Alla regia Omar Nedjari per una produzione Atir in collaborazione con Teatro Prova
Ricordare è necessario, non solo per non perdere il nesso con il passato, e l’evoluzione della storia, ma per identificare nel presente le ombre di storie taciute che si ripetono.
Gabriele Scotti, con questo lavoro “Arrusi”, prende in mano tre eventi distanti nel tempo, tre storie di ingiustizie e diritti negati, dal primo Novecento sino agli anni Duemila, e li amalgama in un racconto corale, molto cinematografico, che lascia l’amaro in bocca, ed un senso di impotenza.
E’ la storia degli “arrusi”. A Catania, nel 1939, il questore Molina organizza retate contro uomini e ragazzi della città: vengono incarcerati, interrogati, condannati e infine spediti alle isole Tremiti, dove sconteranno cinque anni di pena, isolati da tutto e da tutti. Storie di ispezioni corporali, di spensieratezza interrotte, di gioventù storpiate ed infine “salvate” dalla guerra.
E’ la storia poco nota in Italia degli omosessuali spagnoli, che durante il periodo di Franco venivano sottoposti a rieducazione forzata in centri di detenzione, in cui si sperimentava l’elettroshock ed altri interventi sanitari.
E c’è anche, in questo spettacolo, una storia recentissima, che ha a che fare con la procura di Padova che impugna gli atti di nascita dei bambini nati da coppie omogenitoriali, spesso generati attraverso fecondazione assistita all’estero.
Queste tre storie si intrecciano a ripetizione, si incastrano, talvolta si mischiano nei suoni o nel canto, attraverso una costruzione sonoro-musicale curata da Giulia Bertasi, che in una sorta di litania-lamento costruisce un leitmotiv capace di unificare i tre mondi, con un exploit emotivo nel pianto universale che si riversa infine in canto di Sandra Zoccolan.
Questa costruzione drammaturgica ad incastri si incontra con la regia di Omar Nedjari che riesce a renderla fluida e fruibile, seppur con un ritmo sincopato non sempre coerente, in cui si evidenzano alcuni passaggi meccanici. Il lavoro si sostiene anche grazie ad un uso metodico delle luci, curate da Roberta Faiolo, alle assonanze sonore e musicali, e ad una scena essenziale, composta da un lungo tavolo spezzato, quasi un richiamo all’intimità delle storie raccontate, in uno spazio altrimenti nero e vuoto.
Sulla scena, ad interpretare le tre narrazioni altrettanti performer: Marika Pensa, Simone Tudda e la stessa Zoccolan, impegnati nel difficile compito di dar vita a più personaggi, ambienti e circostanze.
Nonostante le forzate inflessioni dialettali, che rendono le interpretazioni a tratti poco credibili, il loro impegno è evidente, e mantiene un vincente tono leggero nonostante la drammaticità delle storie. Un cenno particolare va alla presenza scenica, dirompente, di Simone Tudda e alla vocalità preziosa di Sandra Zoccolan.
Complessivamente “Arrusi” è uno spettacolo che si fonda su una drammaturgia efficace, un testo politico e poetico al tempo stesso. Al realismo viene preferita la poesia, con una regia concreta, che rende lo spettacolo godibile.
ARRUSI
di Gabriele Scotti
regia Omar Nedjari
con Marika Pensa, Simone Tudda e Sandra Zoccolan
scene Maria Spazzi
costumi Ilaria Strozzi
luci Roberta Faiolo
musiche originali Giulia Bertasi
assistente alla regia e alle scene Ilaria Angiono
assistente ai costumi Lola Wolf
produzione Atir
in collaborazione con Teatro Prova
con il sostegno di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo – Progetto NEXT 2023
Durata: 1h 30’
Applausi del pubblico: 2’ 30”
Visto a Milano, Teatro dei Filodrammatici, il 23 maggio 2025
