si capisce, ma ci si abitua” riscuote sempre molto successo.
La verità è che le vere collaborazioni nascono a tavola, mangiando e discutendo.
Quale ruolo ha la comunità scolastica all’interno di E.S.T.?
Alcune attività sono dedicate proprio alle scuole perché le facciamo di mattina. Spesso, su richiesta dei docenti, facciamo incontri che precedono gli spettacoli, e dopo ci confrontiamo con gli studenti. Le attività della rassegna serale sono un approfondimento per tutti: insegnanti, studenti, genitori e pubblico curioso (il nostro preferito). Gli spettacoli e le conferenze di E.S.T. sono adatti proprio a tutti: la curiosità nascosta dentro ciascuno di noi è ciò che cerchiamo di stimolare. Ognuno poi sceglie il tema che più lo appassiona.
Guardando al futuro, quale impatto sperate che lasci nella città di Bari e nel suo pubblico?
Stiamo già progettando la prossima stagione. Questa per noi è stata una puntata zero, una prova di volo. Mi piacerebbe che lasciasse al pubblico quest’idea semplice di Bernardo Tanucci: “[…] conviene educare gli uomini ad aver per passione, quello che sia utile alla società. Costumi bisognano alle nazioni, non leggi. Le scienze e le arti che muovono per piacere gli animi umani alla verità sono più utili delle leggi che forzano senza persuadere”.
