Equilibrio 2011. Un ex aequo per la danza delle generazioni

Parkin'son - Equilibrio 2011

Parkin’son (photo: auditorium.com)

Il Premio Equilibrio Roma per la danza contemporanea è giunto alla quarta edizione. Tra gli otto gruppi finalisti la giuria internazionale ha voluto assegnare questa volta un ex aequo: a Giulio D’Anna per lo spettacolo “Parkin’son”, che “ha creato un forte impatto emotivo danzando con suo padre”, e a Valentina Buldrini e Martina La Ragione per lo spettacolo “Will”, che “ha voluto esprimere la distorsione del corpo e la sua inusuale bellezza”. Alle compagnie sarà assegnato il contributo di 7.500 euro ciascuna per approfondire e sviluppare i loro progetti, da presentare nel corso dell’edizione 2012 del festival Equilibrio.

Purtroppo abbiamo assistito solo alla prima giornata di presentazione dei lavori, in una piacevole serata all’Auditorium Parco della Musica dove il dato certo si è rivelato l’alta qualità delle proposte: studi presentati da giovanissimi performer che spaziavano tra i codici espressivi interrogando i diversi linguaggi del corpo, del video, del suono.
In quest’ottica di contaminazione, stupisce per calibratura e costruzione la prima proposta: “E l’uomo creò se stesso” di Leonardo Diana. Quattro gli elementi sulla scena: il corpo statuario e seminudo di Leonardo, la pittura live di Ronnie Birzilleri, il video di Leonardo Filastò e la musica al sax di Luca Serrapiglio anziché rischiare di spintonarsi a vicenda sono riusciti a creare una drammaturgia sonora e visiva che racconta l’evoluzione dell’uomo e della sua figura. Soprattutto il video, di un corpo proiettato sul corpo stesso del danzatore, inganna lo spettatore con un interessante misto di archeologia e innovazione. Preistorico e digitale allo stesso tempo.

Anche la seconda proposta risulta essere molto valida per qualità del movimento e intesa delle due interpreti: “ORGANON_sull’ingombranza del pensiero” di Marta Bevilacqua con Valentina Saggin, è diviso in due scene che svelano una personale visione della filosofia: “una filosofia che non si legge e non si spiega ma si guarda”. Nel primo quadro una musica del Settecento è la colonna sonora di un buffo valzer danzato dalle gemelle agghindate. Ironia sul passo classico e tuffo spensierato verso il secondo quadro, dove la nudità delle due giovani interpreti sarà sovrastata da un enorme cervello come copricapo: un’immagine la cui assurdità sarà notevolmente accentuata da un movimento a scatti, isterico, a volte rigido.


La terza proposta, uno dei due vincitori ex aequo, strizza l’occhio alle performance di Alessandro Sciarroni (che appare nei ringraziamenti) per il gusto dell’ironia unita a profondità di intenti e ispirazione: Giulio D’Anna va in scena con suo padre, e lo scontro generazionale diventa lotta affettuosa e cameratesca tra padre e figlio, tra due diverse visioni, tra due età distanti. Il gioco si trasforma in poesia ma anche in indiscussa emozione, facendo vivere con tenerezza la nuda visione dei problemi fisici dei due: il padre ha il morbo di Parkinson (che diventerà “Parkin’son” nel titolo della performance), il figlio è leggermente deforme a una spalla. Il gesto di lotta esagerato, unito alla narrazione parallela delle biografie dei due protagonisti, separati da trent’anni di vita, ammaliano e affascinano. Performance umana che sostituisce alla danza la delicatezza di un’indagine approfondita sulle relazioni fra corpi giovani e meno giovani.

Anche l’ultima proposta della serata “Occhi neri capelli blu” di Daniele Ninarello, ispirata a Marguerite Duras, presenta temi e modalità interessanti anche se, a fronte di una indiscussa bravura dei due danzatori, lo studio sembra mettere troppi elementi in scena creando un po’ di confusione. In un eccitante tripudio di corpi decisamente attraenti la nota che più incuriosisce è l’uso psichedelico di video e luci.

Resta l’amarezza per non aver potuto assistere agli altri quattro spettacoli, tra cui l’altro dei due che la giuria ha voluto premiare, di Valentina Buldrini e Martina La Ragione, con la seguente motivazione: “La giuria ha apprezzato la particolarità di entrambi i duetti, la capacità di assumersi rischi e il tentativo di spingersi oltre i limiti delle attese convenzionali attraverso l’uso di strumenti estremamente semplici. La motivazione della giuria nell’assegnare un premio ex aequo è data dalla volontà di sostenere le potenzialità di entrambi i duetti intimistici e di premiare il coraggio dimostrato nel condividere con gli spettatori la propria visione estetica, di auto-rappresentazione e di relazione tra pubblico e privato”.

Il Premio Equilibrio ha confermato di essere una vera vetrina per nuove realtà e un luogo stimolante per critici e operatori: l’esatto contrario del suo alter ego teatrale Vertigine – al varo, lo scorso anno, della sua prima edizione –, promosso come il contenitore di nuove compagnie e prospettive ma pronto a disattendere le aspettative. Se, come si vocifera quest’anno non dovesse svolgersi, non ne sentiremo di certo la mancanza.

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