B.Motion danza. Tra solitudini emotive ed incontri inaspettati

B.Motion 2011

B.Motion 2011

Trentunesima edizione per Operaestate Festival Veneto di Bassano del Grappa, ricchissimo cartellone di teatro, danza, musica, lirica che accoglie al suo interno B.Motion, vivace e interessante sezione sulla scena del contemporaneo nella danza e nel teatro.

Molti gli appuntamenti per entrambe le settimane di programmazione di questa sesta edizione, per un totale di 33 fra prime nazionali, coproduzioni, workshop dal sapore cosmopolita; un’ottica internazionale soprattutto per la prima settimana di rassegna, appena conclusasi, e dedicata alla danza, che ha visto la partecipazione di coreografi e performer provenienti da Spagna, Svezia, Olanda, Cile, Gran Bretagna, Israele e naturalmente Italia. Una buona presenza internazionale non solo in scena ma anche tra i volti e gli accenti che hanno dialogato e si sono mischiati  durante le serate, nei flussi in entrate e in uscita pre e post spettacolo.

La prima tranche di incontri dedicati alla danza, curati da Roberto Casarotto, hanno riempito lo spazio del Garage Nardini e del Teatro Remondini di ritmi frastagliati e piani mobili, giocando a occhi asciutti con ogni estrema deviazione del corpo e della mente, del rapporto intimista e relazionale, ma anche con il sentire profondo degli affetti, degli abbandoni, sciogliendoli con tenerezza e ironia, a volte nel reale quotidiano, altre nel surreale enigma di un momento.

Sebbene B.Motion preveda una separazione tra la programmazione delle due arti, dove la sezione danza, conclusasi domenica, dovrebbe lasciare posto questa settimana a quella più propriamente teatrale, le performance sembrano in realtà dichiarare una minore necessità di scandire questa divisione. I confini, sempre sul punto di materializzarsi o smaterializzarsi, perdono luccichio e consistenza, e anche l’esercizio di pura perfezione appare più vulnerabile alle altre variabili del contemporaneo, sviando e rompendo la percezione e le sicurezze dello spettatore, ma favorendo al contempo la leggibilità di un linguaggio non sempre prossimo. Nonostante la complessità di alcune combinazioni coreografiche, anche lo spettatore più profano riesce in questo modo a reggere i versi lunghi del solo vedere, dell’assolo corpo, e cogliere quella ‘petite sensation’, quei flash d’illuminazione, che portano al di là della pura immagine, dritto all’ascolto che costruisce sensi possibili.


A giustapporre piani e forme diverse sono stati in particolare i quattro finalisti di The Place Prize 2011, il più importante concorso coreografico made in Uk, che Operaestate ha ospitato quest’anno per la prima volta: Buscarini/Camiloti/de la Fe con “Cameo”, Eva Recacha con “Begin to Begin: a piece about dead ends”, Requardt/Opoku Addaie con “Fidelity Project” e i vincitori di quest’anno Lost Dog con “It needs horses”.

Introdotti da pochi o quasi nulli aspetti scenografici, ma ugualmente definiti e compiuti nel proprio “destino” da piccoli dettagli, hanno dimostrato la capacità di sintetizzare una realtà, un gioco, un personaggio, una paura, una diversità, la contraddizione che poi è la moltitudine del nostro mondo. A volte con irrefrenabile comicità, se presi isolati, altre con straziante e tenera lucidità se ricollocati nel brulicante vortice urbano.

Un vero e proprio attraversamento, il delicato e commovente lavoro dell’israeliana Iris Erez con “Homesick”, un “cross the river” in grado di sciogliere quel crudele groppo di dolore e gioia individuale nella totalità del sentimento, giocato sulla fragilità dell’attaccamento, sull’amore della condivisione, sulla voglia di tenere e trattenere dentro e fuori, noi e l’altro, di presenza e assenza in un luogo sospeso che si chiama casa.
Di tutt’altro genere il lavoro della connazionale Yasmeen Godder: “Love Fire”, a suon di valzer e a colpi di finta pelliccia, ha giocato sul concetto di “romantico” e di amore tra uomo e donna, insistendo su uno humour eccessivo di cui a un certo punto sfuggono le tinte, e lasciando un caos creativo e uno sguardo annoiato e confuso, in bilico tra il kitsch e il grottesco, sull’eterno stereotipo dell’identità maschile e femminile.
Più personale e intima la performance dell’italiana Francesca Foscarini, un cammino lunare tra i segmenti delle proprie ossa, a tratti enigmatico e inesplicabile come la vastità e il vuoto dello spazio. Mentre Alessandro Sciarroni, uno degli artisti italiani assieme a Marco D’Agostin che fanno parte del progetto ChoreoRoam Europe sostenuto dall’Unione Europea e promosso tra gli altri anche dal Comune di Bassano, nella sua perfomance “Joseph”, in bilico tra il reale, la finzione e il virtuale, inganna in modo esilarante la propria immagine proiettata sullo schermo, deformandola, ampliandola, sdoppiandola, travestendola, rompendo i confini tra lo spettatore dello spazio teatrale e quello dello spazio virtuale di Chatroulette, e risucchiando entrambi nella stessa sconosciuta dimensione di un mondo altro.

Nei prossimi giorni torneremo ancora sulle proposte di Bassano, focalizzando prima la nostra l’attenzione – con un ulteriore sguardo – sulla settimana dedicata alla danza, per poi spostarci agli spettacoli teatrali, che chiuderanno questa edizione di B.Motion il 3 settembre.

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