Fratellina. Scimone e Sframeli in cerca dei veri valori dell’umanità

Fratellina (ph: Gianni Fiorito)
Fratellina (ph: Gianni Fiorito)

Debutto, per il Teatro Metastasio di Prato che lo produce, del nuovo spettacolo della compagnia messinese

Nac (guardandosi allo specchio): “Schifo, schifo, faccio schifo Nic, faccio veramente schifo”.
Nic: “Di mattina, Nac, facciamo sempre schifo, di mattina”.
Nac: “Io non mi ero mai accorto di fare così schifo già di mattina”.
Nic: “Invece facciamo schifo, già di mattina, noi facciamo veramente schifo”.

Già da questo primissimo dialogo – che due personaggi, all’alzar del sipario, si scambiano dalle loro brande a castello, chiuse da una tapparella -, potremmo subito capire (anche se non sapessimo chi mette in scena lo spettacolo) di essere di fronte a una nuova creazione della Compagnia Scimone Sframeli, talmente identificabili sono quel ripetuto botta e risposta tra loro, così denso di rimandi e di modi espressivi che abbiamo da tempo imparato a conoscere ed amare.

Nunzio”, “Bar”, “Pali”, “Giù”, “Amore” ci hanno accompagnato infatti dal 1984, nel corso degli anni, simili a un racconto ininterrotto di sentore beckettiano, impastato di realismo magico, che ha come protagonista un mondo che non ha mai posseduto le armi per essere concorrenziale, e per questo tenuto ai margini. Un mondo mai giudicato con sufficienza o alterità da Spiro Scimone e Francesco Sframeli, accompagnato invece sempre da dolcezza infinita, spruzzata qua e là di grottesca autoironia. Un po’ simile d’accenti a “La terra vista dalla luna” di pasoliniana memoria.


E anche in questo nuovo lavoro, “Fratellina”, a cui abbiamo assistito in prima assoluta al Fabbricone di Prato, al centro vi è un mondo derelitto che vediamo posizionato su due lati del palcoscenico, ricreato come sempre con semplice grazia da Lino Fiorito.
Di Nic e Nac abbiamo già fatto conoscenza. Una mattina decidono di andare alla ricerca di un posto sperduto, ignorato da tutti, in cui le cose dimenticate si possano di nuovo ritrovare.
In questo loro tentativo di iniziare un inedito cammino di vita, Nic e Nac incontrano Fratellino e Sorellina. 
Sempre coricati su due brande a castello, Fratellino (Gianluca Cesale) e Sorellina (Giulia Weber) fanno loro da contraltare, con quello stesso continuo chiamarsi per nome nell’inesausto desiderio di esistere.
Fratellino, pur vestito bene, con un abito del marito di Sorellina, ha la stessa ritrosia dei nostri Nic e Nac, e dialoga per sentirsi ascoltato con Sorellina, che poco dopo farà mostra di sé, nella minuscola casina di sotto.
Scopriamo quindi che anche loro si fanno un po’ schifo, e che si reputano inadeguati nel mondo degli altri, quel mondo che li ha rifiutati, loro che vorrebbero invece essere ripagati da mille carezze.

Dove si immagina che vengano posti da Scimone (che firma il testo) e Sframeli (alla regia) i nostri quattro poveri disgraziati? In una prigione, forse? O in un manicomio? O, ancora, in un dormitorio pubblico? Forse il luogo di reclusione da cui vogliono uscire è invece proprio un teatro, se basta tirare una cordicella per far apparire un sole e una luna di cartone.
Alla fine però, rannicchiati in quel luogo, forse stanno pure bene Nic, Nac, Fratellino e Sorellina: perché è proprio da quel luogo che si possono inventare un mondo diverso, meno fittizio. Eppure è proprio da quell’antro che vorrebbero fuggire, per rivedere i colori reali di un universo che a loro, lì, appare sbiadito.

Sarà l’arrivo di un vecchio armadio, che era misteriosamente scomparso, con un uomo dentro, a cambiare il destino di Nic, Nac, Fratellino e Sorellina? O forse saranno le carezze che si potranno dare, ancora una volta, solo vicendevolmente? Poco importa, perché ciò che davvero conta è poter uscire per rivedere finalmente le stelle, quelle vere.

Grazie all’ironia leggera e scherzosa di Scimone e Sframeli, ancora una volta si rinnova in scena, tra fantasia e realtà, la commedia umana, sempre costretta a scegliere tra povertà e desiderio di nuova vita, qui trasposta in un piccolo gioiello teatrale di rara sapienza evocativa.

FRATELLINA
di Spiro Scimone
regia Francesco Sframeli
con Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Gianluca Cesale, Giulia Weber
scene Lino Fiorito
costumi Sandra Cardini
disegno luci Gianni Staropoli
assistente alla regia Roberto Zorn Bonaventura
in collaborazione con Istituzione Teatro Comunale Cagli
produzione Teatro Metastasio di Prato, Compagnia Scimone Sframeli

Visto a Prato, Teatro Fabbricone, il 6 dicembre 2022
Prima assoluta

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