In “Mors” e “Lu baciu santu” Elisa Barucchieri con Moreno Guadalupi e Diego Tortelli propongono una riflessione coreografica sul tarantismo che si sottrae al folklore
C’è un’idea precisa che attraversa “Progetto delle Radici” di ResExtensa Dance Company: non recuperare la tradizione, ma attraversarla come materia vivente, lasciando che il rito sopravviva nella carne del gesto anziché nella sua rappresentazione.
Elisa Barucchieri torna al Puglia Showcase, dove nel 2025 aveva presentato “Wolf Spider”, e prosegue una ricerca pluridecennale sul rapporto tra danza, mito e identità mediterranea, affidando a differenti firme coreografiche un unico impianto concettuale. Il tarantismo smette di essere documento etnografico e diventa dispositivo poetico, corporeo e sonoro.
In “Mors”, firmato insieme a Moreno Guadalupi, Barucchieri sceglie una drammaturgia dell’emersione.
La scena, immersa in una penombra rossastra e magmatica, sembra appartenere a un tempo geologico più che storico. Da quella luce ferruginosa affiorano lentamente creature bianche, corpi, entità dal morso mortifero, che sembrano destarsi da un sonno ancestrale.
Le gambe raccolte delle danzatrici (Fabiana Mangialardi, Giulia Maffei, Federica Vitellozzi) evocano code di scorpioni o rettili, mentre il tronco fatica a riconquistare la verticalità. L’impressione è quella di assistere a un’origine del movimento, a una nascita continuamente rinviata.
La qualità cinetica è estremamente controllata. Il fraseggio coreografico predilige sospensioni, micromovimenti, lente espansioni articolari e un lavoro raffinato sulla tonicità muscolare.
La danza sembra respirare insieme alla terra. Procede per dilatazioni e contrazioni. Rinuncia a qualsiasi virtuosismo per affidarsi a una scrittura essenziale, quasi liturgica.
Fondamentale risulta la drammaturgia sonora costruita dalla musica dal vivo di Francesco Dracca (in scena con Barucchieri ed Enza Pagliara). Percussioni, pianoforte, fiati, respiri amplificati, cicalecci continui e una vocalità sospesa fra canto arcaico, grammelot e preghiera compongono un paesaggio acustico nel quale il movimento trova continuamente nuova linfa. La ricerca non riguarda soltanto il gesto ma investe anche la voce, trattata come ulteriore articolazione del corpo. Il soffio diventa materia, il respiro ritmo, il lamento costruzione musicale.
Le danzatrici si schiudono lentamente come i petali di un’orchidea. La pizzica affiora come memoria trattenuta, continuamente strozzata, quasi soffocata prima di poter esplodere. È proprio questa negazione del codice tradizionale a rendere efficace il lavoro: il folklore viene svuotato della sua riconoscibilità per restituirne la vibrazione più profonda. Ne deriva una ritualità privata, raccolta, lontana da ogni tentazione illustrativa.
Più che stupire, “Mors” invita all’ascolto.
Anche il disegno luci di Alessandro Catacchio partecipa a questa immersione sensoriale. I fari, collocati all’altezza della platea, funzionano come improvvisi abbaglianti che cancellano il margine con il pubblico, risucchiato in una respirazione collettiva. I costumi candidi, attraversati da essenziali giarrettiere, costruiscono figure sospese che sembrano appartenere a un altro ordine del vivente.
L’ingresso di Martina Anniciello, performer vestita di terra e di grano, avvia una processione pagana. In questa “soglia” il canto invade progressivamente la sala fino a oltrepassare il palcoscenico, coinvolgendo la platea in un unico spazio rituale. Quando la tensione accumulata si scioglie, la danza diventa intermezzo rituale. Approda infine a un’armonia liberatoria: bacino, testa e collo ritrovano una comune pulsazione. La ripetizione diventa celebrazione. Il rito si trasforma in possibilità di rinascita. È un’umanità finalmente in libera uscita dalla notte.

In “Lu baciu santu”, Diego Tortelli modifica radicalmente la qualità energetica della serata senza tradirne il nucleo poetico. In scena quattro interpreti – Veronica Biondini, Edoardo Brovardi, Matteo Capetola, Jiulien Guibourg – abitano una coreografia che innesta sulla matrice rituale una fisicità più atletica, pulsante e vibrante. Interessanti i costumi di Nuvia Valestri. Due danzatori sono a torso nudo; gli altri indossano aderenti maglie elastiche nere che lasciano scoperti i fianchi. I larghi pantaloni floreali, leggeri e mobili, amplificano la dinamica del movimento, trasformando ogni rotazione in una propagazione dell’aria sul corpo.
La scrittura coreografica procede per accumulo. Alla sofisticata lentezza iniziale subentra progressivamente una densificazione ritmica che attraversa bacino, collo e testa, fino a investire l’intero organismo. Il contatto fisico è continuo, mai ornamentale. I corpi si cercano, si sostengono. Si ribaltano. Si trascinano come un’umanità percossa dal mare e dal vento, continuamente capovolta dalla storia e dalla memoria.
La partitura musicale di Justin Adams e Mauro Durante, profondamente mediterranea, porta con sé il respiro del Sud come luogo della ferita e della riconciliazione. Canto e controcanto costruiscono un tessuto sonoro che richiama insieme processione, invocazione e festa popolare. La religiosità evocata da Tortelli non è verticale, rivolta al trascendente, ma profondamente orizzontale: nasce dall’incontro dei corpi, dalla possibilità di condividere peso, fragilità e sostegno.
Emergono immagini di intensa forza iconografica. I performer sembrano attraversare una deposizione laica, una Pietà privata nella quale l’abbraccio sostituisce il dogma. I loro assetti plastici, per improvvise convergenze geometriche, richiamano persino le figure spezzate delle “Demoiselles d’Avignon”: corpi autonomi che trovano unità soltanto nella composizione collettiva. È una comunità che si costruisce davanti agli occhi dello spettatore, fatta di continue ricomposizioni, mai definitivamente pacificate.
Più che raccontare le origini, “Progetto delle Radici” sceglie di renderle percepibili. Le lascia vibrare sotto la pelle dei performer e dentro quella degli spettatori, facendo della danza un luogo di trasmissione invisibile, dove memoria, suono e corpo continuano ostinatamente a generare presente.
PROGETTO DELLE RADICI
ResExtensa Dance Company
Ideazione: Elisa Barucchieri
MORS
Coreografie Elisa Barucchieri, Moreno Guadalupi, interpreti
Musiche dal vivo Francesco Dracca
Luci Alessandro Catacchio
LU BACIU SANTU
Coreografia Diego Tortelli
Musiche Justin Adams, Mauro Durante
Luci Diego Tortelli, Danilo Milillo
durata 1h 10’
applausi del pubblico: 3’
Visto a Fasano, Teatro Kennedy, il 1° luglio 2026
