Martha Graham danza Emily Dickinson. Come una coreografia può riscrivere la Storia

Martha Graham in Letter to the world (photo: Barbara Brooks Morgan)

Martha Graham in Letter to the world (photo: Barbara Brooks Morgan)

“Che cos’è una coreografia? Una mera sequenza di passi o qualcosa di più complesso?”.
E’ un incipit semplice ma molto interessante quello che apre il libro di Rosella Simonari “Letter to the world – Martha Graham danza Emily Dickinson”, da poco pubblicato dalle edizioni Aracne, e presentato venerdì scorso, 6 marzo, alla Libreria Feltrinelli di Ancona.
Un incipit che da subito pone il lettore in una posizione di dubbio rispetto alle consuetudini con cui utilizziamo le parole, in una riflessione sullo svuotamento di significato che spesso, nell’uso comune, le impoverisce, standardizzandole. Capiamo allora che l’addentrarci nella lettura sarà una strada verso una riscoperta dei termini e del loro significato più profondo.

Il titolo, che si riferisce allo spettacolo di Martha Graham del 1940, contiene un altro indizio stimolante, ossia l’accostamento della danza alla letteratura, più in particolare alla poesia; preannuncia quindi una indagine che necessita di un parallelismo e forse di un metodo diverso da quello meramente artistico o legato esclusivamente allo studio del movimento.
Scopriamo così che il grande pregio del libro sta proprio in questo, nell’affrontare l’indagine del materiale coreografico con una metodologia simile a quella adottata per analizzare un testo letterario, con un lavoro sulle fonti e l’analisi del contesto sociale e culturale in cui la coreografa si trovò a vivere e in cui la coreografia fu inserita, rintracciando ed evidenziando la ricezione che l’opera di Emily Dickinson ebbe nel suo tempo, e di come questa influenzò Martha Graham.

L’effimero della danza, che è ciò che la condanna da una parte a una difficoltà di “essere fissata” e dall’altro al rischio di un’idealizzazione troppo autoreferenziale, in questo libro non trova spazio. La coreografia e la sua genesi hanno riscontri in nutriti programmi di sala, fonti preziose di informazioni sulla struttura e sui cambiamenti avuti nel succedersi delle repliche, nelle critiche apparse sui giornali dell’epoca, così come nei ricordi delle danzatrici che danzarono allora, o che parteciparono alle ricostruzioni avvenute in epoche più recenti, e che l’autrice ha potuto intervistare.

La disanima dei temi trattati in “Letter to the world”, e il suo raffronto con coreografie precedenti e successive, rende in tutta la sua evidenza il percorso artistico saldo e coerente della Graham, strettamente legato al proprio tempo e all’interpretazione che di quel tempo dà l’autrice: donna, bianca, nord americana, artista, che si trova a dover affermare questo suo essere nella fatica, nella difficoltà, nell’incomprensione.
Siamo nel periodo di rottura con il balletto classico retaggio dell’800, e la danza “moderna” si trova a dover difendere la sua possibilità di essere arte autonoma, sganciata dall’intrattenimento, portatrice di valori, interprete del mondo, critica della sua epoca. Come Rosella Simonari dimostra nella sua trattazione, c’è una forte volontà da parte di Martha Graham di trovare un nuovo linguaggio per la danza e di inventare una danza “nord americana”, radicata nel contesto culturale che le aveva dato i natali.

Ecco allora spiegata la “scelta vitale” dell’autrice di analizzare proprio questa coreografia, certamente non una delle più famose. Scegliere Emily Dickinson, artista, rifiutata e che rifiutò il suo mondo, affermando nella solitudine la propria possibilità di continuare a creare, rivalutata solo dopo la morte, nel momento in cui le sue poesie vennero date – se pur riviste – alle stampe, era scegliere “un rappresentante speciale della propria cultura, che potesse riflettere, e allo stesso tempo legittimare il proprio lavoro”.

Portati per mano nel corso delle circa 250 pagine del volume, arriviamo a capire come una coreografia “è un insieme di passi, è un insieme di persone, è una traccia del passato, iscritta nel presente e con lo sguardo al futuro”, e come sia possibile analizzarla non solo attraverso i principi di “descrizione, interpretazione e valutazione” ma anche su quelli di “ricostruzione, comparazione, contestualizzazione propri della prospettiva storica”. E’ indispensabile quindi ricomporre la frattura tra corpo e parola in una “prospettiva attiva”, perché “concentrarsi sull’articolazione della forma narrativa e della letteratura all’interno della costruzione coreografica è un passo importante e fondamentale per mostrare come l’arte coreutica abbia saputo e sappia dialogare con, plasmare e riscrivere, spesso in modo potente, la Storia e le storie”.

simonari-rosella-letter-to-the-worldLETTER TO THE WORLD
Martha Graham danza Emily Dickinson
di Rosella Simonari
edizioni Aracne
2015
248 p.,
brossura
€ 13,60 su Ibs (Prezzo di copertina € 16,00)

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