Teatro ragazzi e compagnie di ricerca. Quali esiti? 1^ parte

Baby don't cry
Baby don’t cry di Babilonia Teatri (photo: teatrocrt.it)

La pregevole iniziativa concepita dal Crt di Milano La città incantata, che si è svolta dal 7 dicembre all’8 gennaio al Teatro dell’Arte, ha avuto il grande merito, oltre che di allietare le famiglie milanesi durante le feste natalizie, di proporre un’interessante ricognizione sul rapporto fra teatro ragazzi e ricerca oggi. L’iniziativa ha infatti coraggiosamente presentato di seguito sei spettacoli creati appositamente per l’infanzia da esponenti di spicco della ricerca teatrale contemporanea, con i quali il Crt ha intessuto negli anni una intensa collaborazione: Babilonia Teatri, Teatro Sotterraneo, I sacchi di Sabbia ed Emma Dante, gruppi e personalità che si sono misurati in modo intelligente ed originale per un pubblico che, di solito, non appartiene alla loro sfera creativa.

Da questo spunto partiamo per una breve ricognizione in due puntate sul legame fra teatro ragazzi e teatro di ricerca.

Fin dall’inizio degli anni ‘70, quando il fenomeno del teatro ragazzi si sviluppò nel nostro Paese, il rapporto fra teatro di ricerca e teatro ragazzi è stato un rapporto inscindibile, nel senso che, in uno scenario vergine, migliaia di gruppi sperimentarono in mille modi un teatro originale rivolto ad un pubblico fino ad allora dimenticato. Questa congerie di modi e stili è durata sino alla metà degli anni Ottanta, quando il teatro ragazzi ha finalmente assunto una identità precisa, con compagnie che specificatamente hanno dedicato il loro lavoro a quel pubblico di riferimento.


Da allora teatro ragazzi e il così detto teatro di ricerca sono stati due mondi diversi. Tuttavia, mentre il teatro di ricerca ha avuto campo libero come autonoma forma d’arte, il teatro ragazzi è sempre stato considerato soprattutto come un teatro di “servizio” nei confronti di una precisa committenza (i bambini appunto), e quindi poco o nessuna critica si è interessata del, chiamiamolo così, “settore”, che nonostante ciò, lavorando sul campo, ha creato un percorso originale di tutto rispetto che dura da oltre quarant’anni. E’ innegabile comunque come, quando i due mondi hanno avuto occasione d’incontrarsi, ne siano sortiti esiti di notevole risalto.  

La Biancaneve del Teatro del Carretto
La Biancaneve del Teatro del Carretto (photo: teatrodelcarretto.it)

Chiaro esempio di quel teatro è “Biancaneve”, storica creazione del Teatro del Carretto del 1983 con l’adattamento e la regia di Maria Grazia Cipriani, e scene e costumi di Graziano Gregari. Uno spettacolo che fu molto amato dalla critica; tanto da far parlare alcuni di capolavoro. Anche se il gruppo di Lucca, per la verità, ha sempre mostrato interesse per il mitologico ed il favolistico, terreno privilegiato del teatro ragazzi, come testimonia del resto il recentissimo “Pinocchio”.
Al centro della scena di “Biancaneve” vi è una mutevole scatola teatrale, vero miracolo scenografico, che si apre come un magico armadio dell’immaginario svelando scomparti, celando trabocchetti, rinnovando continuamente e simultaneamente l’idea di palcoscenico, facendo apparire teste, paesaggi, personaggi veri e in miniatura, oggetti misteriosi per grandi e piccoli. “Un miracolo scenografico tra personaggi veri e oggetti smisurati o lillipuziani, tra verità della materia e finzione del corpo, elementarità della parola e potenza dei brani del melodramma, rivelando sottilmente la sua natura di camera dell’inconscio”.

Il Buchettino di Chiara Guidi
Il Buchettino di Chiara Guidi (photo: teatrocasalecchio.it)

Il gruppo di ricerca che ha però dato gli esiti maggiori nel teatro ragazzi è stato senza dubbio la Socìetas Raffaello Sanzio per opera di Chiara Guidi, con quattro spettacoli creati alla fine degli anni Novanta: “Buchettino” (1992), “Hänsel e Gretel” (1993), “Pelle d’Asino” (1998), e “Prova di un altro mondo” (2000). Qui lo spazio teatrale è stato letteralmente stravolto e messo a disposizione della fiaba (e anche ultimamente la ricerca è continuata con “Bestione” e “Uccello di fuoco”).
Ogni spettacolo di teatro per l’infanzia del gruppo è costruito come esperienza unica ed insostituibile del bambino spettatore, in cui tutti i sensi sono massimamente “allertati”.

Su questa scia, con metodologie assolutamente diverse, si sono mossi anche i bolognesi Laminarie con il progetto “Onfalos” e i pratesi Kinkaleri con un “Pinocchio” assai interessante e su una curiosa versione della “Turandot” pucciniana.

Altro spettacolo che ha avuto esito dirompente nel teatro ragazzi italiano è stato “Romanzo d’infanzia”, del 1992. Qui Letizia Quintavalla e Bruno Stori hanno coniugato il loro sapere di infanzia con la danza di Abbondanza/Bertoni, che in scena portano il disagio infantile all’interno della violenza fisica e psicologica che l’infanzia subisce a casa, dove spesso i genitori non ascoltano i propri figli. Un tema difficile e poco presente nel teatro ragazzi, che lo spettacolo rende in modo poeticamente sensibile.

Per quanto riguarda la danza, importanti sono stati anche gli spettacoli di Giorgio Rossi e soprattutto  di Virgilio Sieni che, alla fine degli anni Novanta, rivisita da par suo “Cappuccetto Rosso” e la “Regina delle Nevi”, mentre con “La Casina dei biscotti” costruisce con dei biscotti, appunto, una stanza, abitata da presenze fiabesche: una casina ricoperta di dolci in cui spettatori e danzatori si incontrano.

seconda parte

No comments

  1. says: Luca Radaelli

    Sarebbe bello anche esaminare il contributo che ha dato il teatro ragazzi al teatro di ricerca

  2. says: Campanale Michelangelo

    Forse nella vostra lista avete dimenticato una parte dell’ Italia anche nel mondo teatrale tira un vento strano ?

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