Furie de Sanghe. La carnalità (senza speranza?) di Fibre Parallele

Furie de sanghe (photo: myspace.com/fibreparalleleteatro)

Furie de sanghe (photo: myspace.com/fibreparalleleteatro)

È una furia questo teatro del sud, 100% barese. È una furia la compagnia Fibre Parallele sul palco del Teatro Palladium di Roma. Furia di un capitone addomesticato che, a un certo punto, scomparirà con grande disperazione dalla zia megera che lo ha “cresciuto” (Sara Bevilacqua, così realistica da sembrare la strega di Biancaneve).
Furia di brutalità casalinga. Furia di un padre sovrappeso che monopolizza il telecomando (Corrado La Grasta, sobrio e perverso, attento e sopra le righe). Furia di un figlio tardo e disadattato in overdose da gratta-e-vinci (Riccardo Spagnulo, un novello Zanni che si muove con rara ingenuità di sguardo). Furia di un’ignoranza accecante e di una monotonia spaventosa. Furia di un sottofondo sonoro incalzante. Furia di sangue o emorragia cerebrale, senza speranza.

Anzi no, la speranza c’è. È la ragazza del figlio di questa squinternata famiglia (Licia Lanera, dolce e burrosa, così invadente da uscire dal palco, di fisico e di presenza scenica). C’è dall’inizio ma non si vede, intrappolata in un sacco della spazzatura in fondo. Esce ed è un’esplosione di natura, dalle forme generose e accecante di vitalità. Cosce di fuori e furia sessuale.
Eppure la strafottenza della ragazza diventerà in breve tempo sottomissione alle regole della famiglia. Lo sa bene il padre che, per colpa del capitone che gli schizza nel cervello, perde la testa e la violenta, mentre divide la scena con gli altri personaggi-macchiette costretti a dire tutto, mostrare tutto. Allora, meglio pensare alle foto ricordo, istantanee che enfatizzano lo spaesamento generale in questa riuscita atmosfera meridionale e grottesca.

La lingua del sud fa da padrona. Tutto lo spettacolo, scritto da Riccardo Spagnulo, è recitato in un dialetto barese stretto, incomprensibile eppure così penetrante. È una furia questa lingua tagliente, ancestrale, sputata, vomitata in faccia al pubblico. È una furia di violenza verbale che diventa simbolo di mancanza di rispetto per l’uomo. È una furia e basta.
Fibre Parallele mette in scena un realismo che appare paradossale. Oppure il contrario. Nel dettaglio non si capisce ciò che viene detto, ma la lingua guida l’inconscio verso la conoscenza, e il relativo sdegno.

Non capita spesso di vedere spettacoli in cui, attraverso l’azzeramento dell’estetica teatrale contemporanea, la critica alla società viene superata nella forma e, allo stesso modo, appare così attuale nella sostanza. Un’alchimia difficile da spiegare. È la celebrazione di movimenti scenici che invadono lo spazio con maleducazione. Il finale lo lasciamo alle parole rubate dal programma di sala: “L’unica speranza è, forse, nel futuro”.

FURIE DE SANGHE. EMORRAGIA CEREBRALE
di Riccardo Spagnulo
produzione: Fibre Parallele in coproduzione con Teatro Kismet Opera e Ravenna Teatro/Teatro delle Albe
regia e spazio: Licia Lanera
con: Sara Bevilacqua, Corrado Lagrasta, Licia Lanera, Riccardo Spagnulo
voce del capitone: Demetrio Stratos
collaborazione spazio luci: Vincent Longuemare
assistente alla regia: Rachele Roppo
tecnico luci: Lucio Ceglie
special art effects: Leonardo Cruciano Workshop
realizzazione scene: Pino Loconsole, Pina Del Frassino
organizzazione: Marina Attila

Visto a Roma, Teatro Palladium, il 13 marzo 2010

4 Comments

  • Matteo ha detto:

    Con un pò più di fantasia, dovrebbero cominciare a essere originali. Sono la fotocopia sbiadita degli spettacoli e anche dei laboratori di Ricci/Forte.

  • licia e riccardo ha detto:

    Caro Matteo,
    siamo ben felici di ricevere ogni critica, anche la più feroce;
    ma se c’è una cosa che non sopportiamo è la gente che parla per parlare, senza alcuna conoscenza.
    Tu commenti la recensione di Furie de sanghe, e sfido io a trovare un solo punto di questo spettacolo che possa essere la fotocopia di un lavoro di Ricci/Forte.
    Le tue parole ci fanno capire che tu non hai mai visto un nostro spettacolo, altrimenti non faresti simili gaffe. Conosciamo molto bene il lavoro di Stefano e Gianni e li stimiamo molto e credo che anche loro potrebbero sorridere della tua associazione che è assolutamente impropria.
    Per quanto riguarda i laboratori, non ci risulta che ci sia stato un Matteo che abbia fatto un laboratorio con noi, quindi anche in questo parli per sentito dire.
    E’ questo è molto triste caro Matteo… per te ovviamente, che ti esponi sui blog senza sapere di cosa stai parlando.
    Se vivi a Milano o lì vicino sappi che saremo in scena al PimOff i primi di dicembre: se vuoi venire a vedere lo spettacolo saremo felici di lasciarti un accredito, cosicchè tu possa circostanziare la tua critica al nostro lavoro, invece di offendere e fare discutibili paragoni per sfogare tua ira.
    Cordialità.
    Licia Lanera e Riccardo Spagnulo

  • Matteo ha detto:

    Non sono d’accordo ma questa è la mia opinione. Non è un commento particolarmente “circostanziato” allo spettacolo sopra citato ma al vostro lavoro in generale. Non parlo mai per sentito dire. Lo stampo Ricci/Forte (non è una mia invenzione perché ho letto sul vostro curriculum che avere fatto esperienze con loro) è evidente e credo che non debba essere un’offesa per voi ma motivo di riflessione per crescere.
    Grazie dell’accredito. Comprerò il biglietto perché la giovani compagnie vanno sostenute.

  • michelle ha detto:

    Caro Matteo, il fatto che Fibre Parallele abbiano avuto esperienze con Ricci/Forte non fa di loro dei relativi proseliti, non ti pare? Io non ci vedo davvero niente: tutta la sovraesposizione mediatica di cui ci parla Ricci/Forte non trova affatto spazio in Fibre Parallele. Almeno per quello che vedo io. Non c’è proprio traccia.
    Comunque non sono d’accordo nemmeno sul tuo “de gustibus non disputandum est”, scusa. Innanzitutto il tuo è un commento a una recensione critica su un giornale, quindi si suppone che chi ha scritto non l’abbia fatto con la sola pretesa di esprimere il proprio gusto. Secondo, a risponderti son stati proprio i due artisti di cui parli e nemmeno loro lo hanno fatto esprimendo un gusto, ma sostenendo un lavoro che conoscono bene… dato che è il loro. Infine quello che fai tu non è un discorso di gusto, scusami: una cosa è che dici “questo spettacolo o questa compagnia non mi piace” (magari non sarebbe un commento di grande profondità ma sarebbe, appunto, solo un commento), un’altra è che dici “questi artisti copiano questi altri”. Questo non è un gusto, è una sentenza.

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