I corpi che non avremo: Francesco Toscani e Andrea Piazza nell’era del dismorfismo digitale

I corpi che non avremo (ph: Alessandro Villa)
I corpi che non avremo (ph: Alessandro Villa)

Lo spettacolo prodotto da Ensemble Teatro mette in scena la crisi e l’alienazione dell’individuo contemporaneo rispetto al proprio corpo, teso verso la perfezione immacolata dei pixel

Il Teatro Franco Parenti di Milano quest’anno decide di investire su un giovane regista come Andrea Piazza, affidandogli ben tre lavori in cartellone, fra cui una prima nazionale che registra il sold-out quasi tutte le sere. Questo successo conferma non solo lo stato di salute del teatro, ma anche la capacità delle nuove leve del contemporaneo di attirare un pubblico trasversale attraverso letture lucide della realtà.

In questo caso, “I corpi che non avremo”, con la drammaturgia di Francesco Toscani, racconta l’alienazione da iper-connessione e il confronto serrato con la perfezione veicolata dal marketing. Lo spettacolo si apre su una camera qualunque: la scenografia di Alice Vanini, all’apparenza essenziale e attenta alla cromaticità contemporanea, si rivela estremamente funzionale, assumendo una presenza significativa quale surrogato della visione del regista.
Il protagonista, interpretato da un solido Fabrizio Calfapietra, che riesce a far emergere la fragilità intrinseca del suo personaggio, festeggia da solo il suo compleanno: una torta, una candela, un porno e decine di notifiche che richiamano un mondo esterno che resta distante, non percepibile.

L’evoluzione narrativa segue un ragazzo emigrato a Milano che, inizialmente pervaso dalla vivacità della città, si chiude progressivamente in un mondo virtuale fatto di fogli Excel e l’immagine di sé che vorrebbe essere, ma che non sarà mai. Questo “altro sé” è interpretato da Simone Tudda, concreto nella sua figura astratta, che esplode poeticamente in un assolo coreografico capace di mostrare potenzialità espressive a tutto tondo.

I corpi che non avremo (ph: Gaia Capone)
I corpi che non avremo (ph: Gaia Capone)

Il testo di Toscani procede per immagini, flash-back e affondi lirici, in una complessità multi-strato coerente con la stratificazione del senso cercata dalla regia. La sensazione è che la drammaturgia prosegua per eccessi e accumulazioni, reiterando visivamente la ridondanza di input che invade la contemporaneità.
La regia di Piazza asseconda questa tendenza: la scenografia invade lo spazio, le proiezioni sovrastano i corpi e talune soluzioni – come il video in dialogo con la scena – appaiono talvolta forzate. Tuttavia, la precisione dell’impianto luci e la coerenza del linguaggio mostrano un talento con ampi margini di crescita.

È proprio in questa sovrabbondanza di stimoli che emerge la riflessione più amara. Umberto Galimberti ricorda spesso come, nella cultura tecnica contemporanea, abbiamo trasformato il corpo in un oggetto da esibire, finendo per non “essere” più il nostro corpo, ma semplicemente di “averne” uno da gestire, come fosse una macchina o un profilo social.

“I corpi che non avremo” ha il pregio di portare in scena questo dismorfismo digitale attraverso un linguaggio coerente; tuttavia, l’eccesso di input finisce per rendere la pièce (volutamente o fatalmente?) fredda e poco “carnale”, e questo nonostante l’interpretazione anche fisica dei due attori. Un paradosso che rispecchia la nostra epoca: parliamo costantemente di corpi, ma non siamo mai stati così distanti dalla loro reale sostanza.

I CORPI CHE NON AVREMO
di Francesco Toscani
regia Andrea Piazza
con Fabrizio Calfapietra, Simone Tudda
scene Alice Vanini
costumi Michele Corizzato
video Daniele Zen
movimenti Simone Tudda
organizzazione Arianna Soffiati
produzione Ensemble Teatro

durata 1h 10’
applausi del pubblico: 1’ 30’’

Visto a Milano, Teatro Franco Parenti, il 12 febbraio 2026
Prima nazionale

0 replies on “I corpi che non avremo: Francesco Toscani e Andrea Piazza nell’era del dismorfismo digitale”
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *