“Stand-Up Poetry” di Lorenzo Maragoni: la parola che prende a pugni (e accarezza)

Lorenzo Maragoni (foto e produzione: Trento Spettacoli)
Lorenzo Maragoni (foto e produzione: Trento Spettacoli)

Con il campione mondiale di Poetry Slam 2022, un corpo a corpo tra voce e pubblico, shakerato dalla poesia

La stand-up poetry non si legge: succede.
Accade davanti a te, a distanza ravvicinata. Senza protezioni. Senza scenografia. Senza alibi.

In “Stand-Up Poetry”, Lorenzo Maragoni porta in scena una parola nuda, essenziale, atletica. Una parola che salta, inciampa, accelera, rallenta. Che gioca. Colpisce. Coinvolge. Non per profondità abissali, ma per impatto immediato. Poesia che arriva dritta al cervello, senza fermate intermedie.

Siamo a Leverano (LE), all’interno della rassegna serale “Per un teatro umano”, curata da Teatri del Nord Salento. Qui non c’è il tempo di accomodarsi. Ogni testo dura poco, meno di tre minuti. Come un round. Come una canzone punk. Come una storia raccontata prima che scappi. Versi e rime non sono effetti speciali, non sono fuochi d’artificio: sono scintille. Servono a tenere acceso il pubblico, a ribadire che la fantasia è ancora un potere della parola. Dentro una tradizione che parte da Dante, attraversa Leopardi e Montale e arriva qui, ora, con il microfono in mano.

Il microfono, appunto. Non come barriera, ma come protesi. Aggiunge colore, calore, corpo alla voce. È un concerto senza musica, una playlist di testi. Il resto è essenziale: il corpo, la parola, il pubblico. Corpo a corpo. Parola contro pubblico. Pubblico che reagisce, ride, si perde, si ritrova. E spesso e volentieri, a comando o perché non può farne a meno, batte le mani e alimenta il ritmo.
Non è solo poesia. E non è solo stand-up comedy. È un equilibrio instabile tra spoken word e poetry slam, tra ironia e intelligenza. L’obiettivo non è la solennità, ma il coinvolgimento. Non il monumento, ma il movimento.

Maragoni gioca con il linguaggio come un acrobata. Virtuosismi lessicali, equilibrismi verbali, acrobazie retoriche. Il nome Carlo diventa un parco giochi: stuzzi-Carlo, addomesti-Carlo, giudi-Carlo, dimenti-Carlo. La lingua si smonta e si rimonta sotto gli occhi del pubblico, che ride mentre capisce di essere dentro il gioco.

C’è la revenge bedtime procrastination: perdere tempo prima di dormire, fra serie tv, video, YouTube, smartphone. Il sonno rimandato come atto di ribellione. Addormentarsi sui rigori di Italia-Francia 2006, tra le braccia di Cannavaro e del capitalismo. Geniale e amaramente vero.

C’è l’età adulta, con le sue trappole: il desiderio irrefrenabile di indossare il pigiama il sabato sera per sottrarsi al rito dei locali; la moka preparata la sera prima e dimenticata sul fornello; lo yogurt greco e il pesto abbandonati in frigorifero, simboli di buoni propositi salutisti naufragati; la telefonata al commercialista rimandata per giorni, con il sollievo quando risponde occupato e la speranza – neppure troppo nascosta – che non richiami mai. La lavatrice lasciata piena per giorni. La vita adulta come accumulo di piccole colpe quotidiane.

Maragoni è simpaticamente fragile, empaticamente mitomane. Monetizza, o prova a farlo, la propria somiglianza con Pierfrancesco Favino. Si prende in giro. E intanto ti prende.

C’è l’Umbria, la sua Umbria. Studi a Padova, vita a Roma, cuore a Terni. E la battuta che fa male perché è vera: chi va in vacanza a Terni? Il turismo che scivola verso la Toscana vicina. Una parte di sé lupo, etrusco, vaso di terracotta. Identità che oscillano tra orgoglio e marginalità.
Poi, all’improvviso, la lentezza. Le pause. La commozione. La madre Gioia. Gli affetti. I sentimenti. Qui il ritmo si abbassa, la voce si scalda. La parola resta essenziale, ma cambia peso. Il pubblico ascolta. Respira.

I riferimenti letterari non sono citazioni colte da esibire, ma ponti. Wislawa Szymborska (“Possibilità”) e Vivian Lamarque (“Preferisco Szymborska”). La poesia che sa essere semplice senza essere banale. Diretta senza essere povera.

E quando si parla di cose serie – violenza di genere, diritti umani violati nel Mediterraneo – Maragoni non fa prediche. Alza la voce, sì. Con quel fare da uomini del Mediterraneo che sanno che, sui valori, ogni tanto, la voce va alzata. Senza dare a vedere che ci si prende troppo sul serio. Ironia come scudo. Intelligenza come bussola.

Il pubblico esce shakerato. Rivedendosi e smarrendosi. Come dopo essere entrati in un’altra dimensione. Andando a capo, con la fatica di starci dietro e venirne a capo. Senza parafrasi. Senza saggio critico.
Ritmo. Forza. Divertimento. Vertigine.
Una voce tirata fuori da un corpo isolato.
Una poesia che non chiede il permesso.
E che, per una sera, ti prende per mano e ti trascina altrove.

Stand-Up Poetry
di e con Lorenzo Maragoni
Produzione Trento Spettacoli
Spettacolo organizzato dai Teatri del Nord Salento, progetto di Factory Compagnia Transadriatica in collaborazione con Blablabla, con il sostegno di Regione Puglia, Ministero della Cultura, Puglia Culture, e dei Comuni di Trepuzzi, Campi Salentina, Guagnano, Leverano, Novoli, Brindisi

Durata: 1 h
Applausi del pubblico: 2’

Visto a Leverano, Teatro Comunale, il 31 gennaio 2025

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