Valentina di Caroline Guiela Nguyen: il “pensiero magico” che traduce il dolore

Ph: Jean Louis Fernandez
Ph: Jean Louis Fernandez

Apre la prima settimana del festival Presente Indicativo organizzato dal Piccolo Teatro, che ha quest’anno per sottotitolo Milano Crocevia

“Valentina” è una fiaba. Della fiaba mantiene la struttura, la magia, la poesia e il miracolo. Rispetto ai precedenti lavori della regista Caroline Guiela Nguyen, che ci ha abituati a spettacoli corali dove lo spazio scenico si dilatava per dare vita a narrazioni ampie e profonde, qui il fulcro – o meglio, il cuore – dell’azione risiede tutto nel rapporto tra madre e figlia. È proprio per questo che la regista e drammaturga francese ha optato per la struttura fiabesca come modalità narrativa. L’intenzione è raccontare l’intermediazione linguistica, il suo valore profondo e quanto essa sia essenziale in un mondo segnato dalle migrazioni, per garantire diritti fondamentali come quello alla salute.

Spinta da vissuti personali, la drammaturga ha scelto di concentrare la sua ricerca all’interno della comunità rumena. Come sua abitudine, Nguyen lavora con un cast misto di attori professionisti e non; per questa occasione, ne ha reclutato una parte attraverso degli annunci in una chiesa ortodossa. Da questa ricerca sul campo è fiorita l’idea della favola, così come quella del miracolo.

Caroline Guiela Nguyen (ph: Smith)
Caroline Guiela Nguyen ph: SMITH (Modds)

Lo spettacolo si muove tra la lingua francese e quella rumena, con uno schermo in alto per le traduzioni simultanee. La scenografia di Alice Duchange è semplice ma ricercatissima nei colori: un tavolo al centro del palco e due altari ai lati, in uno dei quali è custodito un cuore dalla carne sempiterna, l’oggetto del miracolo di cui narrerà la storia.

Come nella più classica delle tradizioni, la narrazione si apre con la presentazione dei personaggi: la famiglia ride attorno al tavolo, il padre suona il violino dal vivo, e lo farà per quasi tutto lo spettacolo, intrecciandosi al battito cardiaco costante, nel delicato tappeto sonoro curato da Teddy Gauliat-Pitois e Quentin Dumay, che accompagna con dolcezza l’intera pièce.
Poi, la rottura dell’equilibrio: la madre ha un malore, l’ordine si rompe e la famiglia è costretta a separarsi. Madre e figlia si trasferiscono in Francia per curare la malattia.
“Come faremo se non parliamo la lingua?” chiede ingenuamente la figlia.

Da qui si snoda una commedia a tratti divertente, ma venata da una costante nota dolorosa in sottofondo, fatta di barriere linguistiche, tentativi disperati di traduzione simultanea con lo smartphone e il desiderio della madre di nascondere la gravità della malattia alla scuola della piccola.

Valentina è una bambina prodigio: in pochi mesi passa dalla condizione di allofona a padrona della lingua e a lei spetterà, con grande dispiacere della madre, il compito di farsi traduttrice. Questo ruolo, tuttavia, apre le porte alla sua immaginazione. Mediando tra la dottoressa e la madre, ma anche tra l’istituzione scolastica e il desiderio materno di fingere che tutto vada bene, Valentina scopre il terreno della menzogna.

Le sue bugie diventano un “pensiero magico” con cui la bambina ridisegna la realtà al solo scopo di salvare la mamma. In questo modo, la menzogna perde qualsiasi connotazione morale negativa e si trasforma nell’oggetto magico per eccellenza: l’unica arma a disposizione per proteggere chi ama. Spingendosi oltre i confini del reale, tra le mille peripezie fra scuola e ospedale, compirà una vera e propria magia, che diventerà la chiave di volta per lo scioglimento della fabula.

Valentina (ph: Jean-Louis Fernandez)
Valentina (ph: Jean-Louis Fernandez)

Il fenomeno dei figli che si fanno interpreti dei genitori è costante di ogni evento migratorio. È il cosiddetto Child Language Brokering, che porta spesso i bambini a invertire i ruoli con i genitori, diventando protettori e gestori del nucleo familiare in una terra nuova. È il paradosso di un’infanzia precocemente “genitorializzata”, costretta a farsi carico dei segreti e delle ansie del mondo adulto. Qui Valentina non solo si fa madre, ma si erge a eroina che risolve la tragedia con la forza dell’immaginazione.

Lo spettacolo di Caroline Guiela Nguyen riesce a trasportarci dentro questa dimensione anche grazie all’uso sapiente dei primi piani, nelle riprese dal vivo curate da Aurélien Losser per la regia video di Jérémie Scheidler. Una scelta visiva preziosa, che permette allo spettatore di cogliere l’emotività e i micro-tagli dei volti, laddove la parola e la lingua straniera creano una barriera.

Il ritmo è incalzante e il tono da commedia accompagna una visione multistrato: lo spettatore è libero di scegliere cosa guardare – i sovratitoli, i primi piani, la scena centrale o i dettagli di contorno –, rimanendo immerso in un’alterità scenica a cui finisce per credere per magia, lasciandosi avvolgere dalle porzioni di verità o dalle menzogne narrate.

“Valentina” è uno spettacolo emozionante e coinvolgente, capace di accendere i riflettori su un tema centrale in un mondo delocalizzato: l’esigenza di un diritto fondamentale come l’intermediazione linguistica. Caroline Guiela Nguyễn riesce a trasmettere questo messaggio senza mai tralasciare la funzione atavica del teatro: il divertissement. Si sorride, si immagina, si piange, portando con sé un senso profondo al termine di un’ora e venti di splendida visione.

Valentina
testo e regia Caroline Guiela Nguyen
con Chloé Catrin, Madalina Constantin, Cara Parvu, Paul Guta, Marius Stoian
e le voci di Iris Baldoureaux Fredon, Adeline Guillot e Cristina Hurler
drammaturgia Juliette Alexandre
collaborazione artistica Paola Secret
scenografia Alice Duchange
consulenza e interpretariato per la lingua rumena Natalia Zabrian
assistenti alla regia Iris Baldoureaux-Fredon, Amélie Énon, Axelle Masliah
musica Teddy Gauliat-Pitois
suono Quentin Dumay
luci Mathilde Chamoux
video Jérémie Scheidler
cameraman Aurélien Losser
costumi Caroline Guiela Nguyen, Claire Schirck
trucco Émilie Vuez
film d’animazione Wanqi Gan
supporto agli attori e alle attrici del territorio Flora Nestour
casting Lola Diane
produzione Théâtre national de Strasbourg
coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa | Théâtre de l’Union, Centre dramatique national du Limousin
in collaborazione con Romaeuropa Festival

Durata 1h 20’
Applausi del pubblico: 3’ 30’

Visto a Milano, Piccolo Teatro, il 15 maggio 2026

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