Racconto d’inverno. Aspettando primavera

Racconto d'inverno

Elena Russo Arman, Ferdinando Bruni e Camilla Semino Favro in Il racconto d’inverno (photo: Luca Piva)

“Il racconto d’inverno” è un’opera shakespeariana dal gusto composito, una commedia romantica o tragicommedia, con una trama complessa. Composta nel 1611, precede “La tempesta”, di cui anticipa alcuni temi e motivi.

L’esordio è cupo, modellato sui toni, sulle ambientazioni e sulle atmosfere della tragedia. Una favola triste “per l’inverno” con al centro la folle gelosia di Leonte, il re di Sicilia. Convinto dell’infedeltà della moglie Ermione, distrugge il suo matrimonio, i figli e l’amicizia che lo legava dall’infanzia a Polissene, re di Boemia, presunto artefice del tradimento.
La seconda parte si svolge sedici anni dopo, in un mondo agreste, dove la comicità più esilarante si mescola al lirismo più tenue. In questa direzione va la soluzione del dramma.

A proporne una nuova versione è Teatridithalia, che solitamente si contraddistingue per lavorare con garbo, acume, pulizia ed equilibrio formale. Stavolta, però, alcune delle qualità citate scarseggiano, e a mancare è soprattutto il senso di necessità, che invece ha dato forza e spessore ad altri allestimenti della coppia Bruni-De Capitani.
Eppure Ferdinando Bruni offre un’interpretazione importante del re di Sicilia, un re di “carne”, nei cui tratti si leggono con chiarezza e umana profondità la gelosia, l’ossessione, la follia, la disperazione e l’amore. Allo stesso tempo Cristian Giammarini interpreta senza sbavature la parte del “gran Boemia” sostituendo, con qualche “kilo” di meno, lo stesso Elio De Capitani.

Se il testo shakespeariano si sviluppa su due registri fondamentali, quello della tragedia e quello della commedia pastorale, ciò che non convince è lo sviluppo comico del dramma. Benché individuato con chiarezza in fase di regia, il suo svolgimento va nella direzione dell’esteriorità e dell’enfasi, piuttosto che in direzione di una ricerca di immediatezza. Raramente lo sforzo degli attori riesce a strappare una risata sincera.
Così la rappresentazione della campagna, quando la favola si fa boschereccia, ben lontana da raggiungere l’intento ironico che ci si era proposti, diventa oleografica e stucchevole. Sono francamente indifendibili i costumi tirolesi e freak che servono da ambientazione. Quest’aria “teatrale” pervade, con toni allegorici, anche i nobili ambienti della corte, risultando la vera nota dolente dello spettacolo.
Alla lettura registica va tuttavia riconosciuta la sapienza che la contraddistingue, insieme alla capacità di cogliere gli scarti drammaturgici e alcune belle atmosfere, con precise messe a fuoco e attente geometrie.

Non sarà certo lo spettacolo peggiore che vedrete quest’anno.

IL RACCONTO D’INVERNO
di William Shakespeare
regia: Ferdinando Bruni e Elio De Capitani
scene e costumi: Ferdinando Bruni e Elio De Capitani
luci: Nando Frigerio
produzione: Teatridithalia
con: Ferdinando Bruni, Cristina Crippa, Elena Russo Arman, Cristian Giammarini, Luca Toracca, Corinna Agustoni, Nicola Stravalaci, Federico Vanni, Enzo Curcurù, Alejandro Bruni Ocaña, Camilla Semino Favro, Umberto Petranca
durata: 2h 40’
applausi: 2’ 35’’

Visto a Imola, Teatro Ebe Stignani, il 23 novembre 2011

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *