L’Inferno di Castellucci: omaggio alla Socìetas

Inferno
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Inferno (photo: viefestivalmodena.com)
Grande attesa per il debutto italiano della trilogia sulla Divina Commedia di Romeo Castellucci.
Esco dall’Inferno senza sapere se mi è piaciuto o no, ho dei dubbi, delle domande irrisolte e una sensazione di delusione per l’aspettativa di qualcosa di terribile e forte che però non è arrivato.
Ma spesso del valore di un dono te ne accorgi con il tempo e non mentre lo ricevi.

Inferno di Castellucci non va letto come il grande spettacolo della Socìetas Raffaello Sanzio, altrimenti si rimane delusi: non si può pensare nemmeno lontanamente di assistere allo stesso spettacolo presentato ad Avignone, troppe sono le differenze e le sofferenze del Teatro Comunale. Se ci si sofferma sulle emozioni si entra ed esce continuamente dal viaggio negli inferi danteschi, causa i brigosi cambi di scena e la visuale impedita dal palco.

Va letto, invece, come un atto di ricapitolazione della compagnia, un testamento di Romeo Castellucci che, in prima persona, si mette in scena dandosi in pasto al pubblico, suo unico bersaglio. Lo spettacolo non cerca di colpire né di sconvolgere per trovate originali o d’impatto, ma presenta e rappresenta il percorso artistico del suo ideatore.
Ecco allora in mostra la sua grande abilità nella gestione delle masse, i gesti di dolore, il pannello di latta che sale e scende sul fondo, il cavallo imbrattato di sangue, i ricordi, nel momento più toccante dello spettacolo, degli attori della Socìetas che ora non ci sono più, in un’immagine carica di poesia che ricorda più degli angeli che non i dannati dell’inferno.

Insomma uno spettacolo autoreferenziale, ma questa volta con un’accezione positiva del termine, un omaggio a se stesso e un punto sul lavoro fatto fino ad ora da parte di Romeo Castellucci, nell’attesa del prossimo miracolo.
Consiglio: da vedere

INFERNO
Liberamente ispirato alla Divina Commedia di Dante Alighieri
Romeo Castellucci / Societas Raffaello Sanzio
Regia, scenografia, luci e costumi Romeo Castellucci
Musica originale Scott Gibbons
Coreografie Cindy Van Acker e Romeo Castellucci
Collaborazione alla scenografia Giacomo Strada
Sculture di scena, meccanismi e prosthesis Istvan Zimmermann e Giovanna Amoroso
La gente Alessandro Cafiso, Maria Luisa Cantarelli, Elia Corbara, Silvia Costa, Sara Dal Corso, Manola Maiani, Luca Nava, Gianni Plazzi, Stefano Questorio, Silvano Voltolina
e tutti i figuranti che di città in città si aggiungeranno alla gente
durata: 1h 25′
applausi del pubblico: 3’ 58”

Visto a Modena, Teatro Comunale, il 17 ottobre 2008
Vie Scena Contemporanea Festival – prima nazionale

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