Le Palestriti di Simona Bertozzi. Di atlete, agonismo e affermazione collettiva

Ph: Luca Del Pia
Ph: Luca Del Pia

Ospite a Polverigi Inteatro Fest, lo spettacolo fonde danza, sport e vocalità ispirandosi al mosaico di Piazza Armerina

Tra le proposte del festival Inteatro di Polverigi di questa edizione, su cui torneremo presto per raccontarne altri spettacoli, c’è “Le Palestriti” di Simona Bertozzi.
Avevo già scritto di “Athletes” in occasione del festival Ammutinamenti 2024, il progetto partecipativo da cui nasce questo lavoro.
“Le Palestriti” mantiene al suo interno le esperienze che si sono succedute dal 2023, le somma, le scioglie e le ri-solidifica per trovare un’altra strada che mantenga dentro la memoria, dando spazio a una danza più strutturata affidata alle quattro interpreti (Arianna Brugiolo, Sara Cavalieri, Federica D’Aversa e Valentina Foschi) che hanno attraversato l’interno percorso.

È proprio in questo passaggio che si è aperta una frizione, ed è una frizione onesta da raccontare.
“Athletes” mi aveva chiamata dentro con un’adesione profonda, partecipativa: corpi non di danzatrici, l’inesattezza come cifra poetica. “Le Palestriti” mi ha raggiunta in modo più mediato, più distante. È una distanza che non può essere liquidata come mancanza, e che mi spinge a cercare Simona Bertozzi, a margine dello spettacolo, per capire se la differenza sia nello sguardo di chi osserva o nel lavoro stesso.

Le chiedo quindi proprio del passaggio da “Athletes” a “Le Palestriti”. Mi risponde partendo dai corpi: le quattro danzatrici hanno attraversato tutti gli episodi territoriali, da Bologna nel dicembre 2023 in avanti, incontrando gruppi sempre diversi per età e disciplina, corpi che si sono accumulati intorno a loro in numero che lei stessa non sa più definire. “A un certo punto ho desiderato andare a coagulare con loro una serie di materiali, tornare al mosaico che è l’origine di tutto”. Un viaggio popolato, ma capace di accogliere anche la dimensione di evasione di chi lo abita: l’intersezione fra sport, coreografia e vocalità, il territorio che continua a scoprire e che la affascina più di ogni altro.

A margine mi racconta anche di sé, pur dichiarando di non voler mai portare l’autobiografia nei suoi lavori: “Soffro sempre molto quando vedo queste dimensioni perpendicolari”.
Eppure nella sua vita ci sono stati due bivi sostanziali, come ci aveva anche raccontato in una videointervista in occasione della Nid Platform 2025. Il primo: se diventare atleta di salto in alto, dopo essere partita dalla ginnastica ritmica. Il secondo, cinque o sei anni fa: vedere il mosaico di Piazza Armerina, in Sicilia, e avere un’epifania totale. Si è affacciata su quel pavimento, con quelle atlete scolpite, in un mosaico che pare muoversi se lo si guarda a lungo. Patrimonio Unesco, rara raffigurazione di agonismo femminile: vi si vedono le cicatrici, e insieme la festa, la trasformazione del gesto agonistico in una dimensione di pluralità.

Da quel pavimento le è rimasta addosso, come fascino assoluto, l’esattezza. “Io amo lo sport perché non ci gira intorno, il movimento cerca l’esattezza”. Precisa di non poter preferire una disciplina ad un’altra: ciò che la lega allo sport è l’ostinazione dell’atleta che si misura con l’esercizio, una dimensione che lei legge come poetica, “perché la poesia è esattezza”. E da lì la sua stessa scrittura coreografica: stabilire delle regole per trovare, dentro quelle regole, la vita del momento: “Nello sport tu ti alleni per organizzare l’imprevisto”.

Mentre parla del mosaico e dell’esattezza, è lei ad introdurre un altro concetto: il “bestiale”, così presente nella sua poetica. È partita dal grido di chi lancia il martello, dal rugby, dall’haka che trasforma la voce in vibrazione del corpo nello spazio. È arrivata alla mischia: un corpo unico dove ci si oppone, ma se non si accoglie bene il collo dell’altro, si rischia di romperlo. “C’è molta attenzione al corpo dell’altro anche quando lo respingi. Questo è bestiale”. Bestiale non in senso negativo, ma come capacità di restare dentro un qui e ora così totale da escludere l’intervento della ragione. L’animale lavora per dimensioni sensoriali, non per logica e causalità. È lì che la coreografia cerca il suo punto di tenuta.

Le confesso la mia frizione: a Ravenna, per lo spettacolo precedente, l’adesione era stata immediata, profonda, dettata dall’impurità di corpi non addestrati, dove l’inesattezza diventava poesia. Qui ho sentito una distanza diversa, più mediata.
Mi risponde senza difendersi e senza concedere troppo: “È chiaro che di fronte a una diversità dei corpi dove l’inesattezza è poetica, si senta un fascino. Qui è poetica l’esattezza, è semplicemente questo”.
Aggiunge che i progetti partecipativi non devono far dimenticare la severità della coreografia, che l’impurità rende meno marcato il passaggio fra quotidianità ed extra-quotidianità, ma che la complessità organizzata ha un suo proprio canale empatico, anche quando i nostri neuroni specchio si bloccano di fronte a qualcosa di strutturato e non si attivano come dovrebbero. “La complessità della coreografia è sotto assedio, io la difendo con le unghie”.

Non saprei dire se dopo questa chiacchierata la frizione si sia sciolta. Resta una domanda aperta, ed è giusto che resti tale: trovare le strade per cui l’esattezza non respinga, ma accolga. Forse è proprio in quel margine, tra la severità che Bertozzi difende con le unghie e l’impurità che a Ravenna mi aveva conquistata, che si gioca il futuro di questo spettacolo e, forse, della danza partecipativa stessa.

LE PALESTRITI
Compagnia Simona Bertozzi | Nexus
progetto e coreografia Simona Bertozzi
preparazione vocale Meike Clarelli
creato con e danzato da Arianna Brugiolo, Sara Cavalieri, Federica D’Aversa, Valentina Foschi
musica originale Meike Clarelli, Davide Fasulo
disegno luci e assistenza tecnica Rocio España Rodriguez
costumi Simona Bertozzi, Katia Kuo, Cristiana Suriani
organizzazione Miriana Erario
press office Michele Pascarella
produzione Nexus 2025
con il sostegno di MIC, Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna
con il supporto di Festival Danza Estate
in collaborazione con ALMASTUDIOS Bologna

Durata: 46’
Applausi del pubblico: 2’

Visto a Polverigi (AN), Teatro della Luna, il 7 giugno 2026

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