Teatro Stabile di Catania. Cronaca di una morte annunciata?

L'entrata del teatro Verga occupato (photo: Maria Vignolo)
L'entrata del teatro Verga occupato (photo: Maria Vignolo)

Dura ormai da due settimane l’occupazione dei dipendenti del Teatro Stabile di Catania, istituzione storica fondata da Turi Ferro nel 1958, un tempo uno dei teatri con più abbonati d’Italia e ora sull’orlo del collasso per un debito, pare, di oltre sette milioni di euro.

Lo occupano i trentacinque dipendenti: tecnici, maschere e impiegati degli uffici e del botteghino, che non ricevono lo stipendio da cinque mesi. Cinque di loro, a turno, trascorrono la notte nei locali del Teatro Verga, dormendo su brandine sistemate in platea, nel foyer o sul palco.

A tutte le ore passano dal teatro, ad esprimere il proprio sostegno, attori, registi, abbonati e anche gli allievi della Scuola dello Stabile, le cui lezioni sono state interrotte.


Gli ultimi tre spettacoli in programma (“Re Lear, la storia” con Mariano Rigillo per la regia di Giuseppe Di Pasquale, anche direttore del teatro, “Sabbie mobili” di Domenico Trischitta con Guia Jelo e “Il prezzo” di Arthur Miller diretto da Massimo Popolizio con lo stesso Popolizio e Umberto Orsini) sono stati cancellati appena è iniziata l’occupazione.
E al Mercadante di Napoli, qualche giorno fa, gli attori di “Re Lear” sono andati in scena nel teatro nudo, senza la scenografia, rimasta a Catania a causa dello sciopero.

L’attività – si legge in un comunicato del teatro – è sospesa a tempo indeterminato. Umberto Orsini, amatissimo a Catania, dov’è un habitué del teatro, ha voluto comunicare attraverso la pagina Facebook della compagnia “tutta la nostra solidarietà”,  auspicando “una pronta risposta delle istituzioni in modo che questa importante realtà culturale possa presto tornare in attività”.
Intervistato recentemente da Giovanna Caggegi, Orsini ha aggiunto: “Avrà un effetto boomerang. L’immagine di un teatro chiuso ha un valore simbolico devastante. La piazza catanese, d’ora in poi, sarà considerata a rischio, finché non si sistemano le cose, molte compagnie non verranno. Lo Stabile di Catania non è un teatrino, ha una tradizione nobilissima, la politica ha una grossa responsabilità nei confronti di una terra che è la culla del teatro…”.

Anche lo scrittore catanese Domenico Trischitta, nonostante l’annullamento di cinque repliche di “Sabbie mobili”, spettacolo scritto da lui su Daniela Rocca, diva catanese del cinema anni Sessanta, ha espresso solidarietà ai lavoratori dello Stabile: “È un teatro storico da tutelare, cui si deve la valorizzazione del patrimonio culturale siciliano: Pirandello, Verga, Brancati, De Roberto, Martoglio, Sciascia…”.

“L’occupazione è scattata in seguito alla conferma da parte della Regione siciliana della situazione reale debitoria del teatro, secondo cui tutti i fondi potenzialmente in arrivo erano bloccati da decreti ingiuntivi – ci spiega Giuseppe Alì, dall’83 tecnico audio del teatro – È scattato il panico: non siamo pagati da dicembre 2015, ma già venivamo da otto mesi senza stipendio, poi in qualche modo saldati. È una situazione che va avanti da circa otto anni: non riusciamo più ad avere uno stipendio regolare, viviamo di acconti e lo stesso vale per gli attori, i fornitori, gli scenografi. Tutto parte da un taglio della regione del 2012, a cui questa gestione non ha saputo adeguarsi. Se c’è un taglio significativo dei finanziamenti e tu non poni rimedio negli anni, con una gestione oculata, è facile cascare in picchiata. In questi anni, insieme al sindacato, abbiamo chiesto di vedere i bilanci, segnalando lo stato di crisi, ma non c’è stata risposta, né alcuna trasparenza. Questa del Teatro Stabile era una morte annunciata”.

Sabato una delegazione dei dipendenti del teatro ha consegnato a Matteo Renzi, in visita a Catania, un comunicato per denunciare la situazione, e poche ore dopo è arrivato l’annuncio del sindaco Enzo Bianco dell’approvazione (venerdì) del bilancio preventivo 2016 da parte della assemblea dei soci del teatro, cioè Comune, Provincia e Regione: “Sulla base di questo atto, che non prevede tagli per i lavoratori, come aveva chiesto il sindaco Bianco – ha commentato l’assessore alla cultura Orazio Licandro – si potrà uscire dall’impasse e pagare gli stipendi arretrati. I tagli hanno riguardato dunque tutte le spese non necessarie in un momento di grave crisi come quello attraversato dal teatro”.
Parole che dovrebbero essere rassicuranti, ma per ora l’occupazione continua, in attesa dei fatti: lo stato di agitazione delle maestranze – hanno fatto sapere in una nota – continuerà fino al saldo degli stipendi arretrati, e parallelamente alla presentazione di un piano lungimirante di risanamento e rilancio per il futuro dell’ente, concordato con i sindacati.

E la situazione dei teatri siciliani pare in bilico anche altrove: è di ieri la notizia delle dimissioni del sovrintendente dell’ente Teatro Vittorio Emanuele di Messina, Antonino Saija. La decisione pare il risultato di una situazione non più tollerabile: dalle divergenze di vedute su azioni interne da intraprendere e sulla programmazione artistica e culturale dell’ente (che ora rischia la programmazione estiva ma anche quella invernale), alla carenza cronica di risorse, con i fondi regionali che sembrano bastare appena per pagare i dipendenti e le spese di funzionamento di base.
Saija ha bacchettato alcuni elementi del Consiglio di Amministrazione, a suo dire colpevoli di impedire ogni innovazione, provocando danni all’immagine stessa del teatro.

Da Catania a Messina il teatro siciliano soffre. Continueremo a parlarne nei prossimi giorni anche con Claudio Collovà, attore e regista palermitano, fondatore della compagnia Officine Ouragan e, dal 2010, direttore artistico delle Orestiadi di Gibellina.

1 Comment

  • Silvio Parito ha detto:

    Con tutta la solidarietà per i lavoratori la colpa non è tanto delle istituzioni, ma di chi non ha saputo gestire, come ben affermato nell’articolo. Il taglio dei finanziamenti c’è stato in tutta Italia, e tutti sono stati costretti ad adeguarsi, Ma se una dirigenza non si accorge in tanti anni di quel che succede, e un direttore artistico non si cura se lavoratori e compagnie non vengono pagati, resiste insolentemente alle critiche e perfino si fa prorogare l’incarico a scadenza di mandato,qualcosa non quadra.Nell’anno 2015, oltre 40 milioni di euro sono stati destinati dalla Regione Sicilia destinati ai soggetti pubblici, la maggior parte a sei enti (Teatro Massimo, Biondo e OO.SS. a Palermo, Teatro Stabile e Bellini di Catania, Vittorio Emanuele di Messina). Ove ad un centinaio di soggetti di natura privatistica sono stati suddivisi contributi per 2,500 mila euro, che li hanno gestiti con maggiore oculatezza. Alle BPT tenutesi a Milano la anomalia siciliana era stata ben evidenziata.

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